Il concerto anticonvenzionale dei Baustelle

818
0
Foto tratta dalla pagina facebook dei Baustelle

Uno dei motivi per cui i Baustelle piacciono alla gente? Sono impopolari e se ne fregano delle regole canoniche della musica. Non gliene importa davvero niente. E così si mettono a scrivere un disco (riuscitissimo) pieno di pop e di rock (contro la loro natura) e lo portano in tour nei teatri, i luoghi più inadatti per quella musica e, come se non bastasse, decidono pure di riprodurlo tutto dall’inizio alla fine in rigoroso ordine di traccia.
In ogni disco c’è sempre il pezzo che uno salta perché non ha proprio voglia di ascoltarlo e invece loro regalano una sezione intera del concerto a L’Amore e la violenza. La cosa bella è che c’hanno ragione loro, perché la voglia di fare skip su qualche pezzo non è venuta a nessuno.

Scelta, questa, che ne scatena altre apparentemente assurde di conseguenza. Un esempio? Nel disco i singoloni (Amanda Lear, Il Vangelo di Giovanni e Betty) son tutti all’inizio. E loro che fanno? Se ne privano subito, sparando tutte le cartucce all’alba del concerto (macchiata tra l’altro da qualche problema forse tecnico che ha sporcato la voce di Bianconi sui primi due pezzi).
E poi fateci dire che i Baustelle da vedere sono splendidi. Sette anti-pop attorno a una ragazza, Rachele Bastreghi, che sa come si domina un palco con i giusti movimenti, senza strafare. Sembra quasi un ossimoro di fianco a Bianconi, che se non fosse per il fatto di muovere la bocca per cantare sembrerebbe una statua.
Eppure insieme funzionano. Funzionano perché Rachele sa giocare bene a fare la pop-star e perché Bianconi sa giocare benissimo a fare il pezzo di legno elegante e composto che dalla voce tira fuori vibrazioni intense. Le due voci giocano spesso assieme e il risultato è di pura estasi.

Archiviata la parte del disco (EuroFestival e L’era dell’acquario tra gli episodi più riusciti), Bianconi e soci avviano con una ludica Charlie fa surf la serie di vecchi successi. A intervallare due commoventi prestazioni di Rachele (Monumentale) e di Bianconi (Bruci la città scritta per Irene Grandi) c’è Gomma, il momento di massimo dialogo tra i due che incendia il teatro.
Da lì in poi è puro divertimento: Rachele dimostra tutto il suo talento con La canzone del parco e trova il giusto modo di rivisitare L’aeroplano. Poi Bianconi spiana la strada verso la chiusura con un trittico che ogni artista vorrebbe avere nel ventaglio di scelte per un concerto: La moda del lento, Le rane e La guerra è finita.
Qui il teatro diventa un palasport e di gente seduta non se ne vede decisamente più. Il pubblico balla, canta e ascolta silenziosamente Veronica #2, il nuovo inedito che i Baustelle tirano fuori ai bis di ogni concerto di questo tour.

Dopo due ore di concerto, i Baustelle si dileguano cosapevoli di aver fatto tutto ciò che di anticonvenzionale potevano fare (e lo hanno fatto davvero bene).

CONDIVIDI

Ho 18 anni e ospiti della mia play-list sono perlopiù Bob Dylan, De Gregori, i Pink Floyd e tanti altri artisti che mi convincono di essere nato nell’anno sbagliato. Amante di (quasi) tutti i generi possibili, scrivo anche di sport. In due libri a trenta mani ho pubblicato Che Storia la Bari e La Bari siete voi, giusto per render chiara la passione per il biancorosso. Sogni nel cassetto: viver di romanzi e stappare una bottiglia di GreyGoose sui colli bolognesi con Cesare Cremonini.