Viva “Pop”, il capolavoro dimenticato dagli U2

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Foto di Anton Corbijn

Gli U2 negli anni ’90 erano un treno, velocissimo, pirotecnico, fantasmagorico, che partito dalla Zoo Station berlinese di Achtung Baby del 1991 li aveva portati a reinventarsi nei suoni e nella immagine, nei testi e nei concerti, realizzando totalmente il desiderio espresso da Bono nel dicembre 1989, durante il LoveTown Tour, di andare via e sognare tutto da capo” .

Ad Achtung Baby segui il rivoluzionario ZooTv Tour, dove gli U2 usarono schermi, tecnologie, frasi ad effetto e messaggi subliminali; Bono nei panni di diversi alterego criticava ancora il sistema (politico e sociale) ma indossando questa volta delle maschere: gli U2, con la loro ennesima reinvenzione, erano  lontani parenti di quei quattro irlandesi, della bandiera bianca o del three chords and the truth” degli anni ’80. Il loro processo creativo, non conosceva soste: in pieno tour pubblicarono a luglio 1993 Zooropa ; nel 1995 addirittura si spinsero oltre, pubblicando con lo pseudonimo di Passengers, (formazione composta dagli U2  e Brian Eno) Original Soundtracks I, un album che sembrava uscito da un film di fantascienza futuristico.

I quattro irlandesi si erano reinventati, più maturi da un punto di vista artistico, avevano di nuovo cambiato la loro storia musicale (e quella di tanti di noi); erano ovviamente differenti anche come uomini, il percorso uomo/artista va di pari passo.  The Edge si era lasciato con la moglie, Bono (a cui venivano attribuiti, mai confermati, flirt con altre donne) era diventato sfacciato, irriverente verso tutto e tutti, stanco di essere visto come un “angelo sceso sulla terra” (nel video di Stay, 1993, con le ali da angelo, Bono cade rovinosamente in terra); Adam Clayton, il 26 novembre 1993 fu costretto a saltare il primo dei due concerti a Sydney, perché non in grado di suonare dopo una notte di furiose liti ed alcool con l’allora sua compagna Naomi Campbell. Solo Larry Mullen restava quasi fedele alla immagine pulita degli U2 degli anni ’80.

In questo clima di radicali cambiamenti, gli U2 strizzavano sempre più l’occhio alle sonorità elettroniche tanto in voga negli anni ’90; sintetizzatori e remix avevano reso il percorso partito dalla Zoo Station di Berlino ancora più rivoluzionario; Bono e The Edge nel 1994 rilevarono addirittura un locale a Dublino, il The Kitchen, dove tra un party e l’altro apprezzavano le sonorità di un dj scozzese noto con il nome di Howie B, il quale collaborò, tra gli altri, all’album dei Passengers del 1995. Sicuramente gli U2 dopo Zooropa erano lontani parenti, come sonorità, di quelli degli anni ’80 : Exit o Lemon potevano essere state scritte da due band completamente distinte.

Nel novembre 1995 Larry Mullen fu costretto ad un intervento alla schiena, e i tre U2 rimasti, insieme a Flood, Steve Osborne e Howie B continuarono le registrazioni per il nuovo album, introducendo un nuovo modo di lavorare per la band di Dublino fatto di basi, campionamenti, parti ritmiche preconfezionate, tant’è che il buon Larry Mullen, al suo ritorno negli studi, non apprezzò molto la novità. Il fondatore degli U2 non amava molto la virata elettronica della sua band (tant’è che, l’album dei Passengers per lui fu un errore); lo stesso Adam Clayton si trovò più che in disaccordo, durante questi mesi di lavoro, con Bono e The Edge, fautori invece che la nuova reinvenzione degli U2 dovesse procedere in una direzione ancora differente rispetto a quella di Achtung Baby e Zooropa. Le registrazioni andarono avanti per tutto il 1996, in un clima di tensione con i produttori (soprattutto Howie B.), e con i quattro irlandesi mai pienamente convinti di quello che stava venendo fuori.

Il 3 marzo 1997, in ritardo di 4-5 mesi rispetto ai piani della band, viene pubblicato PoP (dedicato a Bill Graham, a cui gli U2 devono molto, scomparso a maggio del 1996), il nono album da studio degli U2 (decimo considerato quello dei Passengers); già, in ritardo perché i quattro irlandesi erano talmente sicuri di pubblicarlo nell’autunno 1996 che a febbraio 1997 annunciarono, nel reparto lingerie del grande centro commerciale “KMart” di New York, il PopMart Tour. La fretta, maledetta consigliera, e le indecisioni, fecero sì che gli U2 dovettero letteralmente sbrigarsi per ultimare il disco; questo principalmente è il motivo per cui agli U2 non è mai piaciuto PoP, lo hanno sentito da subito un lavoro incompiuto, non contenti degli arrangiamenti di alcune canzoni, ed in generale non pienamente soddisfatti di come, nelle loro intenzioni, PoP sarebbe dovuto suonare.

