In concerto i Marlene Kuntz onorano “il vile”

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Marlene Kuntz

È terminato a Trento il tour di Onorate il vile, in cui i Marlene Kuntz hanno riproposto integralmente il loro secondo disco, autentico oggetto di culto del rock italiano anni ’90.

«Quando scrivemmo la canzone che dette il titolo anche al disco» racconta il cantante e autore dei testi Cristiano Godano «il comportamento della viltà era ascrivibile all’io narrante e alla sua incapacità di assumersi determinate responsabilità. L’urlo Onorate il vile era il gesto estremo e disperato del vile stesso, in cerca di assoluzione. Con pari enfasi, glaciale e ironica, l’urlo che usiamo ora per dare il titolo al tour è il gesto patetico dei vili di oggi, che in epoca di schermi luminescenti dietro i quali ringhiare come leoni non visti, non hanno il coraggio di dire vis a vis ciò che realmente si pensa di chi (non) si affronta».

Infatti le undici canzoni dell’album non vengono eseguite in un unico blocco, come nel caso di Catartica nel tour celebrativo del 2014, ma alternate ai migliori brani del più recente Lunga attesa (2016).

Una scelta non casuale, dato il filo rosso musicale che lega i due dischi usciti esattamente a vent’anni di distanza, e che infatti non fa perdere nulla della forza originaria alle canzoni del 1996, che si legano intrecciandosi a brani più maturi come Niente di nuovo, Leda e la citazionisticamente splendida Sulla strada dei ricordi.

Al Teatro Sanbapolis di Trento, ultima data di un tour che ha superato le venti date con ripetuti sold out, i Marlene Kuntz hanno tenuto in scacco l’uditorio con un live rabbioso e serrato. Due ore di rock senza compromessi che partono con La città dormitorio per poi decollare con la macchina del tempo sulle note di 3 di 3 e L’agguato. Formidabile e Fecondità aprono la strada al pogo selvaggio e liberatorio di Overflash e Cenere, per ributtare anima e corpo un pubblico eterogeneo e crepitante nel bel mezzo degli anni ’90.

Un concerto in cui si rallenta per poi accelerare in un’attesa che diventa adrenalinica: quando poi si materializzano i capolavori come l’ipnotica e marziale Ape Regina, la struggente L’esangue Deborah, l’apparentemente quieta Come stavamo ieri e gli inni generazionali Retrattile e Il vile la lunga attesa si placa.

Godano schiuma sudore da tutti i pori, ma il finale regala ancora emozioni ripescando dal passato tre perle come La mia promessa da Che cosa vedi (2000), Ineluttabile da Ho ucciso paranoia (1999) e Nuotando nell’aria da Catartica (1994). A testimonianza di come i Marlene di oggi siano invecchiati assai bene: Cristiano Godano (voce e chitarre), Riccardo Tesio (chitarre), Luca Bergia (batteria) e il granitico Luca Lagash Saporiti (basso) non avranno più l’irruenza dei vent’anni ma la bandiera del rock in Italia la sanno tenere alta come pochi. Sempre sia onorato Il Vile.

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Fabio Nappi
Nato a Trento nel 1973. Laureato in giurisprudenza. Giornalista pubblicista, scrivo dal 2004 di musica e spettacoli sulle pagine del Corriere del Trentino - Alto Adige. Appassionato di musica di (quasi) tutti i generi: cantautori italiani e grandi del rock internazionale in primis. Colleziono compulsivamente cd e amo seguire i concerti dal vivo. Cinema, viaggi, libri e calcio (faccio pure l'arbitro) le altre mie passioni.