Sull’omologazione dell’ascolto musicale, ovvero pigrizia e pregiudizio

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Fotogramma del film "The wall movie" dei Pink Floyd

WhatsApp, un grigio pomeriggio d’inverno.

– Ma invece… Che ne pensi di Ermal Meta?
– Mai coperto più di tanto…
– Neanche io… Dopo Sanremo mi sono documentato e non è affatto male… Ti direi di sentire l’ultimo album.
– Sono un po’ in arretrato, che non ho mai tempo. Mi hanno consigliato tanto anche Brunori sas e mi hanno detto che il disco è strepitoso.
– Quello non l’ho mai cagato io, invece. Potresti fare un articolo sulla difficoltà degli artisti di emergere per il pregiudizio e la pigrizia della gente 😂
– Sì, è un’ottima idea…  E’ che non ho il tempo manco di scrivere quello… 😂😂
– Che uomo impegnato 😏  Casomai lo scrivo io e poi lo firmi col tuo nome 😂
– Voglio quel pezzo sulla mia scrivania entro domani pomeriggio!
– Ho paura di chiederti quale potrebbe essere la ricompensa
– ‘na beata minchia!
– Ok, allora mi attivo 😂

Piccolo giochino nello stile del comico di Zelig, Massimo Bagnato:
Alzi la mano chi per una volta nella vita ha rifiutato l’ascolto di un brano a prescindere.
Alzi la mano chi per una volta nella vita ha rifiutato l’ascolto di un brano perché non conforme con i propri gusti musicali.
Alzi la mano chi per una volta nella vita ha rifiutato l’ascolto di un brano perché quel determinato artista ha compiuto cose o fatto affermazioni che hanno potuto arrecare fastidio.
Alzi la mano chi per una volta nella vita ha rifiutato l’ascolto di un brano di un determinato artista per semplice odio immotivato nei suoi confronti, quindi per pregiudizio negativo.
Alzi la mano chi per una volta nella vita ha rifiutato l’ascolto di un brano per semplice pigrizia.

Non è un test che si vuole fare dove, in base alle alzate di mano, si mira a rilevare un profilo psicologico del concorrente, bensì vuole essere una riflessione che porta a dimostrare quante cose belle possono sfuggire, ad esempio, nel campo musicale.
Certamente, direte voi, “la musica è soggettiva e, se mi devi dire anche che cosa ascoltare e determinare quindi i miei gusti musicali, allora dimmi tu che cosa è meglio  che ascolti, che facciamo prima!”.
Il problema è che c’è chi non se ne accorge, ma cosa ascoltare ce lo impongono già una serie di network radiofonici dalla programmazione in fotocopia, che non lascia spazio nè alle scelte dei dj, nè alla possibilità di scoprire qualche nuovo talento.
Si potrebbe obiettare ancora: “ma nell’era di internet se voglio trovare qualcosa di nuovo me lo vado a cercare da solo”.
Ok, ma l’hai mai fatto veramente?
In un mondo che corre sempre più veloce e che ci bombarda di notizie e informazioni che dopo 5 minuti sono già vecchie, chi è che ha realmente la voglia e il tempo di avventurarsi alla scoperta di nuovi orizzonti musicali?

Non ti è mai insorto il Red Ronnie che hai dentro per poter promuovere (a modo tuo) una canzone che ti piace talmente tanto al punto di condividerla col mondo? E non si tratta solo di linkare il relativo video su Facebook
E quanto ti possono dare fastidio certe reazioni che possono uscire dal giochino fatto all’inizio?
Eppure si fa, tutti lo facciamo, e non ce ne accorgiamo.
A pensarci bene è impossibile non alzare la mano…

Il problema di fondo è la cattiva abitudine di avere una vasta gamma di prodotti da cui poter attingere e poco tempo per poterne godere a fondo, proprio come una ragazza che non sa che vestito mettersi nonostante un guardaroba infinito.
La musica oggi è arrivata a questo punto: non le si dedica più il tempo che meriterebbe, e tra YouTube, Spotify e gli altri servizi streaming è tutto un ascolto per lo più mordi e fuggi e confusionario.
E’ passata dallo status di “arte” a quello, molto meno nobile, di “intrattenimento”.
Non parliamo poi della qualità: da impianti comprati coi risparmi di una vita per poter sentire al meglio i propri album preferiti siamo passati ad ascolti di scarsissima qualità fatti con gli altoparlanti del cellulare.
Cosa si può cogliere, in questo modo, delle sfumature di un lavoro lungo mesi e mesi da parte di un artista? Ben poco.
Delle radio e del fatto che la loro unica diversità sta nel nome abbiamo già parlato sopra.

Per avere un orecchio critico, chiaramente, bisognerebbe prima “assaggiare” le varie “pietanze” che il menu musicale ci offre perché, per la maggior parte dei casi, alcuni cantanti o alcune canzoni escono penalizzate da questo circo di cattive abitudini, che ci porta sempre a scegliere un “piatto del giorno” finto, che rimane sempre quello.
Siete mai andati oltre quello che le radio offrono?
Vi siete mai spinti oltre ciò che è definito “commerciale”?
Siete mai andati in un locale con la curiosità di ascoltare uno sconosciuto suonare, e non per sentire la solita cover band?
Oggi ci si considera alternativi e alla fine non ci si accorge che si è tutti uguali alla massa.
Dove sta la voglia di andare a cercare qualcosa di nuovo che possa aprirci nuovo orizzonti, o semplicemente regalarci un’emozione?
Questo vale per tutto, e non solo per la musica!
Ci sarà qualcosa che spingerà ancora qualche pazzo ad ostinarsi a voler trovare un’originalità che si distacchi completamente da tutto ciò che ci omologa oggigiorno?
O continueremo ad essere “another brick in the wall”?
Al televoto l’ardua sentenza.

(ha collaborato Dennis Vertucci)

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Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".