Il concerto contro la paura di Dario Brunori

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Foto di @alexandra.mann

La premessa è che Dario Brunori ha portato al suo pubblico un disco sublime, forse tra i migliori prodotti partoriti dalla musica italiana negli ultimi anni. Il rimpianto, meramente simbolico, riguarda il nome del tour. L’ha chiamato A casa tutto bene, così come si intitola il suo ultimo album. Avrebbe potuto chiamarlo Concerto contro la Paura, storpiando amichevolmente la sua Canzone contro la Paura, terza traccia del nuovo disco.

Lo avrebbe potuto fare perché il filo conduttore del tour è proprio questo: combattere la paura. E quando fai un concerto per combattere la paura, significa che stai tentando di iniettare fiducia a migliaia di persone che solitamente vanno ai concerti per mettere alle spalle almeno per due ore problemi di lavoro, d’amore e di salute.
Brunori invece chiama a raccolta il suo pubblico e tira fuori i problemi di tutti noi, perché le sue ultime canzoni hanno avuto il coraggio di denunciare quelle che sono le paure di tutti. E quindi l’idea di lasciare a casa i problemi resta un miraggio, perché dalle 21.30 alle 23.30 tu i tuoi problemi devi ricordarteli tutti se hai Dario Brunori sul palco di fronte a te. Sembra quasi un linguaggio freudiano quello che la Brunori Sas utilizza durante i suoi concerti e l’obiettivo è farti uscire dal Teatro come se avessi appena terminato una seduta terapeutica consapevole di poterle superare tutte (canzoni come sberle in faccia per costringerti a pensare).
Come se cinquemila voci diventassero una sola. 

Brunori, che dedica la prima parte del concerto a una buona fetta del nuovo disco, fa questo patto immaginario con il pubblico: noi tiriamo fuori tutti i nostri problemi e li combattiamo fino a quando non usciamo di qui. Possibilmente continuiamo anche una volta fuori.

E così Brunori denuncia ironicamente la paura dell’uomo nero (“Gli argomenti son sempre quelli / rubano, sporcano, puzzano e allora olio di ricino e manganelli) e della procreazione (pensandoci in fondo va tutto bene / mi basta solo non fare figli”). Brunori dice la verità e lo fa con il pezzo che ha lanciato il disco e che ha aperto il tour. Non fai manco in tempo a sistemarti, a capire qual è la posizione da cui potresti vedere meglio il concerto che Brunori ti ferma e ti dice che devi smetterla di passare tutto il giorno a disegnare una barchetta ferma in mezzo al mare senza buttarti mai. Che devi muoverti, devi cambiare ciò che non vuoi e abbandonare le cose in cui non credi più.

Archiviata la prima parte, Brunori ne ripesca sette dal vecchio repertorio (tripudio per Pornoromanzo e una commovente Arrivederci Tristezza eseguita al piano) per poi imbottire il finale con altri elementi del nuovo disco (alla resa dei conti resteranno fuori solo La Vita Pensata e Diego e io). Non manca Don Abbondio, il cui personaggio basta per giustificare la presenza in una scaletta così intrisa di lotta contro la paura. C’è Sabato Bestiale e c’è soprattutto Il costume da Torero, carnevalesco brano rimescolato con suoni totalmente diversi dagli originali. Il senso del brano resta chiaramente lo stesso, così come il mantra: cercare di salvare il mondo, almeno il proprio mondo, con un gioco di magia e un pugno di poesie.

Non sarò mai abbastanza cinico da smettere di credere che il mondo possa essere migliore di così

Poi Brunori, che non ama evidentemente mescolare il nuovo e il vecchio troppo spesso, richiude la parentesi del disco per tornare da Rosa. È il pezzo che spiana la strada per i bis, dominati da Guardia ’82 e Kurt Cobain: due colossi dei quattro lavori in studio di Brunori tra falò in spiaggia e apparenze che ingannano.

A due ore esatte dall’inizio, il calabrese chiude con Secondo Me che è il modo migliore per chiudere un concerto. Il testo è talmente complesso da richiedere una recensione appositamente dedicata, ma vi lasciamo con una frase che in particolare si sposa con il concept dell’esibizione. «Se c’è una cosa che mi fa spaventare del mondo occidentale – dice Brunori – è questo imperativo di rimuovere il dolore».

Come per dirci che sì, un conto è combattere le paure. Un altro è estirpare il dolore. Quello no, perché serve proprio come serve la felicità. Parola di Dario Brunori.

SETLIST
La verità
L’uomo nero
Canzone contro la paura
Lamezia Milano
Colpo di pistola
La vita liquida
Come stai
Le quattro volte
Fra milioni di stelle
Pornoromanzo
Lei, lui, Firenze
Arrivederci tristezza
Una domenica notte
Il costume da torero
Sabato bestiale
Don Abbondio
Rosa

BIS

Guardia ’82
Kurt Cobain
Secondo me

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Ho 18 anni e ospiti della mia play-list sono perlopiù Bob Dylan, De Gregori, i Pink Floyd e tanti altri artisti che mi convincono di essere nato nell'anno sbagliato. Amante di (quasi) tutti i generi possibili, scrivo anche di sport. In due libri a trenta mani ho pubblicato Che Storia la Bari e La Bari siete voi, giusto per render chiara la passione per il biancorosso. Sogni nel cassetto: viver di romanzi e stappare una bottiglia di GreyGoose sui colli bolognesi con Cesare Cremonini.