Il permesso. Dal carcere al genere

Due giorni fuori di quattro che stavano dentro

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Il permesso-48 ore fuori
di Claudio Amendola
con Luca Argentero, Claudio Amendola, Giacomo Ferrara, Valentina Bellè, Antonino Iuorio
Voto 6

Escono 4 detenuti in permesso di 48 ore dal carcere di Civitavecchia. Argentero il pugile che cerca la moglie mandata a prostituirsi, la Bellé,  altoborghese condannata per traffico di cocaina, Ferrara il ragazzo che in carcere si è laureato nel disegno di giardini e Amendola, superduro perplesso dalla piega criminale (e incosciente) che ha preso il figlio. Tutti sono reclamati dal crimine in un modo o nell’altro: Argentero viene usato come carne da macello e fa un macello, Ferrara dovrebbe fare il salto di qualità nelle rapine a mano armata, la Bellé medita la fuga con i soldi di famiglia e Amendola si riserva il ruolo più western (con citazioni – anche nel sonoro -dal cinema di Sergio Leone) del criminale pronto a morire perché il figlio non segua le sue orme. Due vite distrutte, due in sospensione di giudizio. Obiettivo dichiarato il film di genere, noir e western, soggetto e sceneggiatura di De Cataldo, risultato professionale e minimale, al minimo sindacale con buona volontà, ma con tutta la zavorra del cinema italiano che usa l’obiettivo della sua denuncia e ottiene che non si provi né attrazione morbosa né repulsione (ma neanche particolare curiosità sociale) per queste vite da telegiornale.

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori