La legge della notte. Affleck affronta Lehane

Dal romanzo di Dennis Lehane, la carriera tipo di un criminale che vorrebbe essere atipico

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La legge della notte
di Ben Affleck
con Ben Affleck, Elle Fanning, Brendan Gleeson, Chris Messina, Sienna Miller.
Voto 6 meno

Ben Affleck non si sente un gangster: dopo aver combattuto nella Grande Guerra si sente uno della Generazione Perduta, un anarchico, un malvivente, uno spostato, ma un gangster no: lui, figlio di un capo della polizia, lavora in proprio. E invece, nell’America del proibizionismo viene utilizzato da una gang di italiani per bruciare il territorio di un’altra gang e costruire tra “neri, mangiaspaghetti e cubani” un impero che poi deve restituire. Lo restituirà? Nel frattempo Affleck regista accompagna il suo statuario e un po’ rigido eroe tra le righe del romanzo omonimo di Dennis Lehane e non vuole perderne neanche una goccia. Così inforca la più accurata serie di luoghi comuni e citazioni da altri film di gangster accompagnata da voce fuori campo degli ultimi anni: rapine, inseguimenti, tradimenti sentimentali, contrabbando, amori interrazziali, mitragliatori Thompson, ragazze perdute travolte dal misticismo, poliziotti impazziti, boss crudeli, amici fidati, pestaggi con andata e ritorno dall’aldilà, stangate e massacri e ne viene fuori che benché ambisca a più alti livelli il buon Affleck non è Coppola, non è Scorsese, non è neanche Tarantino e neppure Abel Ferrara. È un ottimo e ligio regista che rende di più se deve raccontare meno e più da vicino (Argo, per esempio) e qui invece ha l’ossessione di raccontare tutto con una lente panoramica che allontana dal film. Peccato.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori

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