Mario Venuti: «Questo è il mio motore di vita»

181
0

È un disco pop. E lo ripete con orgoglio, Mario Venuti, a proposito del suo nuovo Motore di vita, che viene presentato in un instore tour offrendo un assaggio di quello che più compiutamente sarà rappresentato dal vivo quest’estate con la sua band composta da Donato Emma alla batteria, Luca Galeano alle chitarre, Pierpaolo Latina alle tastiere e Antonio Moscato al basso. Una data sicura è quella già fissata in giugno per il Festival di Parco Dora a Torino.

Nel nuovo disco, registrato a Catania, dove l’artista risiede stabilmente, troviamo tracce che mettono in risalto sensazioni e pensieri terreni, differentemente dai temi sociologici che trasparivano nel precedente capitolo discografico Il tramonto dell’Occidente. Qui è il corpo che esulta, un corpo sempre in movimento che si riscopre nella danza (Caduto dalle stelle) e nei sapori (Conservare in luogo fresco), nella percezione della musica e dell’amore (Lasciati amare), nelle meraviglie del viaggio e del creato (Tutto questo mare), nella consapevolezza che ognuno di noi ha il potere di dare un carattere al mondo (Spirito del mondo).
Testi scritti e elaborati con l’amico di sempre Pippo Rinaldi in arte Kaballà, dove non entrano gli argomenti di uso corrente, quelli legati all’attualità politica, anche se a questi argomenti Mario Venuti non si sottrae: «In questi giorni non posso fare a meno di pensare alle vittime di quel bombardamento in Siria, pensare a quei bambini soffocati dai gas mi fa sentire male. E pensare che in Siria ci ero stato poco prima che scoppiasse la guerra, ho fatto in tempo a vedere Aleppo in tutta la sua bellezza».
Viaggi che l’artista ama affrontare: «Ho viaggiato parecchio, dal Brasile a Cuba fino all’Africa e l’Oriente. Ma come canto in Tutto questo mare avverto il tentativo trovare nel viaggio un cambiamento, in realtà non facciamo altro che portare in giro noi stessi per il mondo, il viaggio ti cambia, ma non possiamo pensare che attraverso il viaggio diventiamo altre persone, ovunque saremo sempre noi».
Per quanto riguarda l’aspetto musicale Venuti pensa ai Beatles, al suo Brasile e soprattutto a Lucio Battisti: «Più precisamente a quello con i testi di Pasquale Panella, con quei giochi di parole forse colti ma anche molto ironici. E Battisti che usava frasi elettroniche a dir poco ostiche, eppure i due hanno inventato uno stile ancora oggi preso ad esempio per molti». Nuove canzoni che apparentemente non si occupano di temi sociali, come per la canzone Non è peccato scritta una decina di anni fa per Syria dove l’evoluzione del costume e il rinnovarsi dei valori nella comunità cambiano la nozione di peccato: «Parlo dei temi eticamente sensibili che cambiano con il tempo e vengono a poco a poco sdoganati, cose che anni fa sembravano inaccettabili con l’evoluzione del costume diventano normali. Per esempio le unioni civili, le unioni tra gay e il tema del fine vita. Tutto questo in Italia è più difficile da conquistare anche per la forte presenza della chiesa, mentre nei paesi socialmente evoluti come Canada e Svezia queste cose sono state sdoganate».

CONDIVIDI

Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here