28 febbraio 1983. Gli U2 pubblicano “War”, l’album della guerra (e della pace)

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Foto tratta dalla copertina del disco

In tantissimi, se fosse loro chiesto: “Quale è l’album degli U2 che consideri un capolavoro?” risponderebbero sicuramente The Joshua Tree, o Achtung Baby o magari The Unforgettable Fire (cito i primi tre che mi vengono in mente). Qualcun altro magari suggerirebbe Zooropa o PoP. Ma, se vi dicessi, che per me anche War lo è ? Senza fare troppe, ed antipatiche classifiche, ho sempre ritenuto che War sia stato il primo vero grandissimo album degli U2 e, soprattutto, il primo disco che ha portato gli U2 a confrontarsi con il mondo: possiamo definirlo il primo lavoro veramente “politicizzato” della band di Dublino. Le canzoni, le tematiche contenute in esso (e soprattutto il tour che ne è scaturito) hanno fatto nascere il primo vero “status” degli U2, con la famosa bandiera bianca sventolata dal giovane ed arrabbiato Bono.

Dopo i primi due album (Boy del 1980 e October del 1981), con canzoni legate per lo più a tematiche personali e/o religiose, i giovani U2 compiono il primo verso salto triplo, affrontando i temi della Guerra Fredda, della questione nordirlandese, dei Paesi sotto l’egemonia sovietica, delle guerre senza un perché, di padri strappati ai propri figli, arrivando a delineare il ritratto di “A generation without name, ripped and torn, nothing to lose nothing to gain (Una generazione senza nome, lacerata e divisa, con niente da vincere e niente da perdere )  la generazione cantata in Like A Song  stanca delle guerre, di piangere le proprie vittime, sognante di ritrovarsi insieme, di nuovo, al di là di quella trincea o di quel muro, perché “Anche se mi prendono per matto, due cuori insieme battono come uno” (Two Hearts Beat As One).  A livello musicale, le chitarre di The Edge sono affiancate da una sezione ritmica decisamente più potente dei primi due album, con, in alcune canzoni, arrangiamenti con violini, fiati e cori femminili: anche per questo War si distingue dai primi due lavori degli U2 , e lo stesso Bono comincia ad usare tonalità e timbri non solo alti, avviandosi verso quella grandezza, ad oggi universalmente riconosciutagli, di cantante eccelso.

Pubblicato il 28 febbraio del 1983, prodotto dal fido Steve Lillywhite (ad eccezione di Red Light, prodotta da Bill Whelan), War lancia al mondo un grido di denuncia, e al tempo stesso una richiesta di aiuto e speranza. “How long, how long must we sing this song (Per quanto tempo dovremo ancora cantare questa canzone)” urla Bono nel brano di apertura Sunday Bloody Sunday , divenuto in poco tempo il primo vero inno degli U2; un brano più che complicato per i quattro irlandesi, non ancora abituati “ad essere acrobati, ad agire in un modo e parlare in un altro ” o ad indossare le maschere degli anni’90. La questione nordirlandese, i cosidetti Troubles, gli attentati dell’IRA (“Don’t talk to me about the rights of the IRA, UDA – Non venirmi a parlare della ragioni dell’IRA o dell’UDA”, doveva essere il primo verso di Sunday Bloody Sunday, scritto da The Edge ma poi non inserito nel testo) e degli altri gruppi estremisti, segnarono tutta la carriera dei quattro ragazzi di Dublino e la loro scelta di non appoggiare, da qualsiasi parte provenissero, bombe e scontri, soprusi ed angherie, portò negli anni gli U2 ad inimicarsi molta gente nella loro Irlanda, colpevoli, loro malgrado, di essersi schierati, da subito per la pace. A quella pace Bono, e gli U2, avrebbero contribuito con forza, negli anni ’90, con i principali leader politici irlandesi. Alla fine la strada migliore si confermò quella di “Non voler ascoltare la voce della battaglia, di non voler farsi mettere con le spalle al muro”.

Gia la pace, la bandiera bianca: “There is only one flag, the White Flag!” urlava Bono durante il War Tour, arrampicandosi sui palchi di mezza Europa e Stati Uniti. Quella pace che come cantava The Edge (per la prima volta nella discografia degli U2 il chitarrista non fece solamente la seconda voce a supporto di Bono) in Seconds, era messa a rischio perché i potenti “li puoi trovare insieme, in un appartamento a Times Square, a pianificare una rivoluzione al giorno “: alla fine i Signori della Guerra “ci muovono come burattini “. L’immagine della bandiera bianca, sotto la scritta War Tour, è stato il primo vero cliché degli U2. Ancora oggi, oltre alle immagini degli U2 con i loro palchi ipertecnologici degli anni ’90 e 2000, in molti non possiamo fare a meno di pensare agli U2 di Red Rocks.

