Scusa Cosmo, perché spari cazzate?

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Cosmo
Foto di Danilo D'Auria

Ormai funziona così: ci sono alcuni che vendono poche migliaia di copie ma hanno centinaia di migliaia di visualizzazioni su YouTube e, appena azzeccano un successo radiofonico (L’ultima festa) pensano di essere delle star planetarie. Lo so che per diventare una popstar bisogna avere un ego spropositato. Ma questo non significa dover sparare cazzate a getto continuo.

Oggi ho letto un’intervista a Cosmo, uno che non è proprio di primo pelo avendo 34 anni ed essendo in pista da almeno 15, prima con i Drink To Me, poi come solista (due album all’attivo). Forse in tutto questo tempo ha imparato che se le spari grosse poi il mondo dei social ti viene dietro.

Ma cosa dice nell’intervista concessa a La Stampa? Alla domanda «Chi le piace della scena musicale contemporanea?», fatte salve poche concessioni («Sto ascoltando molti rapper come Ghali, Sfera Ebbasta, trovo accattivante la Dark Polo Gang ma ancora non riesco a capirla. Dei Baustelle mi piace lo sguardo dolce di Bianconi sulla scena devastata. Mi sta simpatico Gianluca Grignani»), in pratica tutto il resto gli fa schifo o quasi: «I Thegiornalisti non sono il mio pane e se non conoscessi personalmente Tommaso Paradiso penserei che è una roba ruffiana da veterani Anni 80. Fedez e J-Ax hanno mestiere, ma non mi piacciono per niente. Non mi piace l’atteggiamento post grillino, la finta critica sociale, non c’è bisogno che tu faccia autoironia intitolando il disco Comunisti col Rolex. Ermal Meta non mi dice nulla».

Non è finita qui. Lui, che evidentemente ha un’autostima piuttosto esagerata, dice che a Sanremo «mi ci vedo fra qualche anno, come ospite. In concorso, a meno che non trovi un’idea geniale, forse mi sentirei a disagio». Come ospite? Vabbé che sul palco dell’Ariston ormai salgono cani e porci, ma uno così in veste di ospite mi pare un tantiniello eccessivo. Anche tra qualche anno.

Poi aggiunge: «Dai, Sanremo va bene per uno come Gabbani, quella è la faccia giusta, un personaggio che piace ai vecchi e al contempo risulta giovanile. E poi il suo pezzo parla delle stesse cose di Protoboshisattva de I Cani, ma in un modo più pop e ruffiano, meno elegante. Ha una lingua nazionalpopolare e facilona, però gli riconosco il merito di aver parlato di cose che a Sanremo non tratta nessuno, è stato originale».

Bene, almeno riconosce che Gabbani è stato originale… Se fossi stato nel giornalista che lo ha intervistato, avrei aggiunto soltanto una domanda: «Lei pensa davvero che i 40 milioni di persone che hanno visualizzato su YouTube Occidentali’s karma siano tutti “vecchi”?».

Per evitare fraintendimenti, chiarisco di non essere affatto un fan di Gabbani. Ma non lo sono nemmeno di Cosmo. Non tanto per le cazzate che spara, ma per il poco che propone artisticamente: lui che è così avanti in fin dei conti che fa? Una modesta rielaborazione del synth pop degli anni Ottanta. Cosa tra l’altro già riproposta svariati anni fa, e in modo decisamente migliore, dai Planet Funk. Tanto per capirci, se questo Cosmo è un genio, allora cosa sono i Subsonica e tutti i loro derivati?

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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: “Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi”.

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