Le cose che verranno. Terribili e belle

Vita normale di una donna speciale, che usa gli ostacoli per cambiare

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Le cose che verranno – L’avenir
di Mia Hansen-Løve
con Isabelle Huppert, Edith Scob, Roman Kolinka, André Marcon, Marion Ploquin
Voto 7/8

Nathalie è una professoressa di filosofia sui cinquanta: carattere di ferro, marito professore, madre infantile, allievo dotato. Tutto a un tratto la sua vita deraglia: la casa editrice di filosofia la rottama per le solite ragioni di marketing, il marito ha un’altra donna e va via, la madre capricciosa muore, l’allievo promettente sceglie di fare il filosofo anarco-coltivatore in campagna. In questo disgregarsi Nathalie emerge, signora della sua solitudine che pilota con pugno di ferro e molta disperata ironia. Esce da una vita ed entra in un’altra. “Mostri” a parte,  potrebbe essere un altro pezzo della vita di Elle di Verhoeven. E viceversa. Probabilmente il trait-d’union è Isabelle Huppert che fa Isabelle Huppert, e certamente il film di Mia Hansen Love è la variabile “femminile” del tema di Elle. Forse perché ai suoi personaggi la Huppert dà una forza di follia sorridente e una resistenza ai colpi che fa sempre pensare a una perversione di fondo. Il bello di Le cose che verranno è che mostra l’ovvio come noi fatichiamo a identificarlo nel nostro cinema senza buttarlo in burla e nel contempo lo smantella sottoponendolo alla critica della normalità, che è feroce ma insieme ironica e persino tenera: poi si rientra in una nuova normalità. Nel frattempo passano momenti di vera emozione. Anche tecnica: Orso d’argento per la regia a Berlino.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori