“È più comodo se dormi da me”. Diego Esposito racconta il suo album d’esordio

Le home visit di X Factor e la recente partecipazione ad Area Sanremo: sono questi le due occasioni principali nelle quali abbiamo sentito parlare di Diego Esposito, uno dei talenti più interessanti della nuova generazione.

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Le home visit di X Factor e la recente partecipazione ad Area Sanremosono questi le due occasioni principali nelle quali abbiamo sentito parlare di Diego Esposito, uno dei talenti più interessanti della nuova generazione. Lo possiamo affermare senza timore di essere smentiti dopo aver ascoltato È più comodo se dormi da me, il suo album d’esordio: lavoro che fin dalle prime note tradisce l’animo (musicale) estremamente delicato di Esposito. Un disco suonato dalla prima all’ultima traccia, in cui il ruolo del leone (un leone dolcissimo, ça va sans dire) è affidato alla chitarra acustica. Non a caso, tra i credit dell’album figura un certo Zibba, direttore artistico del progetto. Insomma, Diego Esposito ha tutte le carte in regola per far parlare ancora a lungo di lui.
Ecco la nostra intervista.

È più comodo se dormi da me è un disco molto “suonato”, in cui la chitarra acustica fa da padrona. Perché questa scelta in un periodo “governato” dall’elettronica?
È vero, il disco è tutto suonato, non c’è niente di finto o di computerizzato: queste canzoni sono nate tutte con la chitarra acustica, quindi sentivo il bisogno di vestirle nella maniera più semplice possibile, senza snaturarne il suono che avevano all’inizio. Per questa ragione abbiamo fatto degli arrangiamenti molto acustici e, soprattutto, per niente elettronici.

In questa scelta c’è stato lo zampino di Zibba?
Sì e no, dato che Zibba non ha snaturato quello che già avevo fatto con la mia band in sala prove, dove effettivamente è nato l’album. Zibba si è occupato della direzione artistica in studio, ha cambiato diverse cose, mi ha dato molti consigli: insomma, ha messo le famose “ciliegine” sulle tracce, ma le sonorità erano già quelle. E poi ti garantisco che le prossime produzioni di Zibba saranno ben lontane da questo disco: lui è un artista in continua evoluzione!

Che immagine utilizzeresti per descrivere questo album?
Una strada. Questo disco è un percorso: il percorso che mi ha portato esattamente dove sono ora. E il prossimo album sarà la prosecuzione di questo percorso, anche se magari prima mi fermerò da qualche parte… chi lo sa!

Un percorso che è passato anche per le home visit di X Factor e per Casa Sanremo. Come ti hanno aiutato queste due esperienze?
Mi hanno aiutato a conoscermi meglio e a conoscere delle realtà che prima non mi appartenevano, ma di cui mi ero limitato a sentire parlare, non seguendo particolarmente la televisione. Comunque sono state delle belle esperienze che mi hanno permesso di conoscere persone nuove e, soprattutto, dei “meccanismi” che fino ad allora ignoravo, ma che ora so quantomeno che esistono.

Tornando al disco, c’è una canzone a cui sei più affezionato rispetto alle altre?
In realtà sono affezionato a tutte, però effettivamente ci sono alcune tracce che mi stanno a cuore più delle altre.
In una stanza è stata la mia svolta interiore, dato che è quando l’ho composta che ho capito che nella vita avrei dovuto solo scrivere musica senza sprecare il mio tempo. All’epoca stavo facendo un altro mestiere e una sera, dopo essere tornato a casa dal lavoro, mi sono visto in giacca e cravatta e ho capito che non ero più io, che non ero quello che volevo e che cercavo per me. Così ho scritto In una stanza e il giorno successivo mi sono licenziato da quel lavoro per dedicarmi completamente alla musica.
Un altro pezzo a cui tengo molto è Le parole quando vanno da sé, che è stata la canzone che ha avvicinato Zibba al disco. Quando Zibba ha sentito questa canzone, mi ha chiamato e mi ha chiesto: «Posso fare la direzione artistica del tuo disco?». A me sembrava surreale, un sogno!
Infine, un altro pezzo a cui tengo molto è Chi festeggia, che per me è un brano importantissimo, trattandosi dell’unica canzone di amore puro che abbia mai scritto. L’ho dedicata a mia sorella.

Quando un musicista pubblica un disco, ha sempre una sua idea di come vorrebbe che venisse percepito dalla gente. Qual è la cosa che ti piacerebbe sentirti dire da una persona che ha ascoltato il tuo album?
Che ci si ritrova: che si riconosce nelle immagini e nel mio modo di vedere le cose. Questo è un disco che passa molto velocemente, è molto leggero, anche a livelli di sonorità, non è mai invadente. Con questo lavoro vorrei solo che la gente si avvicinasse alla mia musica, iniziasse a conoscermi, per poi seguirmi anche in futuro.

Tu sei un toscano trapiantato a Milano. Cosa cambia tra la tua città d’origine e la “grande metropoli” dal punto di vista della realtà musicale?
È vero, vivo a Milano da dieci anni ormai. Quanto alla mia città d’origine, “città” è un parolone, dato che vengo da Castel Fiorentino, che è un paesino in cui la realtà musicale è quella della scuola di musica, della banda e del piano bar. Mi sono dovuto trasferire a Milano perché per i miei progetti vivevo in una realtà che mi stava un po’ stretta. Però l’ho fatto a malincuore, infatti la terra dove sono nato e cresciuto rimane una fonte d’ispirazione importante per quello che scrivo.

Infatti hai composto anche un pezzo che si chiama Toscana, anche se parla dell’Irlanda…
La canzone dice “Caro amico mio / La pensata che hai fatto tu / L’avevo fatta anch’io / Fuggire in una città lontana / Che profumasse di toscana”. Un mio amico si era trasferito in Irlanda e quando sono andato a trovarlo quelle terre in un certo modo mi ricordavano casa mia, così ho scritto Toscana.

Nel tuo futuro cosa c’è o cosa vorresti che ci fosse?
Questo è un domandone! Vorrei che ci fossero tanti concerti, tante canzoni e, in generale, tanta musica. Insomma, spero di scrivere tante canzoni nuove, belle canzoni. Per me è la sola cosa che conti veramente in questo momento della mia vita.

I prossimi appuntamenti live con Diego Esposito saranno il 19 marzo a Livorno e il 7 aprile a Milano.

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Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe ’93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all’Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia. Mi trovate anche su D.Repubblica.it, Amica.it, La Nuova Venezia, il Mattino di Padova e la Tribuna di Treviso.

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