I Pearl Jam (oggi) entrano nella storia

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Hanno scritto la storia del grunge insieme a Nirvana, Alice in Chains e Soundgarden. Con il loro “Seattle sound” hanno abbracciato oltre due decenni di musica, sperimentando e cercando sempre nuovi suoni. Stiamo parlando dei Pearl Jam, che oggi entreranno nella Rock and Roll Hall of Fame e, di conseguenza, nella storia.

Il musicista che avrebbe dovuto accompagnarli sarebbe dovuto essere Neil Young, che con la band di Eddie Vedder ha un rapporto davvero speciale. Il cantautore canadese però non potrà prendere parte alla cerimonia per problemi di salute: per questo al suo posto salirà sul palco il presentatore David Letterman.
Cos’hanno dato i Pearl Jam alla musica? Innanzitutto, 10 album in studio. Certo, non sono tra le band più fertili in studio di registrazione: i loro dischi si sono fatti sempre attendere qualche anno (non come i Tool è il caso di dire), ma raramente hanno deluso i fan.
Dagli esordi esplosivi di Ten e VS, due album micidiali e rabbiosi in cui si possono sentire appieno la grinta e la cattiveria musicale di un genere, il grunge, che vuole abbattere le differenze tra pubblico e gruppo; passando per Vitalogy, il loro terzo album, che fu un grande successo: un disco completo, tra canzoni “incazzate” e ballad dolci come Nothingman e Better man.

Ma ci sono anche No code e Yield, che proseguono sulla scia di Vitalogy, offrendo brani splendidi, autentici classici del repertorio Pearl Jam. Poi abbiamo Binaural e Riot act, forse i dischi meno apprezzati della band, ma che hanno autentiche chicche da riscoprire e riascoltare. Pearl Jam e Backspacer sono lavori più freschi, lanciati da ottimi singoli come Life wasted e Got some. L’ultimo album, Lightning bolt, ha invece diviso i fan, pur essendo considerato un buon prodotto.
Certo, c’è la consapevolezza che i Pearl Jam difficilmente sforneranno ancora album “mastodontici” come Ten e Vitalogy, ma comunque la band continua a fare il suo lavoro più che egregiamente.

Lasciando da parte il lato in studio, passiamo ora al live, perché non dobbiamo dimenticare l’enorme forza dal vivo della band, su cui si basa gran parte del suo successo. Eddie Vedder ha un legame speciale col pubblico: è un frontman di primo livello che riesce a entrare nel cuore dei fan.
Altro aspetto che dovrebbe far riflettere è quello legato al tema dei biglietti. Tutti noi conosciamo l’ormai famoso fenomeno del “secondary ticketing”. Quello che forse non tutti sanno è che i Pearl Jam già negli anni Novanta si mossero contro l’agenzia Ticketmaster, accusata di guadagnare in nero sulla vendita dei biglietti. Un atteggiamento, questo, che ha contribuito a rendere i loro concerti una garanzia per il pubblico. Basti pensare al Ten Club e al rapporto speciale che si è instaurato con i fan: i Pearl Jam infatti stabilirono un tetto massimo per i prezzi dei biglietti dei concerti, e stessa cosa anche per il prezzo dei CD

Benvenuti nell’Olimpo del Rock.