Giacomo Lariccia: «Ricostruire è il mio viaggio nella fragilità» (Intervista)

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Giacomo Lariccia non è un nome nuovo su Spettakolo, per cui ha curato per alcuni mesi il blog Saluti da Bruxelles. Un “cervello in fuga” che ha lasciato l’Italia per trovare l’America in Europa, come ama raccontare: più precisamente, a Bruxelles, dove vive da ben 17 anni: «Quando sono arrivato a Bruxelles l’intento era quello di fermarmi 3 mesi per studiare chitarra jazz al Conservatorio. Poi i 3 mesi sono diventati 4, poi 5, poi 6… fino a trasformarsi in 17 anni. I motivi per cui mi sono fermato sono stati musicali ed extramusicali: l’esperienza al Conservatorio mi era piaciuta molto e a questo si è aggiunto l’esonero dal servizio militare. Così dopo 5 anni ho pubblicato il mio primo disco jazz, ho iniziato diverse collaborazioni… e non sono più tornato in Italia!».

A 17 anni di distanza, Lariccia pubblica il suo nuovo album, Ricostruire: un disco squisitamente cantautorale, che ha ben poco da condividere con gli inizi jazz cui facevamo accenno prima: «Era il 2008 e il Teatro dell’Istituto di Cultura di Bruxelles mi chiese di fare un omaggio ai cantautori italiani. Accettai volentieri, incuriosito dall’idea di riprendere delle cose che avevo lasciato quando avevo 17 anni. Ne sono rimasto folgorato e ho iniziato a scrivere canzoni. Alcune hanno vinto dei premi, come il Biella Festival, e anch’io ho cominciato a crederci. Ho trovato un produttore qui in Belgio e con lui ho fatto un disco, e poi il secondo… Nel frattempo io e il jazz abbiamo divorziato! Ricostruire, il mio nuovo album, è molto semplice, così come lo erano i due precedenti, perché proprio la semplicità è uno dei miei obiettivi: utilizzare pochi accordi e sempre meno parole».

Una semplicità di musica e parole cui fa eco l’essenzialità e la leggerezza degli arrangiamenti, decisione in controtendenza in un periodo in cui si fa un uso massiccio dell’elettronica: «Credo che l’elettronica passi velocemente: quella di 5 anni fa oggi sembra vecchissima, mentre il suono acustico ed elettrico continua a risultare “fresco”. Il Battisti acustico, ad esempio, a distanza di decenni è ancora pieno di energia. Credo che l’orecchio dell’ascoltatore si abitui subito ai suoni nuovi ed è per questo che continuo a essere molto legato agli strumenti acustici».

Volendo fare un parallelismo con un altro artista italiano, ascoltando Ricostruire la mente vola alla musica di Niccolò Fabi: «Non è la prima volta che me lo si fa notare. Evidentemente abbiamo gli stessi riferimenti musicali. Negli ultimi anni ho ascoltato tantissimo Damien Rice, a cui ho dedicato uno dei miei articoli su Spettakolo! Lui è uno dei musicisti che mi hanno cambiato la vita. E poi ascolto moltissimo Xavier Rudd, quindi Joshua James e Roo Panes, due cantanti folk, né eccessivamente pop, né tradizionali. E infine Passenger, a cui mi sono ispirato scrivendo alcuni pezzi».

Tornando al disco, lo si potrebbe definire quasi un “concept album” sulla fragilità. O meglio, come detto dallo stesso Lariccia, un viaggio nella fragilitàCon un titolo che però sembra raccontare il contrario: «Il passo successivo alla fragilità non è l’adagiarsi, ma il ricostruire. Non ci si può sentire feriti a lungo, bisogna ricostruirsi, e questo vale anche nelle relazioni tra le persone e nelle storie d’amore. Negli ultimi anni siamo stati abituati a sentirci più vulnerabili, ma bisogna mantenere la voglia di ricominciare con questo concatenarsi di ricostruzioni interne».

Questo disco, infatti, seppur molto intimo, può essere assunto quasi a universalizzazione di una storia che negli ultimi anni stiamo vivendo un po’ tutti: «Il fatto che questo ricostruire possa essere una metafora di questi ultimi anni l’ho scoperto grazie ad alcuni amici, che mi hanno confidato quanto questo disco calzi molto con ciò che sta succedendo. Le canzoni però sono state scritte tutte in maniera spontanea e, anzi, tra i dischi che ho fatto è forse il più trasparente, il più sincero. Da una parte, perché si apre molto nella mia intimità, e dall’altra perché volevo scrivere di fragilità e volevo scrivere di me stesso».

Dicevamo, un disco intimo, che nei temi segna un taglio netto rispetto alla precedente produzione di Lariccia: «La canzone – manifesto del disco potrebbe essere Quanta strada, che è un pezzo che mi piace moltissimo. E lo stesso potrei dire di Ricostruire, che ha un ritornello molto energico. Poi c’è Ottobre, che parla d’amore, cosa che non avevo mai fatto fino ad oggi. Il disco precedente da un lato era più scanzonato e dall’altro era più tosto: c’erano dei riferimenti alla storia, al lavoro dei minatori italiani emigrati in Belgio. Però nella vita per fortuna si cambia e si fanno anche delle cose nuove. Ricostruire è un viaggio interno, che scava nella mia intimità».

In realtà, anche in questo disco c’è un pezzo che parla di storia: Celeste, che racconta il rastrellamento del Ghetto di Roma. Un brano che sembra quasi interrompere il percorso intrapreso fin dalla prima traccia: «16 ottobre 1943 è un libro di Giacomo Benedetti che ho letto 3-4 volte e che mi è piaciuto tantissimo. Non è un romanzo storico, ma una pura cronaca, scritta molto bene, uscita dalla penna di un giornalista. All’inizio del libro è dipinta la figura di Celeste, che è una sorta di Cassandra dei giorni nostri: non considerata, a volte presa in giro, ma che invece aveva intuito subito ciò che stava per accadere. Ed è un personaggio che mi aveva colpito a tal punto che mi ero appuntato sul libro che avrei fatto qualcosa con questa figura. Il tema storico non c’entra con il resto del disco, però si tratta di una donna fragile, che per la sua pazzia rimase inascoltata».

Ricostruire è un album che ha fini quasi catartici, in grado di universalizzare i propri sentimenti, vedendoli trasposti sul pentagramma: «L’altro giorno una persona mi ha scritto un messaggino ringraziandomi perché in Quanta strada ero riuscito ad affrontare il tema della morte in maniera molto delicata. Il mio obiettivo con questo disco è proprio toccare le persone nel loro intimo e se riuscirò in questo intento ne sarò felice».

Ricordiamo che l’album uscirà l’11 marzo. Alla pubblicazione del disco seguirà un tour, che partirà proprio sabato da Bruxelles e che vedrà Lariccia impegnato in quattro stati, tra cui l’Italia, in cui a oggi è stata confermata la sola data del 20 maggio a Cassino. Ma ben altro bolle in pentola: «Presto si aggiungeranno delle nuove date. Adesso mi sono fermato per concludere gli arrangiamenti delle canzoni e per occuparmi della produzione del disco, però presto riprenderò i contatti per dei nuovi concerti in Belgio, Italia, Lussemburgo, Svizzera…».

Concludiamo l’articolo proponendovi Quanta strada, una delle canzoni (senza dubbio, tra le più belle) estratte da Ricostruire

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Laura Berlinghieri
Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia.