Chi farà il biopic su Bruce Springsteen?

939
0

Bruce Springsteen il Premio Oscar lo ha già vinto, nel 1993  per la miglior canzone, ovvero Streets of philadelphia, ma sono anni ormai che sentiamo circolare voci di un film sulla sua vita. Voci che si sono moltiplicate a dismisura da quando è uscita la sua autobiografia Born to run. Sarà per quella capacità di raccontare storie per immagini in movimento, sarà per la sua passione mai nascosta per il cinema, sarà che Bruce è effettivamente un soggetto e un personaggio da film, certo è che questa “ossessione” per una pellicola su di lui sta ormai crescendo a dismisura.

Il regista James Mangold

In un’intervista rilasciata a Rolling Stone, il regista newyorkese James Mangold, già autore di Walk the line  (malamente tradotto in italiano con Quando l’amore brucia, ovvero la storia di Johnny Cash e di sua moglie June Carter), di Ragazze interrotte e dei blockbuster Wolverine L’immortale e Logan- The Wolverine, ha dichiarato: «Sono da sempre un fan di Springsteen e sono affascinato dall’idea di fare un biopic sulla sua vita. O meglio, sulle lotte che ha dovuto combattere nella sua carriera. C’è un periodo in particolare che mi intriga ed è quello che riguarda i due anni seguiti all’uscita di Born to run: Springsteen aveva finalmente raggiunto il successo anche in Europa e aveva conquistato la vetta delle classifiche di vendita, eppure per due anni non ha potuto registrare neanche un brano per via della causa tra lui e il suo manager di allora Mike Appel che gli impediva di pubblicare qualsiasi cosa. Un regista aspetta sempre una storia così!». Sì, tutti sappiamo – seppur in minima parte – cosa abbia passato Bruce in quei due anni, tutti conosciamo la storia – seppur in minima parte – del “contratto-capestro” che l’astuto Appel fece firmare a Springsteen sul cofano di una macchina parcheggiata. Così come tutti sappiamo – o forse no – che lo stesso Mike Appel (in collaborazione con Marc Eliot) ha anche scritto un libro sull’intera vicenda (Down Thunder Road: The making of Bruce Springsteen, pubblicato da Simon & Schuster nel 1992), ovviamente narrata dal suo punto di vista. Quanto al film, chissà, credo che ci sarà da aspettare. Forse molto. Nel frattempo Bruce, intervistato a Londra durante la presentazione della sua autobiografia, ha detto ai microfoni della BBC che per la sua biopic vorrebbe come regista Martin Scorsese. Dal canto suo il regista italo-americano ha già detto in passato (nel 2009) di essere un grandissimo fan di Bruce e di avere intenzione di girare un film su di lui. Si concretizzerà il progetto? Certo, la storia c’è tutta ma sinceramente faccio fatica a vedere un attore vestire i panni di Springsteen in maniera credibile, fosse anche Al Pacino, che forse gli somiglia più di ogni altro, o Leonardo Di Caprio, grandissimo attore ma molto lontano dal physique du rôle richiesto. Altri suggerimenti?

 

(La foto in evidenza e quella all’interno dell’articolo sono prese da internet)

CONDIVIDI
Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati due su Luciano Ligabue: Certe notti sogno Elvis (Giorgio Lucas Editore, 1995) e Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue (Arcana, 2011). Uno (insieme a Ermanno Labianca) su Ben Harper, Arriverà una luce (Nuovi Equilibri, 2005) e uno su Gianna Nannini, Fiore di Ninfea (Arcana). Il suo ultimo libro, scritto con Mauro Alvisi, s'intitola "Autostop Generation" (Ultra Edizioni). Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.