Marianne Mirage: «La mia musica tra Iggy Pop e Action Bronson»

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Marianne Mirage è la piacevole sorpresa dell’ultimo Festival di Sanremo: non tanto per il piazzamento, visto che è stata esclusa dalle nuove proposte, ma per la voce e il sound che la contraddistinguono. Una voce calda alla Amy Winehouse, ma che può ricordare anche la nostrana Carmen Consoli.
Giovanna Gardelli all’anagrafe, tanti viaggi nel corso della sua vita e una presenza fissa dentro le sue canzoni. Dopo due rinvii finalmente la vediamo in concerto all’Auditorium di Roma, dove ci presenta il suo ultimo EP, Le Canzoni fanno male, pubblicato in concomitanza con il Festival sanremese. Prima del concerto l’abbiamo incontrata nel backstage.

Cosa ti ha lasciato l’esperienza del Festival?
L’esperienza del Festival la ricordo come una grande emozione perché è una bella tappa per chi fa musica e quindi ad ogni modo è una bellissima esperienza e segna anche la maturità di un’artista. Vuol dire che quello che ho fatto fino ad ora andava bene… e in più, anche se c’è stata un’eliminazione veloce, pensavo che la canzone fosse inappropriata e invece poi nelle radio è stata molto passata e molto seguita quindi significa che aveva bisogno di più tempo per essere capita ma che comunque era la direzione giusta. Sono comunque felice, è un bel momento perché la mia ricerca sonora di musica soul però datata alla musica anni ’60 italiana è piaciuta e sta piacendo, quindi a maggior ragione mi trovo con la voglia di suonare con la band: abbiamo trovato un bellissimo sound insieme. Il live racchiude due momenti: uno chitarra e voce, che risulta molto più immediato, e quello con la band, che invece racchiude la ricerca che faccio a livello sonoro.

Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato di più?
Ho tantissimi punti di riferimento e sono i più impensabili. Vado da Iggy Pop e Stooges, specie il loro primo disco Fun House, fino ad Action Bronson, quindi la musica hip-hop. Non ho mai un solo riferimento. I miei ascolti variano anche da lingua a lingua: c’è Stromae che per la lingua francese è un punto di riferimento come lo è stato il sirtaki da piccola quando ascoltavo musica greca. Le contaminazioni sono tantissime e di diverse ispirazioni.

Sperimenti anche un genere come l’hip hop?
Ho fatto un featuring con LowLow sulle note di Io ti ammazzerei, mentre Lo so cosa fai vede Elijah Hook, un ragazzo che ho conosciuto a Berlino. La matrice comune è il blues. La vera ricerca mia è proprio quello cioè tradurre la musica pop con quella goccia di blues che non manca mai. Le canzoni fanno male, ad esempio, potrebbe essere un bellissimo testo blues. Anche l’hip-hop fa parte della stessa malinconia dello stesso disagio del blues.

In un’altra intervista hai criticato i talent, dicendo che il musicista è come il mestiere di chi fa il pane la mattina…
Non mi piace la musica gratta e vinci, credo che i talent ti diano tanta popolarità se li usi nel modo giusto. Prima della popolarità una persona deve capire cosa vuole dire, cosa ci vuole fare con la musica e che messaggio vuole dare alle persone. Non dico che sbaglia chi fa i talent per carità, è anche una sfida. Penso che la gavetta poi la fa anche chi va ai talent. A me però piace la gavetta con tantissimo sacrificio… è lo stesso sacrifico di chi si alza la mattina per fare il pane.

Come stai affrontando questa popolarità?
Sono molto serena nel modo di comunicare e credo che adesso la strada sia in discesa, perché mi sono fatta conoscere per quello che sono.

E per il futuro invece?
Sto scrivendo il disco nuovo. Ci tengo che i dischi siano fonte d’impegno e di maturità. Piano piano sta comparendo la mia maturità musicale e quindi avrò la dedizione per lavorare molto bene al prossimo disco.

Come sta andando il tour?
Sono soddisfatta. Sono anche contenta di avere un bel riscontro social: l’affetto non lo si riceve solo nei concerti, ma anche giorno dopo giorno ad ogni vittoria che la curva Mirage ottiene… è sempre inaspettato per noi artisti emergenti e soprattutto indie.

In futuro con qualche artisti ti piacerebbe suonare o collaborare?
Adesso ho aperto il concerto dei Baustelle a Milano, ero quasi agitata più per quello che per Sanremo. Adesso ho saputo che aprirò il concerto di Patti Smith. Ricordo che tornando da scuola in bicicletta cantavo sempre Horses. Di duetti invece ne ho fatto uno con gli Ex-Otago che si chiama Mare. Di italiani mi piacerebbe collaborare con Mannarino oppure Carmen Consoli, che trovo stupenda.

Finita l’intervista Mirage sale sul palco per un live intimo e caldo. Ottima sinergia con la band e grande affiatamento tra i musicisti. Mirage esegue i pezzi dell’ultimo EP e del suo primo album, alternati da molte cover. Tra tutte la più intensa è stata Jesus Loves Me di Whitney Houston, Cogli la mia rosa d’amore di Rino Gaetano e Hit the Road Jack di Ray Charles, col quale ha chiuso il concerto.
Una cantante che sicuramente farà strada, ma prima di tutto è una ragazza umile e volenterosa, col suo sogno che si sta realizzando e merita, senz’ombra di dubbio, di imporsi di diritto nel panorama musicale italiano. Le sua canzoni fanno bene a noi che le ascoltiamo.

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Nasce a Roma nel 1989 pochi mesi prima che cada il muro di Berlino. Studente di Storia, non religioso, beatlesiano convinto. Fino al 2015 ha gestito la webzine Robadarocker.com. Poeta a tempo indeterminato, rockettaro nel cuore, ama scrivere di musica.

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