Bedda Maki e Una vita da mediano. L’Italia in commedia

Vite italiane tra arancini e sushi e tra Schillaci e le Torri Gemelle

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“Milano a portata di mano ti fa una domanda in tedesco e ti risponde in siciliano”… cantava qualche anno fa il grande Lucio Dalla. Oggi invece può succedere che il tradizionale ristorante siculo di Tony specialista in “arancini” trapiantato sotto la madonnina, si trasformi in un elegante locale di cucina giapponese. Non per scelta ovviamente , ma per la necessità di recuperare clienti tra i giovani milanesi che mangiano solo il… sushi. È la trama di Bedda Maki di Marco Di Stefano e Chiara Boscaro, in scena fino al 13 marzo al teatro Martinitt – via Pitteri 58 Milano – che ha vinto il contest “Una commedia in cerca di autore” dedicato ai giovani autori. Lo indice ogni anno Bilancia (che gestisce il teatro milanese) che poi rappresenta la piece vincente. In Bedda Maki c’è lo scontro tra padri (naturalmente conservatori) e figli (ovviamente aperti alle novità), la “globbalizzazione” che scompagina, mixa e reinventa abitudini, gusti,tradizioni. Ma i “duelli” più gustosi sono quelli tra il romantico ristoratore Antonio, siciliano tutto d’un pezzo con la mania degli arancini e l’inconsolabile rimpianto per la moglie fuggita con il commercialista, e la collaboratrice Maria, milanese pratica e disincantata che guida – straordinari i siparietti dell’interprete Caterina Gramaglia – la vicenda verso il lieto fine. .

Anche il NTA (Nuovo Teatro Ariberto, via Daniele Crespi 9 a Milano) si occupa delle trasformazioni della societa italiana, ma con un taglio narrativo diverso e a ritmo di musica con Una vita da mediano di e con Paolo Colombo e Gioachino Lanotte. Il titolo rimanda a Ligabue, fa parte del ciclo “Storia e narrazione” e va in scena in un’unica serata il 23 marzo. Una vita da mediano racconta vent’anni di vita italiana a cavallo del passaggio di millennio. Protagonisti Totò Schillaci e Roberto Baggio, i balli di gruppo e i villaggi vacanze, i modelli televisivi imperanti e la volgarizzazione della politica, la IIa Repubblica e i nuovi immigrati… Due decenni da ripensare e riscoprire, gli 80 e i 90 visto che hanno in pancia anche il declino culturale fine secolo, l’attentato alle Torri Gemelle nel 2001 e la crisi devastante del 2008. .
Paolo Colombo è autore anche di Al di qua della linea a d’ombra. Muisca e droga nel mondo giovanile in scena il 2 marzo sempre al NTA.

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Sono nato a Milano. Negli anni 80, laureato in filosofia, ho iniziato come copywriter all’Ufficio Pubblicità  di Rizzoli Libri.  Negli anni 90 ho collaborato con l’Europeo  - novità tecnologiche - e successivamente con Brava Casa, Anna, Milleidee e Max. All’inizio del nuovo secolo, addetto stampa alla start up che ha creato RCS WEB, ho continuato  a scrivere su Max,  con contributi al mitico spin off tecnologico Max 2.0 ora da collezionisti. Collaborazione proseguita in Gazzetta dello Sport.it.  Dal 2009 al 2012 ho scritto anche sul  mensile filosofico scientifico KOS. Il mio avatar l’ha  scelto mia figlia Irene, con la quale condivido l’idolatria per Bob Dylan, ma che non sopporta la mia passione per le opere di Mozart.