Quartetti jazz a confronto

Tre recenti album di jazz italiano propongono il lavoro di altrettanti combo di piccole dimensioni, ma capaci di offrire un sound convincente e pieno di traiettorie talentuose.

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Riccardo Fassi

Tra le formule jazzistiche quella del quartetto è probabilmente la più praticata. In genere con la somma di una sezione ritmica (basso e batteria) e di un’accoppiata tastiera/fiato. Inutile elencare chi l’abbia portata ai massimi livelli, considerato che tutti i big l’hanno frequentata con esiti importanti, da cui però bisognerebbe “prescindere” per non farsi intimidire o, peggio, suggestionare.
Vi proponiamo qui una breve analisi di tre diverse formulazioni di quel magico piccolo ensemble, maneggiato con cura da musicisti italiani (e i loro ospiti internazionali) in altrettante recenti sortite discografiche. Il varesino Riccardo Fassi è il veterano, la siciliana Cettina Donato e il milanese Nicola Fazzini i giovani titolari degli altri due combo.

RICCARDO FASSI QUARTET

Portraits Of Interior Landscape (Alfa Music)

Voto: 7/8

Si intitola Portraits Of Interior Landscape la proposta del leader della possente Tankio Band, nota soprattutto per il suo brillante omaggio a Frank Zappa apprezzato in mezzo mondo. Fassi si avvale dei fidati ritmi Stefano Cantarano al basso e, alternativamente, Marco Valeri e Pietro Iodice alla batteria, mentre ha come contraltare solistico il lirico trombettista russo Alex Sipiagin, che festeggia a giorni i suoi sessant’anni e che già ha collaborato in altre occasioni con Fassi.
“L’idea è quella di raccontare una storia che, pur divisa in “capitoli” diversi, si snoda dal primo all’ultimo brano come un romanzo”, afferma il pianista. E sviluppa, componendo la gran parte dei brani, un album di corposa pasta sonora, in cui la tromba, pur toccando momenti di alto lirismo, non si lancia in sdolcinatezze “scandinave” e il piano (e anche l’organo) mantiene un perfetto equilibrio tra eloquio e ricerca, tra ipotesi e tesi, tra volo e scavo.
L’impegno di un senso melodico diffuso si percepisce subito, mentre le invenzioni e le intuizioni vi disegnano sopra schizzi e lampi come dettagli improvvisamente acuiti da una sensibilità superiore, come patchwork colorati di un paesaggio interiore che vuole materializzarsi e apparire. Specie negli omaggi a grandi musicisti con cui Fassi ha suonato – Dave Binney (“Three Chords For D. B.”) e Kenny Wheeler (“For Kenny”) – o che sono costante ispirazione, come Bill Evans, cui dedica la ballad “Same Bass From Bill”, rifacendosi a una sua composizione dodecafonica

Cettina Donato

CETTINA DONATO QUARTET

Persistency (Alfa Music)

Voto: 7

Registrato in settembre a Brooklyn e presentato in anteprima al Blue Note di New York, il cd Persistency – The New York Project vede la pianista messinese a capo di un quartetto “americano”, che allinea il rodato batterista Eliot Zigmund, il sassofonista Matt Garrison e il contrabbassista Curtis Ostle. In questo quarto album, si dedica a omaggiare i suoi artisti più amati, da George Gershwin e Thelonious Monk all’amico Herbie Hancock, suo estimatore.
Donato, che si divide tra Stati Uniti e Italia e si muove tra jazz e classica, ha voluto questo cd per aiutare la costruzione della Residenza “VillagGioVanna”, nei dintorni della sua città, che ospiterà bambini, ragazzi e adulti affetti da autismo e che non hanno il sostegno della propria famiglia. All’iniziativa benemerita sarà devoluto tutto il ricavato delle vendite.
Il disco merita attenzione per la cantabilità piacevole e per la “perseveranza” espressiva: “puoi raggiungere qualsiasi obiettivo tu abbia programmato, ma ci vuole azione, persistenza e la capacità di guardare in faccia le tue paure. Niente è impossibile e non abbiamo alcun limite: noi stessi siamo il nostro limite”, afferma Donato. Ben l’assecondano nel suo jazz mainstream elegante e discorsivo, gli accompagnatori, in particolare Garrison (da non confondere con l’omonimo bassista, figlio del partner di John Coltrane, Jimmy), che è sassofonista di sostanza e capace di prendersi il centro dell’attenzione. Da segnalare la suadente “Take It Easy” e la cover di “Lawns” della “collega” Carla Bley.

XYQuartet

XYQUARTET

Orbite (Nusica.org)

Voto: 7/8

Rispetto ai precedenti lavori, Orbite dello XY Quartet del sassofonista Nicola Fazzini e del contrabbassista Alessandro Fedrigo, vede il vibrafono (affidato al convincente Saverio Tasca, che avvicenda Luigi Vitale) al posto del pianoforte. Alla batteria siede il percussivo Luca Colussi. “X e Y sono i due codici che simboleggiano le antitesi da cui nasce il suono di questo gruppo: musica colta e jazz, composizione e improvvisazione, nota e rumore, tradizione e innovazione, suono e silenzio”, dice Fazzini per spiegare la loro idea di combinazione con la musica del 900.
Dedicato alle imprese spaziali – non per nulla la data di pubblicazione è prevista per il 12 aprile, anniversario del volo del primo cosmonauta, il russo Yuri Gagarin (era il 1961) -, l’albo si ricorda sottotraccia di serialità e dodecafonia, improvvisazione aleatoria e poliritmie originali, mentre segue percorsi che vivono le traiettorie di un moderno jazz europeo.
Costruito in maniera ricercata, con brani ciascuno dedicato a un diverso astronauta (manca Neil Armstrong, ma c’è il secondo uomo che mise piede sulla Luna, “Buzz” Aldrin, che ebbe crisi di depressione e cadde nell’alcolismo dopo il congedo dalla NASA), Orbite segue traiettorie piacevoli e intense, certo più terrigne di quelle che ci si sarebbe atteso discendere dal tema. Al suo terzo esito, il quartetto propone brani interessanti e maturi – specie l’iniziale “Titov” e “Valentina Tereshkova” – che offrono continuamente spunti obliqui e capaci di proporre l’essenza di un’idea o di una ricerca.

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Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente… Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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