Un vero peccato, perché a nostro parere PoP, così come è, piace tantissimo: nessuno griderà allo scandalo se affermiamo che PoP è ad oggi uno dei capolavori indiscussi (milioni di fans degli U2 la pensano come noi) della discografia di Bono e soci. Ci piace tutto di PoP, dagli U2 vestiti da Village People nel video di Discothèque, ai testi, agli arrangiamenti, alle sonorità (alcune veramente insolite per loro, prima tra tutti Mofo), alle tematiche che fanno sì che PoP sia uno degli album dove Bono in assoluto eccelle nei testi, mettendosi letteralmente a “nudo”, criticando Dio, la Chiesa, la società consumistica, la politica, le discoteche, se stesso. Ce ne ha per tutti. Ma principalmente Bono ce l’ha con se stesso.

PoP rappresenta l’album dove emergono le contraddizioni presenti nella testa, nell’anima, nella vita di Bono. Il leader degli U2 è disorientato, le sue certezze sono perse o messe in forte dubbio. Bono è sconvolto dalla società iperconsumistica degli anni ’90, che non ricerca più Dio, a tal punto che si domanda se servirebbe ancora all’uomo l’aiuto di Dio, magari inviando i suoi angeli sulla terra (If God Will Send His Angels). Ha dubbi addirittura se Dio potesse venire in soccorso dell’uomo; il cantante degli U2 ha profonde insicurezze sul fatto che il Signore sia ancora disposto ad ascoltare le richieste di aiuto; la società è irrimediabilmente persa, talmente dilaniata da contraddizioni, povertà estrema, mendicanti, predicatori che vendono Gesù in Tv (“Then they put Jesus in show business, Now it’s hard to get in the door, Angel” ); conta solo l’apparenza nella società iperconsumistica, conta solo l’immagine, il luccichio, è più facile ricercare le felicità illusorie come impasticcarsi di ecstasy nelle discoteche (You want to be the song Be the song that you hear in your head”) . Bono è sconvolto come, in concomitanza degli Europei di calcio del 1996, si possa ancora compiere atti terroristici perché accecati dalla follia (Staring At The Sun);  Bono, è disorientato, quasi rassegnato nella bellissima Please : i politici continuano a non scendere a patti per la pace nella sua Irlanda dilaniata dai Troubles Remember, are we just starting again..Please, please, please Get up off your knees” (“Fate attenzione, stiamo per reiniziare tutto da capo, per favore fate un passo indietro, alzatevi e venitevi incontro”).

Dove, a nostro parere, Bono si supera è in Mofo, e in Gone . Nella traccia numero tre di PoP per la prima volta nella storia degli U2 (il leader degli U2 ha scritto diverse canzoni sul dramma della madre, la prima fu Another Day del 1980) Bono si rivolge direttamente alla mamma Iris , tormentato dai suoi dubbi su cosa è diventato quel figlio che la mamma non ha potuto accompagnare nel suo processo di crescita, come uomo, come padre, come artista. Bono parla alla mamma senza le maschere che ha scelto di indossare nella sua vita; gli manca terribilmente, nella sua anima c’è un vuoto, a forma di Dio, dovuto alla morte della madre quando aveva solo 14 anni “Mother, am I still your son, You know I’ve waited for so long to hear you say so” (“Madre mia sono ancora il figlio che conoscevi? , lo sai che aspetto da troppo tempo che tu me lo dica”). Bono ammette tutte le sue debolezze, uno dei piu grandi artisti di tutti i tempi, ha trovato finalmente la forza di rivolgersi alla sua Iris come un bambino “a cui nessuno dice no”. Il percorso introspettivo di Bono prosegue nella bellissima Gone, in cui il leader degli U2 si confronta con se stesso, con le sue maschere, con la sua storia, la sua vita di rockstar “You change your name but that’s okay, it’s necessary, And what you leave behind you don’t miss anyway” (“Ok te lo concedo ti sei cambiato nome, era per te necessario, ma ricorda che tutto ciò che riguarda il tuo passato non potrai mai evitarlo”). Gone è stata dedicata durante il PopMart da Bono all’amico Michael Hutchence, tragicamente suicidatosi nel 1997.

Il capolavoro PoP si chiude con la bellissima Wake Up Dead Man, canzone che proveniva dalle sessioni di Zooropa: Bono chiede aiuto a Gesù “Jesus, Jesus help me, I’m alone in this world And a fucked up world it is too” (“Gesù ti prego aiutami, sono solo in questo mondo, è un mondo che è impazzito”). Dopo aver domandato a Gesù se potrà intercedere con Dio per farlo stare in Paradiso, alla fine Bono, ormai completamente rassegnato domanda di nuovo a Gesù: “Is there an order in all of this disorder  Is it like a tape recorder, Can we rewind it just once more” (“Per caso c’è un ordine in tutto questo disordine? Forse è come un registratore, possiamo riavvolgere tutto almeno un’altra volta?”)

