Michele Bovi

Note segrete

Graphofeel, pgg. 278, € 18,50

Suonava il sassofono nei complessi jazz della Romagna, il giovane Michele Bovi. Da allora l’improvvisazione l’ha lasciata tutta ai musicisti che si impegnano nel sound afroamericano, lui si è dedicato al giornalismo e alla televisione con un rigore e un puntiglio rari, diventando, tra l’altro, caporedattore centrale del Tg2 e responsabile dell’intrattenimento di Rai1.
Unica debolezza il fidarsi troppo degli artisti: ricordo – ero il produttore del suo fiore all’occhiello “Eventi Pop” – che si lasciò circuire persino da Little Tony, noto fanfarone. “Le riprese le facciamo tutte sulla mia Cadillac rosa”, aveva promesso il compianto “ragazzo col ciuffo”. L’auto però era a Torino dal meccanico, solo 15 giorni di attesa. Poi l’auto era a Treviso per uno spot pubblicitario, altri 5 giorni. Poi ancora a Bologna per non ricordo cosa, 8 giorni. Finalmente “l’auto è a Roma, organizza la troupe, si va a girare”, telefona Michele.

Da sinistra: Claudio Colasazza (tastiera), Nunzio Rotondo (tromba), Dario Rosciglione (c.basso), Gianni Iadonisi (sax tenore), Michele Bovi (sax baritono)

Arrivati a Roma, Tony ci dà l’appuntamento fuori città, da un meccanico. Lì c’è una collezione di moto d’epoca, per la gran parte vecchie, sgarruppate e non funzionanti. Ma alcune sono in buon ordine e anche di pregio: “facciamo con un’Harley”, dice Tony, “la Cadillac non si muove”. Morale: ho dovuto noleggiare al volo a Cinecittà una Cadillac rosa e obbligare la troupe a fare le riprese in un giorno in meno rispetto al previsto. Soldi spesi dalla Rai e recuperati in uno dei servizi successivi della trasmissione.
Quando scrive però Bovi ritorna quel tipo di giornalista meticoloso e fuori dal coro di cui si sente troppo spesso la mancanza, non solo in ambito musicale. Quello capace di raccogliere e far conoscere i “musicarelli”, autentici antenati del videoclip, brevi pellicole realizzate per quei poco fortunati video-jukebox denominati scopitone oppure cinebox di inizio 60. Quello in grado di denunciare plagi e scopiazzature senza infingimenti: il suo Anche Mozart copiava rimane il più completo – al 2004, edito da Auditorium per mio tramite – compendio di campionature, somiglianze, cloni e dintorni nella musica italiana.
Oggi Bovi arriva nei negozi con un’altra indagine al di sopra di ogni sospetto, solo anticipata in televisione con “Segreti Pop” e in altri interventi: ci parla degli Eroi, spie e banditi della musica italiana, come recita il sottotitolo di Note segrete, da poco edito per i tipi di Graphofeel. Con il suo abituale stile documentatissimo e brillante, corroborato da fotografie e testimonianze, ci propone una carrellata sulle sconcertanti connessioni tra gli artisti e i manager, certi agenti dei servizi segreti e la criminalità organizzata durante il periodo della nascita-boom della musica leggera e del rock di casa nostra.
Ogni locale notturno del dopoguerra ospitava delinquenti e informatori, spie e straordinari artisti, da Fred Buscaglione e Bruno Martino a Sergio Endrigo e Lucio Battisti. Non solo. “Nel 1974 al Parco Lambro di Milano per il Festival del proletariato giovanile attorno alla PFM, agli Area e a noi che ci chiamavamo Il Volo”, ricorda Vince Tempera, “c’erano più osservatori delle forze dell’ordine che appassionati di rock progressivo. Un’attenzione giustificata dai fermenti politici, culturali e generazionali, dai timori per il diffondersi dell’uso delle droghe, dal fenomeno crescente del terrorismo.”

Ezio Radaelli

Una musica sotto controllo dunque, quella che ci presenta Bovi. Più vera ma meno “romantica” di quanto immaginassimo: del resto nessun organizzatore (Ezio Radaelli, uno dei più importanti in assoluto – da Sanremo al Cantagiro – fu accostato dai magistrati romani al faccendiere più volte arrestato Flavio Carboni, a Enrico De Pedis della banda della Magliana, persino al giornalista assassinato Mino Pecorelli) o locale può prescindere dal nulla-osta rilasciato dalle autorità di pubblica sicurezza. Del resto lo stesso accadeva nei Paesi anglosassoni dove l’intelligence aveva ruoli che andavano ben oltre il controllo della musica, arrivando a far supporre mansioni di guida e manipolazione: molti artisti sono figli di militari (da Frank Zappa a Jim Morrison) o di agenti dei servizi (da Jackson Browne a David Crosby), mentre lo stesso manager di Hendrix e degli Animals era stato – e forse rimase – membro dell’MI5 britannico.
Bovi ci svela tutto questo e molto altro ancora, con uno stile piano e veloce, che si legge con facilità e che a volte fa sorridere altre quasi sbigottire, ma sempre rivela come “la musica compie miracoli: in queste Note Segrete, tra spie e banditi, gli eroi sono loro, gli artisti”.

 

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Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente… Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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