L’altro volto della speranza. Ecco Kaurismaki

Un profugo siriano in Finlandia. Storia algida, nobile e buffa

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L’altro volto della speranza
di Aki Kaurismäki
con Sherwan Haji, Sakari Kuosmanen, Ilkka Koivula, Janne Hyytiäinen, Nuppu Koivu
Voto 7,5

Vite parallele di Khaled, profugo siriano, e di Wilkstrom, commesso viaggiatore. Il primo, giovane, triste, arriva a Helsinki per cercare una nuova vita, la sorella e un lavoro. Il secondo, anziano, burbero, lascia la moglie e la vendita delle camicie per cercare una nuova vita, vince al gioco, rileva un ristorante pulcioso (che trasforma in continuazione fino farne un folle locale sushi che serve aringhe!) e assume Khaled, dandogli una povera casa e un lavoro. E di ciò si ride! Se non fosse per la vicenda del profugo, il segnale che si parla del nostro presente, diremmo che siamo semplicemente in un film di Kaurismaki, cioè in una fessura temporale cristallizzata negli anni Cinquanta e caratterizzata da mobili, architetture, automobili, abiti e umani vintage, dove ogni particolare converge alla creazione di un umorismo lunare, sintetico e spesso altissimo. E caratterizzato -questo è incredibile- da atti di bontà. Attenti: bontà, come scaturirebbe da un film di Chaplin, non melensaggini melò paratelevisive.  L’estetica di Kaurismaki è unica e sempre identica a se stessa, anche se da Miracolo a Le Havre ha inserito il tema dei migranti, che forse sembra stridere, fino a che ci si rende conto che ormai è solo uno degli altri modi caustici e teneri che il regista finlandese ha di guardare alla storia umana. Ultimo atto fuori dal film: a Berlino gli hanno dato “solo” l’Orso d’argento per la regia. E Kaurismaki, seccato, si è fatto consegnare il premio in platea…

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori