Il libro digitale dei morti. Un account è per sempre

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Esiste una vita dopo la morte? Illusione? Realtà? L’ennesima espressione dell’esigenza dell’uomo di controllare ogni cosa? La risposta è cambiata (o forse no) nel corso degli ultimi anni. Anni in cui a fianco alla nostra normale esistenza “immanente”, chiamiamola così, se ne è affiancata un’altra: la realtà (realtà!) social.

Dopo quello tibetano e dopo quello egiziano, ecco il libro dei morti per il nostro tempo: Il libro digitale dei morti, nuovo lavoro dello scrittore e docente universitario Giovanni Ziccardi, in uscita oggi, 4 aprile, per UTET.

Il libro sono i social network: è il libro delle facce (Facebook), è Twitter, è Instagram, è WhatsApp. Presenze che, da semplice contorno delle nostre giornate, hanno progressivamente spinto, fino a guadagnarsi quel ruolo da protagonista di cui godono ora. Nella vita e nell’illusione (eterna) del “dopo la vita”.
Ci sono le morti in streaming, i funerali in streaming. Ma che fine fanno i nostri account al termine della nostra presenza su questa Terra?
L’illusione è quella di “mantenere in vita” la persona cara defunta. O meglio, di trasformare la morte in una fase della vita stessa. L’ultima, certo, inevitabile. Ma fase della vita e non dopo la vita. Alimentando l’illusione di immortalità; immortalità e basta, dove la locuzione “digitale” quasi perde di significato.

Hachem Saddikki, ricercatore della University of Massachusetts, ha calcolato che nel 2098 il numero dei profili dei defunti su Facebook supererà quello dei vivi, trasformando il social network in un grande cimitero virtuale.

Quello che succede all’account Facebook di una persona dopo la sua morte è sotto gli occhi di tutti. L’esaltazione del cattivo gusto. Messaggi di addio lasciati in eterno sulla bacheca al momento della scomparsa, in occasione del suo anniversario, dei compleanni del defunto. I tag nelle fotografie commemorative. Una tendenza che a pensar male scivola nell’incessante esigenza di protagonismo; a non pensar male, nell’incapacità di metabolizzare, elaborare il lutto. Dovuta forse anche alle nuove tecnologie, alla loro capacità di annullare qualsiasi distanza, di rendere possibile ciò che non lo è, di avverare i nostri desideri più reconditi: di annullare la morte.
La stessa illusione che ci inibisce nel cancellare il numero di una persona defunta dalla rubrica del cellulare, nell’illusione di sentire il telefono squillare ancora.

Cattivo gusto? Spesso, sì. Cui cercano di sopperire gli stessi social network. Twitter, rimuovendo gli account che rimangono inattivi per 6 mesi.
Facebook, dando la possibilità agli utenti di disporre della propria “eredità digitale”: decidere se, una volta morti, preferiscono che il proprio account venga cancellato o venga trasformato in un profilo commemorativo curato da un erede da loro nominato.

Esigenza ab aeterno di cercare sollievo: che sia in una credenza, che sia nelle nuove tecnologie. Nell’illusione di controllare la morte, cambiando invece il proprio rapporto con la vita.

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Laura Berlinghieri
Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia.