“Trieste calling the Boss”, cinque giorni di eventi dedicati a Bruce Springsteen

Il capoluogo giuliano si ripropone per il sesto anno consecutivo quale punto di ritrovo primaverile per gli springsteeniani di tutta Europa. Un week end “dilatato” a cavallo tra aprile e maggio con eventi acustici, elettrici e persino un concerto gospel in una chiesa evangelica luterana. Tra i big che chiuderanno le serate la Treves Blues Band, Graziano Romani, Francesco Piu, Bill Toms, Miami & the Groovers, Frank Get e Anthony Basso

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“I wanna see you smile!”: parafrasando un verso della versione “brucesca” del ben poco allegro brano di Alan Vega buonanima (ai tempi degli ancor meno ridanciani Suicide), Dream baby dream, il Trieste calling the Boss torna anche quest’anno con la sua sesta edizione.

“Vogliamo vedervi sorridere!”: è questo l’esplicito obiettivo degli organizzatori della cinque giorni in programma nel capoluogo giuliano dal 27 aprile al primo maggio con una lunga serie di eventi, concerti, appuntamenti e sorprese. Sorta di raduno nazionale springsteeniano di primavera, in grado ormai di rivaleggiare “amichevolmente” e quasi ad armi pari con i più consolidati Glory Days in Rimini (voluti da Lorenzo “Miami” Semprini che ancora oggi ne è il deus ex machina a fine settembre di ogni anno), l’evento organizzato dall’Associazione Trieste is Rock si ripresenta anche quest’anno in grande spolvero con un programma fitto e diversificato.

In origine, parliamo della preistoria solo per fare i debiti confronti, esistevano infatti solo eventi random e occasionali. Genuini, affollati, intensivi. Ed era già grasso che colava. In un’epoca caratterizzata da una passione springsteeniana quasi carbonara, ci riferiamo al periodo a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta (un po’ come oggi, caratterizzato magari dalla massima esposizione dell’artista ma anche da un seguito più presenzialista e fin troppo religiosamente devoto, spesso ben poco propenso all’approfondimento) andarono in scena succose serate-omaggio, singole ma ad altro spessore qualitativo, sull’asse RomaFerraraBergamo. Come dimenticare le feste organizzate dal Rosalita Club al The River Club, guarda caso…, di Sant’Omobono in Val Imagna? Oppure le nebbiose occasioni di confronto nella profonda periferia romagnola tra pizze fatte in casa e bootleg di straforo? Il tutto condito da mercatini, scambi e raffiche di esibizioni di artisti e gruppi che, in epoca ancora (fortunatamente) orfana di tribute band, proponevano materiale autografo condito “anche” da un sacco e una sporta di cover ricche di personalità. E come dimenticare anche Concordia Sagittaria nel 1994 o Monfalcone nel 1995 (500 presenze da tutta Italia in un centro commerciale “occupato” per l’occasione). Ma, molto più recentemente, meritano menzione anche Reggello, Modena, i Raise your hand in Montelupo Fiorentino e i raduni napoletani curati da Pink Cadillac Music.

Solo nel 1999 con i Glory Days, tuttavia, venne raccolta l’eredità delle precedenti iniziative pionieristiche, attirando appassionati da tutta la penisola, per poi valicare i confini nazionali e richiamare presenze persino dal New Jersey. Un evento che, a livello continentale (e forse non solo), riesce ancora oggi a convogliare in assoluto il numero più alto di fan.

Ordunque, l’attivissima Associazione Trieste is rock (gli stessi del “magic bus” e del nostalgico Zurigo, 30 anni dopo tra reduci, andato in scena il 16 aprile 2011 in un locale della città di San Giusto) nel 2012 anticipa di un mese il concerto giuliano di Springsteen allo stadio Nereo Rocco, dando vita a un interminabile party tra filmati, rarità e dj set a tema, prima dei live di artisti locali seguiti da un gran finale affidato alla piemontese Spring Street Band. E proprio da lì si sviluppa una tradizione che quest’anno si ripete ancora una volta con arrivi in massa da tutte le regioni tra le convenzioni per dormire e quelle per i pasti, locations sempre diverse ed eventi free con pacchetti speciali per le situazioni a pagamento. Più una gigantesca caccia il tesoro tematica per “die hard fan” già avviata da qualche giorno.

Battesimo a entrata libera giovedì 27 aprile al Serra Hub con un avvio di prospettiva folk e cantautorale acustica grazie a cinque artisti del Friuli Venezia Giulia (Basic Us, Andrea Belgrado, Matteo E. Basta, Eliana Cargnelutti e Paola Rossato) prima del gran finale riservato al r’n’r di Daniele Stallone & His Loud Roll Shuffle.

