Gli ultimi giorni dei Beatles

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Negli Stati Uniti il 3 febbraio è ricordato come il giorno in cui morì la musica. Fu quella notte infatti che, nel 1959, persero la vita in un incidente aereo Buddy Holly, Richie Valens e The Big Bopper. Per un fan dei Beatles il 10 aprile, seppur con le dovute proporzioni, rappresenta un anniversario molto simile.

Fu proprio il 10 aprile che Paul McCartney, attraverso un comunicato stampa scritto per promuovere il suo primo album da solista, McCartney appunto, annunciò lo scioglimento dei Beatles. Nel comunicato, strutturato come un’intervista a se stesso, McCartney disse che i quattro erano irrimediabilmente divisi: divisi musicalmente, divisi per motivi economici e divisi per motivi personali. Lapidaria fu la risposta alla domanda che gli chiedeva se lui e Lennon avrebbero più scritto e composto musica insieme: una semplice sillaba, no.

I Beatles in quel periodo erano delle entità completamente distinte: Lennon aveva appena fondato e debuttato dal vivo con la Plastic Ono Band, Paul stava per lanciare McCartney, George e Ringo stavano prendendo strade diametralmente opposte. Il loro ultimo incontro in studio risale al 3 febbraio quando registrarono I me mine, brano di Harrison inserito in Let it be, il disco in preparazione in quel momento, l’ultimo che uscirà. Dal punto di vista legale erano rappresentati da Allan Klein, che fu manager dei Rolling Stones, e, seppur apprezzato da Lennon, Harrison e Starr, non ebba mai l’appoggio di McCartney, il quale gli dedicò la pungente You never give me your money, contenuta in Abbey Road.

Ma come si arrivò alla rottura definitiva? Grazie al materiale raccolto da David Browne per il libro Fire and Rain: The Beatles, Simon & Garfunkel, James Taylor, CSNY and the Lost Story of 1970 è possibile ricostruire i loro ultimi giorni e ciò che portò al comunicato di McCartney:

-20 marzo: Allen Klein chiede alla EMI di ritardare l’uscita di McCartney il 17 aprile. Con l’uscita dell’album Let it be prevista quel mese, e Ringo che stava per far uscire il suo album solista, Klein è preoccupato per la quantità di materiale dei Beatles che sarà presente nei negozi.
-23 marzo: Ignorando la manovra di Klein, Paul finisce McCartney negli studi della EMI. Lo stesso giorno, Klein incontra personalmente la EMI e ripete le sue richieste, condivise degli altri Beatles. La EMI accetta di rinviare l’uscita di McCartney.
-31 marzo: John e George scrivono una lettera a Paul per spiegare le loro azioni: «Abbiamo pensato molto al tuo LP e a quello dei Beatles ed abbiamo deciso che è stupido per la Apple far uscire, nella stessa settimana, due grandi album. Ci spiace, non è nulla di personale». Più tardi, quello stesso giorno, Ringo consegna a mano la lettera a Paul. Il bassista rimane scioccato, gli urla addosso di tutto obbligandolo ad andare via. «Mi sono veramente arrabbiato quando Ringo mi ha detto che, secondo Klein, il mio disco non era pronto», dice Paul nella sua dichiarazione giurata alla corte. Ringo convince John e George a lasciare che l’album di Paul esca nella data prevista e di ritardare l’uscita di Let it be di un mese.
-1 aprile: Phil Spector, assunto da Klein per finire Let it be, aggiunge delle sovraincisioni di archi, arpe, un coro e una batteria supplementare a The long and winding road, senza che McCartney ne fosse a conoscenza.
-7 aprile: Gli avvocati di Paul annunciano l’uscita di McCartney e i quattro Beatles decidono di incontrarsi, per la prima volta dopo mesi, per discutere di quel che diventerà il film Let it be. Lo stesso giorno, il comunicato stampa/intervista di Paul, di cui gli altri Beatles non sono a conoscenza, è consegnato all’ufficio stampa della Apple, pronto ad essere distribuito in allegato con le prime 100 copie di McCartney.
-8 aprile: delle copie dell’intervista di Paul vengono consegnate a mano all’Evening Standard ed al Daily Mirror, ai quali viene posto un embargo di due giorni.
-9 aprile: con un giorno d’anticipo, il Daily Mirror fa uscire un articolo nel quale si dichiara che Paul ha lasciato i Beatles.
-10 Aprile: l’annuncio di Paul diventa globale e i fan circondano il quartier generale della Apple. Un reporter dichiara: «L’evento è così importante che gli storici potrebbero ricordarlo come una pietra miliare nel declino dell’impero britannico». Lo staff di McCartney comunica alla Apple l’annullamento della riunione prevista con gli altri Beatles.
-16 aprile: colpito dal modo in cui i fan hanno reagito alla rottura dei Beatles, Paul chiama Ray Connolly dell’Evening Standard per un’intervista affermando che la presenza di Yoko Ono ha avuto un ruolo importante nelle tensioni del gruppo. «Non volevo lasciare i Beatles» dice «I Beatles hanno lasciato i Beatles. Ma nessuno voleva essere quello che avrebbe detto la festa è finita».

Da quel momento i Beatles hanno smesso di essere una band (anche se probabilmente non lo erano già da diverso tempo) e sono diventati, semplicemente, leggenda.

Fonte: Rolling Stones

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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l’Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.

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