Gli undici colpi di The Gang

Undici cover di brani degli anni '70 rivedute e corrette a 40 e passa anni di distanza dal gruppo marchigiano, per una colonna sonora della memoria di chi quegli anni li ha vissuti in pieno.

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Calibro 77
di The Gang
Voto: 7 e mezzo
Rumble Beat Records

Ascoltare il nuovo album della combriccola transoceanica dei fratelli Severini può fare un certo effetto; inizialmente ti ritrovi spaesato, dinanzi alle nuove versioni di brani che avevi ascoltato e memorizzato sotto altre vesti e in tempi in cui nemmeno ti era spuntata la barba (parlo per me, ovvio…) e di attivismo politico ancora dovevi capire bene il significato. Poi, ascolto dopo ascolto, ogni canzone si assesta, la stura dei ricordi prende il via e ricordi con estrema chiarezza come stavi in quei tempi un po’ strani, gli anni ’70, gli Anni di Piombo e della Strategia della Tensione, dell’estrema tensione politica che si respirava come oggi si respira smog.

Ed ecco che Finardi è risistemato con un beat bodiddleyano che più bodiddleyano non si può, Edoardo Bennato viene spostato da Napoli sui Monti Appalachiani con tanto di violino e fisa, De Gregori si ritrova avvolto da fiati e atmosfere latinos, Guccini viene pompato con enfasi alla Boss, Lolli viene rigirato in chiave quasi jazzistica, Ricky Gianco viene rockabillizzato, e anche Fabrizio De Andrè, Gianfranco Manfredi, Ivan Della Mea e Paolo Pietrangeli vengono rivisitati e corretti musicalmente in una chiave più moderna mentre le loro parole e le loro intuizioni, da forti che erano ai tempi, acquistano ulteriori forza e valore.

È, questo, anche un viaggio nel cuore di una generazione di persone cresciuta sotto determinati impulsi che, con l’andare del tempo, si sono ridotti ai minimi termini, se non addirittura spenti. È anche la cronaca di una sconfitta generazionale, di una delusione ideologica cocente, testimoniata dalla splendida versione de I Reduci di Giorgio Gaber, forse la più sentita di tutte le canzoni, con quello splendido ritornello: “Noi buttavamo tutto in aria, e c’era un senso di vittoria, come se tenesse conto del coraggio, la storia” che la dice più lunga di qualsiasi altra frase sul tema.

Prodotto da Jono Manson e registrato e mixato tra Sesta Godano (SP), Santa Fè (New Mexico), Macerata e Brooklyn con l’aiuto di valenti turnisti yankee e di 1.056 co-produttori che hanno sponsorizzato il disco con il “crowdfunding”, Calibro 77 può piacere anche a chi ai Gang non si è mai avvicinato prima di oggi. Viene fuori ascolto dopo ascolto e fa pure bene.

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Fulvio Bacci è nato, vive e lavora a Milano. È appassionato di storia, in particolare medioevo, e musica, cinema, lettura, basket, rugby, Irlanda e Scozia. Canta nella rock band milanese Minshara. Non è sposato e non ha figli. Si diletta di scrittura ma proprio perché non ha niente di meglio da fare. Fumatore accanito. Non ha soprannomi tranne "Ginocchio". Ha amici molto spiritosi.

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