“Fenomeno”, il primo vero disco personale di Fabri Fibra

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Fenomeno
di Fabri Fibra
Voto: 7 e mezzo
Universal

Fabri Fibra è fuori con Fenomeno, la sua ultima fatica, il settimo album. Il pubblico è abituato a vedere le opere in conclusione ed acclamare o criticare negativamente a seconda della qualità del prodotto, ma poche volte ci si interroga sul percorso artistico che la persona che sta dentro l’artista deve compiere. In rete, nelle canzoni, sembrano tutti Fenomeni. “Tutti vogliono un Fenomeno” e “tutti vogliono premere rec”, “tutti vogliono fare rap”. Come si distingue allora un vero fenomeno? Forse dovremmo semplicemente far vedere a tutti ciò che siamo davvero. “Nello specchio una leggenda, non narcisismo” dice Lalong nel suo feat in Dipinto di blu.

Fenomeno è considerabile come il primo vero disco personale di Fabri Fibra, cioè quello in cui il personaggio lascia cadere la maschera e spiega il motivo del malessere buttato nei dischi. Ma è anche un manifesto del mondo moderno, del linguaggio in codice dei giovani che taglia fuori chi non sta al passo, di chi non è un fenomeno e della consapevolezza del tempo che vola. E la paura, narrata nell’intro del disco, di non essere più all’altezza, di essere troppo vecchio, dato che in Italia vi è l’immaginario comune che il rap sia solo per i ragazzini.

Il tempo vola, come ha detto per un minuto consecutivo Fibra nella quarta traccia, allora occorre sapere che il rap sta acquisendo una sua identità e, permettetemi l’off-topic, l’articolo che state leggendo è scritto da un ragazzino che è cresciuto con il rap.
“Le ventenni vanno a letto con i vecchi per pagarsi le borse di Gucci”, citazione tratta da Pamplona, traccia con i Thegiornalisti, parla dei giovani, ma dovrebbe essere presa in considerazione soprattutto dai «grandi», giusto per avere coscienza di come si muove il mondo.
Fibra è “un eroe della scena, come nei fumetti”. Un eroe umano che combatte contro i nemici, contro se stesso, le parti di sé che non ama e contro il suo passato, “il nemico nascosto nel buio è sempre esistito”.
“I nemici quante energie mi tolgono, tu pensavi fosse un sogno, e invece no”, Fibra sognava di fare il grafico, poi ha capito di non esserci portato e ha fatto musica, ciò che sa fare meglio. Pensava di poter essere sempre al top, che i suoi colleghi avrebbero capito la fatica impiegata nel portare il rap in alto, invece no. Fabri Fibra è costretto a mangiarsi “una dose quotidiana di merda ogni giorno”.

Fenomeno è un disco in cui Fibra ha potuto scegliere di mettere a sedere tutti i fenomeni, ma lo ha fatto con il cuore in mano, senza filtri dati da metafore, giochi di parole o nomi fatti per richiamare immagini. Una comunicazione hip hop in lingua “volgare”, nel senso originale del termine. L’unica citazione chiara ad essere presente all’interno dell’album è quella fatta al fratello Nesli a cui dedica una canzone che racconta il dolore del rapporto finito male con lui, l’impotenza di questa situazione e l’ingiustizia che Fibra subisce da parte di Nesli per l’odio che quest’ultimo manifesta verso il fratello. Per cui nessun nome allo scopo di evocare immagini forti, ma “semplicemente” un unico nome allo scopo di rivolgersi proprio alla persona nominata.
Oltre a questo nuovo mood dell’artista, mai usato in precedenza, anche il suono spazia molto, lasciando sorpresi e confermando ancora la capacità di Fibra di sapersi rinnovare artisticamente. Oltre a questo è curioso e lascia di sasso, come l’intera traccia, una frase d’astio rivolta alla madre, “perdono mamma, ma questo è il karma”: Fibra non vuole più tornare a casa e vuole comunicare il malessere che provava in famiglia. Fenomeno è l’evoluzione artistica e spirituale del suo autore.

Fibra ci aveva già provato a raccontare il malessere in famiglia ma, in passato, la frase “perdono mamma”, continuava gnegnegnegne. Questo disco merita l’ascolto perché non è solo un disco importante per il rap o l’hip hop, ma è un manifesto artistico.

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Tyrone Nigretti
Mi chiamo Tyrone, vivo a Milano ed ho 21 anni. Ho iniziato ad ascoltare il rap perché rispecchiava la mia persona: il rap dice le cose nello stesso modo con cui amo dirle io, in modo pungente ed efficace. Le prime recensioni le ho scritte con il desiderio di spiegare il rap e di dare un'interpretazione che desse peso e importanza ad ogni parola scritta nei testi. Questa passione si è intensificata a tal punto da desiderare di poter lavorare con il rap e per il rap. Grazie al rap, dal quale sono stato in qualche modo ispirato, ho scritto il mio primo libro: Fattore H, edito da Rizzoli.