Ciò che a mio avviso rende grandissimo War sta proprio in questo: l’attualità delle canzoni tremendamente crude perché vere: “War war, Her papa go to war ,He gonna fight but he just don’t know what for (Guerra, guerra, suo padre sta partendo per la guerra, combatterà senza sapere il perché ) War war, She’s the refugee, Her mama say one day she’s gonna live in  America (Guerra guerra, lei è una rifugiata, sua mamma dice che un giorno andrà a vivere in America) ” urla Bono in The Refugee ; nel 1983, come oggi, quanto purtroppo è attuale tutto questo? Quante guerre sono state condotte, senza motivo, quanti rifugiati, a causa di esse, bussano alle nostre porte? Quanti padri non hanno più fatto ritorno nelle proprie case, lasciando orfani i propri figli, distruggendo di fatto i sogni di intere famiglie e generazioni?

Non è solo guerra (e pace) War, è anche amore, amore difficile per cui lottare ogni giorno e a cui aggrapparsi per non affogare  (Drowning Man, bellissima, ad oggi mai eseguita dal vivo, nonostante molto richiesta da tantissimi fan degli U2); amore a pagamento, sulla strada, come quello di Sadie  protagonista di Surrender, che alla fine si arrenderà alle difficoltà della vita.

Il terzo album da studio degli U2 si chiude con 40, canzone registrata ed incisa letteralmente all’ultimo minuto, in cui Bono, prendendo spunto dal Psalm 40, urla al mondo la sua speranza “I will sing, sing a new song (Canterò una nuova canzone)”, domandandosi però quanto tempo ci vorrà per cantare finalmente questa nuova canzone“How long to sing this song”.    Il brano di chiusura di War è stato scelto dagli U2 in molti tour come brano di chiusura dei concerti, diventando anch’esso, un altro inno per i fan dei quattro irlandesi e una costante live, ripresa anche nell’ultimo tour del 2015.

Gli U2 cominciarono a portare in tour le canzoni di War, ancor prima di averle pubblicate, con una serie di concerti che si aprirono il primo dicembre 1982 a Glasgow. Il 20 dicembre 1982 a Belfast Bono introducendo Sunday Bloody Sunday, promise che se la canzone non fosse stata apprezzata dal pubblico, gli U2 non l’avrebbero più eseguita a Belfast; fortunatamente, sconfiggendo le paure degli U2, il pubblico reagì calorosamente e con entusiasmo alla canzone. Il War Tour, partito il 26 febbraio 1983 a Dundee in Scozia (in quella data fu suonata per la prima ed ultima volta Like A Song), dopo aver toccato Europa, Nord America e vari festival europei, si concluse con una serie di concerti in Giappone, il 30 novembre del 1983. Fu la prima volta che gli U2 suonarono live fuori dall’Europa e dal Nord America. Il concerto di Denver al Red Rocks del 5 giugno 1983 (da cui fu estratto il primo vhs – e poi dvd – ufficiale degli U2, Under A Blood Red Sky), ed altri nel Nord America, primo tra tutti quello di Devore del 30 maggio 1983, contribuirono ad accrescere la fama degli U2 negli Stati Uniti, gettando le basi per la band planetaria che sarebbero diventati, da lì a poco, Bono, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen. Particolare curioso, nel maggio 1983 gli U2 visitarono una mostra a Chicago su dei disegni fatti da alcuni superstiti delle bombe atomiche lanciate sul Giappone durante la seconda guerra mondiale, denominata The Unforgettable Fire.

Per la copertina di War gli U2 scelsero nuovamente Peter Rowen (oggi affermato fotografo); il bambino di Boy, dopo tre anni, è raffigurato con una lacerazione sul labbro; Peter Rowen appare inoltre sulla copertina del singolo di Sunday Bloody Sunday, e su quella di Two Hearts Beat As One (oltreché nel video). Il primo singolo di War, New Year’s Day, pubblicato il 10 gennaio 1983 ed ispirato  e dedicato al Sindacato polacco Solidarność , vede sempre in copertina Peter Rowen, mentre regge una bandiera. Ovviamente, una bandiera bianca. Perché “anche se divisi in due, possiamo essere uniti “.

Dopo la pubblicazione del disco, in pieno War Tour, gli U2 sentirono per la prima volta la necessità di crescere e reinventarsi per non rischiare di essere una delle tante “English band passing through”, come amava ripetere Bono in quegli anni, sottolineando come gli U2 non sarebbero stati solo una band di passaggio.           I quattro irlandesi avrebbero infatti affidato le chiavi della loro carriera (e del loro futuro) al produttore Brian Eno che da lì a poco meno di un anno avrebbe prodotto, insieme a Daniel Lanois, il secondo capolavoro degli U2 in ordine temporale, il quarto album da studio The Unforgettable Fire.

Per approfondimenti :
@U2Songs La discografia di War
@u2gigs War Tour
@U2_Breathe Sunday Bloody Sunday
@U2360gradi Drowning Man e Surrender

Articolo di: Angelo D’Arezzo

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