Ghost in The Shell. L’anima e la carne (sintetica)

La versione con umani del classico manga già film di animazione

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Ghost in the Shell
di Rupert Sanders
con Scarlett Johansson, Michael Pitt, Juliette Binoche, Michael Wincott, Takeshi Kitano
Voto 6/7

Com’è vecchio e com’è nuovo il cyberpunk. Che nostalgia del futuro. Nell’ormai consueto scenario caotico, iperdigitale e olografico alla Blade Runner, il maggiore Makoto, eroina dei Section 9 fatta a pezzi da un disastro come gli eroi di William Gibson e ricostruita mettendo il cervello (Ghost) in un corpo/involucro artificiale (Shell), combatte il terrorista Kuze che vuole la distruzione  della Hanka Robotics. Strada facendo l’eroina scopre cose devastanti di sé, dei cosiddetti buoni e dei cosiddetti cattivi. Gli appassionati hanno sicuramente già letto il manga di Masamune Shiro (1989!) e visto i film di animazione di Mamoru Oshii (1995 e 2004!). I punti esclamativi sono per sottolineare che il futuro è di quasi trent’anni fa. Che senso ha oggi? Oggi grazie agli effetti speciali si possono far vedere attori di carne con le doti delle kokaku kidotai (le squadre mobili con corazze offensive), e in questo il film di Rupert Sanders non delude nella gestione ben temperata del caos, andando quasi a ricalco del vecchio film di animazione (alcuni nostalgici del futuro preferiscono l’originale). Per chi scopre il cyberpunk adesso il biglietto da visita è il corpo (sintetico) di Scarlett Johansson, ormai deputata a incarnare supereroine e aliene. A dare un tocco di classe la presenza di Takeshi Kitano, che con grande ironia si presta ad apparizioni/ citazioni un po’ come fece in Johnny Mnemonico (antico film cyberpunk). Per chi non sopporta le infinite battaglie finali dei film fumetto una buona notizia: questo ha un finale quasi discreto.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori