Morgan: “Amici” è uno zombie-talent, i ragazzi sono schiavi

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Festival della Parola

Con un collegamento in diretta su Facebook durato oltre mezz’ora, Morgan ha dato la sua versione dei fatti sulla sua fuoriuscita da Amici. A tratti è andato giù molto duro, mettendo a nudo una realtà che già si conosceva, ma che raccontata da uno che l’ha vissuta dal di dentro testimonia quanto i talent abbiano ormai esaurito il loro ruolo e soprattutto il nulla assoluto sotto l’aspetto artistico che vi è dietro.

Ma ecco un’ampia sintesi dell’intervento di Morgan: «Inutile soffermarsi sul fatto che i ragazzi sono manipolati. Si tratta di un programma televisivo, quindi è tutto manipolato. Il talento di questo ragazzi ai signori che da qui in avanti chiamerò i Cattivoni non importa niente. Il loro unico interesse è arricchirsi, fare soldi. Il problema è che quando sono là dentro li trattano come si trattavano gli schiavi sui galeoni. Lì dentro non ci sono pianoforti, non ci sono nemmeno le finestre.
«Prendiamo Thomas, che ha un grande talento: lui ha 16 anni. Io non sono mai potuto entrare in contatto con lui, perché mi dicevano sempre che era a scuola, ma non era vero. Il fatto è che siccome è molto puro e intelligente, bisognava tenerlo lontano da me per evitare che lo plagiassi. A loro non frega niente di sviluppare un senso critico o una personalità musicale. Chiaramente una persona come me è malvista, perché l’obiettivo dei Cattivoni è quello di plagiare e tenere sotto controllo costante tutti quanti. Li trattano come burattini disanimati. Devono essere incatenati. Da un capannone all’altro venivano letteralmente trascinati.
«Hanno strumentalizzato l’atteggiamento dei ragazzi per una questione di mobbing nei miei confronti, per rendere possibile un pubblico linciaggio. Basta guardare le due puntate già andate in onda e la prossima, che in realtà è stata registrata domenica scorsa, quindi ci sono ancora io: è un linciaggio contro una persona che non ha fatto niente contro di loro, ma ha semplicemente cercato di mettere a diposizione di tutti la propria competenza, la sua passione. Non solo non mi hanno consentito di lavorare, ma una volta messo in onda sono stato linciato e sbranato.

«Voglio provare a raccontare cosa è successo realmente. Stando lì ho provato un brivido molto horror. Ho scritto anche un racconto, che avrà un seguito: si intitola “Nemici”. Tutto è confezionato come se fosse un film, con tanto di sceneggiatura e tagli. Il fine era farmi apparire un pessimo elemento, una specie di mostro. Volevano censurarmi, avvilirmi, spaventarmi, ma nonostante tutto non sono riusciti a strapparmi l’anima e la voglia di combattere usando armi che si chiamano canzoni o sonetti mitragliatore. Nel tentativo di crocifiggermi si sono resi ridicoli, confermando quello che fino a quel momento per me era stato un sospetto, cioè che fosse il regno del vuoto. Anzi, dico di più. Quello è un cimitero, il cimitero delle idee. Le loro, ammesso che ne avessero, sono morte da un pezzo. E quelle di chi ancora ne ha vengono uccise sul nascere. Ecco perché trionfano la paura, il panico, la freddezza. Tutto è gelido e spoglio, quei corridoi sono desolatamente spogli. Io credo che Mediaset sia responsabile del terribile abbassamento culturale che c’è stato nel nostro paese negli ultimi 20 anni.
«Sono voluto entrare nel palazzo per toccare con mano, e sono rimasto sconvolto da questi uffici gelidi, senza foto e senza piante, sale prova senza pianoforte. L’arte nasce sempre dalla vita, e lì la vita non c’è. Gli studi non hanno finestre. Una capatina prima o poi dovrebbe farcela un assistente sociale per verificare le condizioni psichiche di questi ragazzi. Lì dentro non sono rispettate le regole fondamentali dello stare al mondo in modo civile. Lì c’è schiavitù, manipolazione di minori. E c’è molta paura. Lo chiamerei lo zombie talent.
«Un forte clima di ostilità l’ho percepito fin dalla prima puntata. C’era sempre una grande aggressività nei miei confronti: proveniva da vari settori ed era sempre contraddistinta da una forte carica di pregiudizio. Secondo me faceva parte di un copione. Io di solito so reagire alle frecciatine che lanciano questi personaggi scadenti che fanno da arredamento in tutti gli show televisivi. Ma in questo caso la mia sensazione era diversa, ero come un bersaglio costantemente sotto tiro, cresceva il volume dei cori, aumentavano i fuori programma. Tutto era diverso da quello che avevamo concordato, i ragazzi non seguivano le mie indicazioni. Piccoli dettagli, magari, ma che nell’insieme stravolgevano le mie ciò che avevo in mente. Insomma, loro volevano mandare in scena burattini disanimati, senza empatia, senza nulla, senza quel pizzico di necessaria follia. C’era solo superbia, prevaricazione, indisponenza, pesantezza.
«Insomma, hanno cercato di sabotarmi in ogni modo, con interventi a gamba tesa. E ovviamente il mio disagio cresceva. Questo faceva crescere anche il volume della mia voce, facendo sembrare rozzi i miei discorsi. Ma mi ci hanno portato loro, i Cattivoni. Alla fine sembrava tutto estremamente violento. Tutti erano contro di me, col consenso agghiacciante della padrona di casa, che non ha mai fatto una piega. Anzi, a un certo punto ci si è messa anche lei, elegantemente ma neanche troppo.
«Mi ripetevo: mamma mia che paura, che incubo! Ma dove cazzo sono? Che paura, che schifo, che brutta cosa! È lì che ho capito che dovevo andare via, che stavo rischiando di brutto, che mi stavano torturando.

