Maurizio Solieri: «Modena Park? Anche per me è stata una fantastica sorpresa»

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«Per quanto possa sembrare strano, anche a me la notizia è arrivata via Internet. Alcuni amici “smanettoni”, di quelli che sono perennemente collegati, mi hanno scritto per avvertirmi che sulla sua pagina Facebook Vasco aveva pubblicato un post che mi riguardava. Ovviamente sono andato a leggerlo di corsa, e lì per lì ho pensato a uno scherzo. Poi mi sono detto, il primo aprile è passato da un po’, e ho realizzato che era tutto vero…».

Chi parla è Maurizio Solieri, che non può fare a meno di tradire un po’ di emozione. Anzi, più di un po’: è davvero contento di tornare su un palco a fianco di colui assieme al quale ha trascorso gran parte della sua vita. «Però per il momento non so davvero altro oltre a quello che Vasco ha scritto su Facebook. Lì si dice che ci saranno due interludi nei quali si esibiranno due chitarristi storici. Uno sono io, l’altro Braido. Per quanto mi riguarda posso soltanto esprimere un desiderio: avendo firmato con Vasco alcuni pezzi molto amati dai suoi fan, mi piacerebbe tantissimo poterne riproporre almeno un paio al suo fianco. Ma non sono decisioni che dipendono da me. Per ora posso dire questa notizia mi rende molto, ma molto felice».

Come ben noto ai fan, il rapporto tra Vasco e Solieri risale alla notte dei tempi. Il loro primo incontro Maurizio lo ha raccontato nella sua autobiografia Questa sera rock’n’roll, pubblicata nel 2010 da Rizzoli. Qui di seguito potete leggere il primo capitolo di quel libro, intitolato Alla stazione dei treni di Modena, dove Solieri racconta appunto quell’incontro.

Maurizio Solieri

di Maurizio Solieri

Vasco l’ho incontrato per la prima volta alle 8 del mattino di un brumoso giorno di marzo del 1977 alla stazione dei treni di Modena. Era freddo e umido, pareva lo scenario ideale per un film su Sherlock Holmes. Lui aveva i capelli biondissimi tagliati corti corti, in stile marine. Come esigeva la moda dell’epoca indossava un paio di jeans scampanati, stivaletti di pelle e una felpa con la scritta “Martini dry”. Ma ciò che attrasse maggiormente la mia attenzione fu la custodia della sua Ovation, una chitarra iper-tecnologica che era il sogno proibito di tutti i chitarristi alle prime armi: un oggetto pazzesco, la cui tavola consisteva in due strati di grafite con in mezzo una lamina in legno di betulla. Era una chitarra acustica ma con un sistema di amplificazione interno: l’aveva ideata un costruttore di elicotteri appassionato di musica country, avvalendosi della collaborazione di un team di ingegneri e tecnici aerospaziali.

Il treno arrivò quasi puntuale e salimmo in uno scompartimento di seconda classe diretti a Milano, che per noi era molto più lontana delle quasi due ore che si impiegavano per arrivarci. All’epoca per un ragazzo nato in un paesino di campagna Milano rappresentava un mondo misterioso, distante anni luce dalla nostra piccola realtà quotidiana. Lì c’erano gli studi di registrazione, le case discografiche, gli uffici degli impresari. Bologna, Modena erano la periferia dell’impero Non c’erano strutture. Tutti, a cominciare da Dalla, Guccini, Morandi registravano i loro dischi a Roma o Milano… E noi stavamo andando a fare dei provini a Milano, quindi l’eccitazione era alle stelle.

Poco dopo essere partiti, dato che non riuscivo a staccare gli occhi dall’Ovation, chiesi a Vasco se me la faceva provare. Evidentemente era gelosissimo di quel gioiellino, temeva che gliela potessi rovinare. Ma al tempo stesso era curioso di vedermi all’opera. Così aprì la custodia e mi porse quello che per me era più di un’opera d’arte. Iniziai a suonarla e dopo un po’ mi disse: «Cazzo, sei bravo, eh?! Tu sì che sai suonare la chitarra!».

Durante il viaggio parlammo del più e del meno. Si capiva che era uno convinto di poter arrivare lontano. Ogni tanto mi fissava con quegli occhi azzurro cielo che (ma questo lo avrei scoperto soltanto un po’ di tempo dopo) facevano letteralmente cadere ai suoi piedi decine di ragazze.

Raccontò delle sue serate in discoteca come Dj. Parlammo di musica. Accennò alla possibilità di incidere un disco… Assieme ad altri ragazzi di Zocca, più di un anno prima aveva fondato Punto Radio ed era già piuttosto famoso come Dj. Ma io non sapevo chi fosse. In quel periodo stavo facendo il servizio militare a Napoli. Di lui mi aveva parlato Sergio Silvestri: siamo entrambi di Concordia, siamo cresciuti insieme e intorno ai 13, 14 anni avevamo formato un trio col quale ogni tanto facevamo qualche esibizione, rigorosamente non pagata, in localini della zona. Successivamente Sergio aveva frequentato il collegio dei Salesiani a Modena e lì era diventato amico di quel ragazzo di Zocca. Quando tornavo a casa in licenza me ne parlava, raccontandomi cose mirabolanti di quella radio che all’epoca era seguitissima: allora l’etere era sgombro e, avendo piazzato l’antenna in cima a una montagna, pur avendo un segnale di emissione piuttosto debole coprivano un raggio di centinaia di chilometri, si favoleggiava che avessero ascoltatori anche a Bolzano. Una cosa è certa: i Dj e gli speaker di Punto Radio erano amatissimi e durante i fine settimana un sacco di ragazzi si avventuravano fino a Zocca per conoscerli.

Questi racconti ovviamente mi affascinavano. Sergio mi disse anche che lui, Vasco e Riccardo Bellei facevano delle serate come “Puntautori”, un nome che derivava dalla crasi di “Punto Radio” e “cantautori”. Qualcuno li aveva notati e gli aveva chiesto di andare a fare dei provini, ecco perché eravamo su quel treno che ci stava portando a Milano.

Oltre a Vasco, a Silvestri a Bellei e al sottoscritto in quello scompartimento c’erano Gaetano Curreri e un paio di ragazze. A Milano alloggiammo in una pensioncina di infima categoria, ma per noi era come stare al Grand Hotel.

I provini li registrammo in uno studiolo dove c’era un registratore con 4 piste manovrato da un tecnico in camice bianco. Ne incisero tre a testa: io suonai nei demo di Silvestri, non ricordo di aver fatto interventi in quelli di Vasco. Assieme a Sergio avevo già lavorato su alcuni pezzi, uno dei quali poi sarebbe diventato «La strega», che Vasco avrebbe inserito nel suo secondo album. La mia esperienza era tutta lì. Comunque furono tre giorni di grande eccitazione, se fosse stato possibile non ce ne saremmo mai andati dallo studio di registrazione e quando facevamo ritorno nella nostra pensioncina nessuno aveva mai voglia di andare a dormire. Non perché la camera fosse squallida, ma perché l’adrenalina era alle stelle.

Dopo aver fatto ritorno a Modena, ci lasciammo con la promessa che, finito il militare, mi avrebbero dato un posticino a Punto Radio.

Vasco e Maurizio Solieri
Foto di Alessandro Pizzarotti scattata il 6 giugno 1982 a Bacedasco Terme
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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".
  • Luca Tabacci

    Vasco è un poeta dell’immenso mistero della vita