La barca di Rachele Colombo va… va… va

Dai manoscritti originali del 700 l’ex cantante degli “storici” Calicanto elabora una nuova, eccellente e raffinata nella sua semplicità, riproposta delle canzoni da battello veneziane.

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Rachele Colombo

Cantar Venezia – Canzoni da battello (book nota)

Voto: 9

“Venezia è un misterioso caleidoscopio e tutto dipende dal punto di vista con cui la sia guarda.” Quello, fascinoso, movimentato, coloratissimo, viscerale, di Rachele Colombo le viene dalla lunga – un percorso iniziato nel 2009 con l’esibizione al Festival VeneziaInCanto – ricerca dedicata alle canzoni da battello del 700 veneto. E dalla loro rielaborazione, analisi, riproposizione nella tonalità più adatta alla voce così immediata della ex cantante degli “storici” Calicanto e del duo Archedora.
Il punto di partenza è ancora antecedente e sta nel pregevole lavoro di ricerca operato da Sergio Barcellona e Galliano Titton e confluito nel ponderoso volume Canzoni da battello (IEI, 1999), che ne raccoglie oltre 500. L’attuale punto di arrivo è un magnifico doppio cd – distribuito nelle librerie da EDT – che porta lo stesso titolo e ne propone 40 nella “limatura” moderna e serena di Colombo.
Quattro gli obiettivi di questa riproposta, che dovrebbero essere, mutatis mutandis, i medesimi di ogni rielaborazione di materiale della tradizione storica del patrimonio popolare. Li elenchiamo come li scrive Rachele sul ricco booklet (66 pagine, con presentazione, partiture e testi in lingua, che però sarebbe stato meglio “tradurre” in italiano): 1) la divulgazione e riappropriazione dei canti attraverso una fruizione facilitata che ridia popolarità a un genere divenuto colto; 2) la possibilità di essere ricantati da cantanti non necessariamente professionisti; 3) la possibilità di essere risuonati semplicemente con una chitarra attraverso la trascrizione degli accordi come fosse un canzoniere; 4) la valorizzazione dei testi cantati con un’impostazione vocale non lirica che ne facilita la comprensione.
Il risultato è quasi sorprendente. Piacevole e scanzonato, con una strumentazione attuale e insieme vicina al gusto di allora – chitarra, mandola, tamburello, flauto, archi campionati… – e con i giusti arricchimenti strumentali e momenti corali. I testi sono bozzetti schietti e immediati, senza infingimenti, che riportano l’eco potente della coeva commedia dell’arte e ci fanno vivere luoghi, atteggiamenti, scherzi, pettegolezzi, corteggiamenti, ironie, amori, mestieri, rapporto con la natura e tutti i sapori di una vita spesa all’aria aperta tra canali, calli, campielli e sotoporteghi. Arrivando persino, nella loro regionale internazionalità, a esprimersi in francese in “Tant de valeur/Que ne suis-je la fleur?”, affidate alla voce preziosa di Catherine Robin.
Sempre con la logica stringente della conclusiva “El tempo è passegier”: “ El tempo è passegier,/ la vita ex un balen:/ chi la vol spender ben/ bisogna alegri star./ Donca cantemo,/ magnemo e bevemo,/ e incaso che amemo/ l’amor sia per gusto/ no mai per penar.”
Sono proprio l’essenzialità “pulita” e la teatralità semplice, così come le piccole “deviazioni” più attuali, della lettura di Colombo a convincere. A dimostrare come l’amore per Venezia e il suo territorio possa scaturire anche da punti di vista diventati ormai inusuali, ma che sono molto più veri, rispetto a quelli che offrono i balconi delle murate altissime delle navi da crociera che incrociano oggi nei canali.

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Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente… Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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