Alla fine l’unico scontento ero io, gli altri andavano a brindare negli uffici facendo comunella. Tutti mi dicevano: “Grande, sei un grande, che figata!” E io mi domandavo perché? Io in realtà volevo solo proteggere i ragazzi, ma non me lo hanno permesso. Per i Cattivoni ero uno eversivo, uno pericoloso, un bersaglio mobile. Allora perché ringraziarmi?

«Il problema vero è che a un certo punto questi si sono cagati addosso. Perché loro mica vogliono svegliarla la gente, a loro il sistema va benissimo così. Semmai c’è da domandarsi perché mi hanno chiamato, lo sanno perfettamente come sono fatto, cosa penso. Non mi sono mai nascosto. L’anno scorso mi hanno fatto fare le lezioni su Luigi Tenco, mi hanno fatto suonare Bach. Quest’anno cosa è successo?

È chiaro che il tutto si basa su un pubblico affetto da ADD, Attention Deficit Disorder, cioè persone che non riescono a seguire un concetto per più di dieci secondi, persone a cui non si può parlare di album, ma neanche di canzoni che durino più di un minuto e 40, perché skippano, skippano, skippano.
«A questi ragazzi bisognerebbe insegnare che il successo è una conseguenza di una qualche abilità. Non può venire prima la ricerca del successo ad ogni costo, per di più se sprovvisti di qualsiasi capacità. Questi ragazzi sono molti giovani e sono disposti a qualsiasi tipo di condizionamento, ecco perché ruolo corretto  di un adulto sarebbe fornire loro gli strumenti per poter sviluppare un minimo di senso critico».
Alla fine del suo lungo discorso, Morgan si alza e suona qualcosa al piano. Prima accenna un ironico Ave Maria, poi passa a Perfect day di Lou Reed… Chissà se Emma, che prenderà il suo posto come coach di Amici, ne conosce il significato più profondo?

NEMICI di Marco Castoldi

Posted by Morgan on Mittwoch, 12. April 2017

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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: “Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi”.

2 COMMENTI

  1. E’ vero, in questi programmi di talent non fanno mai ascoltare canzoni che parlano di giustizia sociale forse perché hanno paura che i giovani capiscano molte cose sul potere , se non è vero perchè non fate ascoltare qualche brano di Bertoli, Guccini Augusto Daolio ( NOMADI ) ECC.

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