Un Vinicio Capossela catartico diverte a Trento

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Vinicio Capossela
Vinicio Capossela - © Foto: Riccardo Medana

Un Vinicio Capossela in stato di grazia infiamma e strega l’Auditorium Santa Chiara di Trento. Tutto esaurito per il tour di Ombra – Canzoni della Cupa e altri spaventi, che riporta l’artista dalle radici irpine nella città del Concilio dopo sei anni di assenza. Ogni suo tour fa storia a sé ma in questo caso Capossela ha voluto fare le cose ancora più in grande per celebrare un doppio disco che ha comportato ben tredici anni di gestazione. In estate il concerto era focalizzato sulle canzoni di Polvere e destinato alle piazze e agli spazi all’aperto, mentre per la sessione invernale l’attenzione si sposta su Ombra, il disco più oscuro e personale, che trova la sua dimensione perfetta nei teatri.

C’è un telo che scherma il palco, su cui vengono proiettate ombre di ogni tipo, mentre Vinicio e la band formata dai fidati Asso Stefana (chitarre), Vincenzo Vasi (theremin, vibrafono e percussioni), Glauco Zuppiroli (contrabbasso) e tre nuovi musicisti, entrano in scena per proporre un tris d’assi come Le creature della Cupa, Scorza di mulo e Il pumminale.
Il concerto entra nel vivo, all’interno del primo quadro denominato La selva, con un altro trittico da novanta che prevede Maddalena la castellana, La notte di San Giovanni e L’angelo della luce. Poi cambia il quadro, saranno cinque in tutto, e si entra a contatto ravvicinato con La bestia nel grano. I toni si alzano per arrivare a una travolgente Brucia Troia, che poi si stempera nella dolcezza di Dimmi Tiresia e Le sirene, entrambe estratte dal doppio album Marinai profeti e balene. Capossela si accomoda al pianoforte per intonare Parla piano e ripescando dal cilindro la splendida Fatalità, mentre la scenografia di Anusc Castiglioni proietta ombre cinesi che evocano Lanterne rosse.

E Ombra fu..fino ai monti di Sarzana.

Posted by VINICIO CAPOSSELA on Donnerstag, 30. März 2017

Il quarto quadro ha per protagonista Lo specchio, che vede un istrionico Vinicio passare da una struggente Modì al piano a una waitsiana Il corvo torvo con tanto di mascherata ad hoc e verso incorporato. È il momento di Scivola vai via in versione rebetika, mentre la marionetta di Vinicio danza nell’ombra, e poi Marajà, introdotta dalla storia di chi vende la propria ombra. Il peso dell’ombra è il titolo dell’ultimo quadro, in cui tornano prepotentemente le canzoni della Cupa come Sonetti (con Pena del Alma in coda), Pettarossa, Lo sposalizio di Maloservizio, Il lutto della sposa e Il treno.
Il gran finale catartico e purificatore ha il ritmo sincopato de Il ballo di San Vito in un tripudio di ombre e mostri sul palco, compresi i Krampus provenienti direttamente dalla Val di Fassa. Il telo cala dopo quasi due ore e mezzo di spettacolo assoluto per far raccogliere a Vinicio e ai suoi il meritato applauso di un pubblico entusiasta. Ma c’è ancora spazio per i bis e che bis con un altro trittico leggendario: Con una rosa, Ovunque proteggi e Camminante a suggellare un concerto indimenticabile.

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Nato a Trento nel 1973. Laureato in giurisprudenza. Giornalista pubblicista, scrivo dal 2004 di musica e spettacoli sulle pagine del Corriere del Trentino - Alto Adige. Appassionato di musica di (quasi) tutti i generi: cantautori italiani e grandi del rock internazionale in primis. Colleziono compulsivamente cd e amo seguire i concerti dal vivo. Cinema, viaggi, libri e calcio (faccio pure l'arbitro) le altre mie passioni.