La serata successiva, oltre ad approdare su un fronte decisamente più elettrico e con biglietto d’ingresso necessario, si trasferirà al teatro Miela per un’apertura affidata a tre band triestine (Grinders, Road junkers e The enema bandits) che introdurranno i set dei riminesi Miami & the Groovers (la band di Semprini, a confermare i rapporti idilliaci sull’asse Venezia GiuliaRomagna) e quello del bar-combo al calor bianco di Bill Toms, ex chitarrista degli Houserockers di Joe Grushecky.

Sabato 29 aprile ancora cambi palco a raffica al teatro Miela con la rodatissima coppia giuliano-friulana composta da Frank Get e Anthony Basso (ospiti ormai abituali dello Stone Pony di Asbury Park) ad aprire le danze, prima dei main set affidati a Graziano Romani (esordio ufficiale con la nuova band e tappa inaugurale dell’album Soul crusader again, nuovo capitolo delle interpretazioni springsteeniane dell’artista emiliano che uscirà il 19 maggio successivo) e alla Treves Blues Band, reduce dal plaudente e per nulla scontato bagno di folla in occasione del concerto al Circo Massimo della E Street Band datato 16 luglio 2016. Una carriera che si avvicina al mezzo secolo per il Puma di Lambrate che, affiancato anche dalla chitarra di Alessandro Gariazzo, nobiliterà ulteriormente la rassegna in attesa della prevedibile jam session finale con Romani & co.

La quarta e penultima giornata, domenica 30 aprile, si aprirà invece nel primo pomeriggio con la seconda edizione di “C’mon rise up – Rock meets gospel”, suggestivo evento nella locale chiesa evangelica luterana con una backing band e il coro gospel Soul Circus diretto dal maestro Massimo Devitor ad accompagnare gli artisti impegnati a interpretare brani “non solo” di Springsteen: Raffaele Pastore, Powlean, i già citati Basso & Frank Get e Stallone, nonché lo stesso Devitor. Tra questi, anche il torinese Renato Tammi che, alla guida della sua Spring Street Band, in orario serale sarà successivamente protagonista elettrico in riva al mare sul palco dell’Ausonia Beach Club dove l’apertura sarà invece affidata ai giovanissimi concittadini The Mons e ai beniamini di casa Brazos Black Suit Trio per una notte “Born to run & Born in the Usa start to finsh”.

Commiato impegnativo a partire dall’ora di pranzo del 1. Maggio con una grande festa “grigliata” ancora all’Ausonia dove, a rotazione e ad oltranza, si esibiranno i torinesi Wooden Brothers (progetto parallelo del solito Tammi e del chitarrista Antonio Tedde), i triestini On the road e Powlean, i riminesi Nashville & Backbones e lo straordinario bluesman sardo Francesco Piu a chiudere prestigiosamente le danze dal main set.

Infine, a partire da questa edizione 2017, Trieste calling the Boss si presenta anche in inedita versione “on tour” andando a toccare altre due città attraverso altrettante anteprime acustiche preliminari, entrambe a ingresso gratuito. Il primo è in programma già questo venerdì, 14 aprile, al R. Bar di Monfalcone dove a partire dalle 20.30 si svolgeranno i mini set introduttivi della caprivese Federica Crasnich e dei friulani Dario SN ed Eliana Cargnelutti. Gran finale tutto sulle spalle di Anthony Basso, reduce dall’ennesima partecipazione al prestigioso Light of Day Benefit ad Asbury Park, NJ.

La seconda andrà invece in scena al Birrificio Antica Contea di Gorizia venerdì 21 aprile e vedrà sul palco il combo strumentale c&w isontino Filthy Duo capitanato da Norby Violano che introdurrà i ravennati Hernadez & Sampedro.

L’intero programma della manifestazione, unitamente ai pacchetti speciali, alle convenzioni e alle tipologie di biglietti, è disponibile sul sito www.callingtheboss.it.

Vogliate gradire!

Davide Van De Sfroos sul palco nel 2016 (foto di Marta Barnabà)
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Daniele Benvenuti, triestino, classe 1968. Laureato in Scienze politiche, è giornalista professionista con ormai cinque lustri abbondanti di attività sulle spalle tra carta stampata, video e radio. Studioso di “popular music”, nonché autore di una monumentale tesi in Sociologia delle comunicazioni di massa (Sociologia della musica: Il rock e la comunicazione tra fan), tra le sue produzioni editoriali predilige biografie e monografie come quelle già dedicate a Bruce Springsteen (quasi tremila gli iscritti allo specifico gruppo Facebook ‘All the way home’) o ad atleti di prestigio. Già responsabile di uffici stampa nelle massime categorie sportive nazionali, attivo nel mondo del volontariato, è specializzato anche nella promozione di rassegne musicali ed eventi sportivi. È vicepresidente vicario dell’USSI FVG. Una casa letteralmente invasa da migliaia di vecchi vinili, musicassette, cd, stampe, locandine, foto e libri specializzati (tutto classificato con maniacale precisione…). Le sue opinioni costituiscono il sunto di quasi trent’anni di ascolto critico, archiviazione metodica, viaggi sgangherati e una caccia spasmodica alla “scaletta perfetta”.

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