Il PopMart iniziò con una prima data a Las Vegas il 25 aprile 1997; le prime date americane risentirono delle poche prove della band, impegnata ad ultimare PoP; con il passare dei concerti le cose andarono decisamente meglio. E, a glorificare PoP, ci riuscì il tour dal gigantesco arco sul palco che rimandava a McDonald’s: il PopMart data dopo data inanellava esibizioni stratosferiche degli U2, segnando per l’epoca record mondiali di affluenza (Reggio Emilia 20 settembre 1997, secondo concerto in Italia del PopMart Tour dopo quello di Roma del 18 settembre 1997), date storiche, come quella di Sarajevo del 23 settembre 1997 (tra i momenti più alti nella storia degli U2). Il PopMart era un po come PoP; sfarzoso, irriverente, sfacciato: i quattro irlandesi scendevano da un’astronave, un limone dall’alto sorvegliava band e pubblico; ma concerto dopo concerto le tematiche dell’album e il concept del tour trovarono la loro reale dimensione associandosi a eventi politico-sociali di rilevanza estrema. Fu il primo tour che portò gli U2 in Sudamerica, con date memorabili, come quella di Santiago in Cile l’11 febbraio 1998, dove Bono sferrò diversi attacchi a Pinochet, e sulle note di One e Mothers of the disappeared concluse un concerto indimenticabile con le Madri di Plaza de Mayo sul palco. Il PopMart Tour si concluse il 21 marzo 1998 a Johannesburg, in Sudafrica (altro paese toccato per la prima volta nella storia live degli U2).

Da PoP furono estratti, ben 6 singoli; il primo fu Discothèque, pubblicato il 3 febbraio 1997. A seguire, Staring At The Sun, Last Night On Earth, Please (sulla cui copertina sono presenti 4 leader politici irlandesi dell’epoca), If God Will Send His Angels e Mofo. A testimonianza di quanto gli U2 non fossero felici del prodotto finale, molti dei singoli furono pubblicati in versioni differenti (addirittura Gone, Discothèque e Staring At The Sun ripubblicate nel Best of 1990-2000 del 2002 in diverso formato). Il destino live delle canzoni di PoP è stato addirittura peggiore; quasi tutte le canzoni non furono più suonate dopo il PopMart, ad eccezione di Gone, Staring At The Sun, Wake Up Dead Man e Discothèque, suonate anche nel 2001 (Discothèque ebbe due misere apparizioni anche nel Vertigo Tour del 2005). Negli ultimi due tour, del 2009-2011 e del 2015, nonostante le numerose richieste tra i fan degli U2, di PoP dal vivo nessuna traccia.

L’insoddisfazione degli U2 per PoP, unita ai pochi guadagni dalle vendite del disco, e soprattutto gli alti costi del PopMart Tour costrinsero gli U2 a una nuova riflessione tra i componenti della band: si erano forse spinti troppo, in tutti i sensi. Avevano dimostrato quello che volevano, questo si: con PoP ebbero l’ennesima conferma (ma non ditelo a loro che si arrabbiano) di come proprio non potevano fare a meno di prendersi sul serio, nonostante le astronavi, i travestimenti, i limoni e i carrelli del supermercato, e di come non riuscivano  a scrivere canzoni senza parlare di politica, guerre, religione e dei problemi dei loro tempi. Con PoP (anche se non se ne sono resi conto) scrissero una nuova pagina della loro carriera; volente o nolente PoP ha segnato uno spartiacque nella storia degli U2, facendo entrare nelle loro menti, nella maniera sbagliata,  la giusta e meritevole convinzione che qualsiasi cosa potessero fare non potevano lasciare il loro passato e le loro origini alle loro spalle; negli album che seguirono a PoP non è un segreto che faticarono a reinventarsi o comunque a sfornare lavori di cui fossero pienamente convinti,  perché preda di paure e dubbi, alla costante ricerca dell’essere rilevanti.  A mio parere solo con Songs Of Innocence del 2014, riprendendo il percorso introspettivo di PoP gli U2 sono riusciti, per l’ennesima volta, ad iniziare una nuova fase della loro meravigliosa carriera; non a caso anche nello iNNOCENCE & eXPERIENCE Tour del 2015 Bono, come in Mofo, in Iris si isola dal pubblico dialogando con la mamma.

Noi, se non lo avevate capito, adoriamo PoP; ci auguriamo che un giorno i quattro irlandesi cambino idea, e invece di considerare PoP un mezzo passo falso, lo rivalutino per il Capolavoro che è, e suonino presto qualche canzone di PoP dal vivo; nel frattempo vi invitiamo a votare il nostro sondaggio, sulla vostra canzone preferita, di questo album straordinario.

Quale canzone preferisci di PoP?

  • Please (29% voti)
  • Gone (16% voti)
  • Staring at the sun (11% voti)
  • If God will send his angels (10% voti)
  • Mofo (9% voti)
  • Wake up dead man (6% voti)
  • Discotheque (5% voti)
  • Do you feel loved (4% voti)
  • If you wear that velvet dress (4% voti)
  • Last night on earth (4% voti)
  • The playboy mansion (1% voti)
  • Miami (1% voti)
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Per approfondimenti:
@U2Songs La discografia di PoP Howie B e Passengers
@u2gigs Popmart Tour
@U2_Breathe Vent’anni (da astinenza) da “POP” La discoteca labirinto degli U2
@U2360gradi Pop: vent’anni di oblio
Articolo di: Angelo D’Arezzo

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