Pink Floyd: quando da uno sputo ad un fan può nascere un capolavoro

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Gli aneddoti nella storia del rock sono tanti, a volte in bilico tra realtà e leggenda, ma non è mai successo che da uno sputo potesse nascere un capolavoro in grado di cambiare per sempre la musica rock e il modo di fare concerti.
De André cantava “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”, possiamo parafrasarlo dicendo “da uno sputo è nato The wall”.

Ma torniamo indietro nel tempo e raccontiamo i fatti.
Montreal, 6 luglio 1977.
Ultima delle 55 date dell’In the flesh tour, che accompagna il rilascio di Animals.
Nonostante l’album non abbia ricevuto un grande riscontro da parte di pubblico e critica, i concerti sono un successo, sulla scia dei due precedenti capolavori della band (The dark side of the moon e Wish you were here): sold out continui, produzioni sempre più enormi e location che accolgono fino a 95.000 spettatori, come accaduto per il concerto di Chicago.
Questo ingigantimento provoca una certa insofferenza in Roger Waters che durante il tour mostra diversi segni di nervosismo e aggressività: più di una volta, infatti, insulta dei fan “troppo entusiasti” che non smettono di urlare o esplodere fuochi artificiali, anche durante le canzoni più tranquille, mentre in uno degli show di New York richiama un addetto alle luci “colpevole” di illuminargli solo le gambe e i piedi mentre sta cantando.

Questa escalation porta alla data conclusiva del tour, appunto, il 6 luglio allo Stadio Olimpico di Montreal: lo stadio è pieno come non mai e la band farà segnare il record assoluto di presenze per la location, con 80.000 paganti.
Durante l’esecuzione di Pigs on the wing (part II), Waters si interrompe ed inizia ad insultare un fan con queste parole (la registrazione originale la potete trovare nel video in fondo all’articolo): “Oh, cazzo. Smettila di lanciare fuochi d’artificio e di gridare. Sto cercando di cantare una canzone”.
La folla esulta e Roger continua: “Non mi interessa. Se non vuoi ascoltarla, beh, vaffanculo! Sono sicuro che c’è un sacco di gente qui che vuole ascoltarla. Quindi perché non te ne stai buono e tranquillo? Se vuoi sparare i tuoi fuochi d’artificio vattene fuori e falli esplodere là. E se vuoi metterti a urlare, va’ a farlo fuori. Sto cercando di cantare una canzone che certa gente vuole ascoltare.”
La situazione degenera irrimediabilmente durante la successiva canzone, Pigs (three different ones): Waters guarda incredulo un fan arrampicarsi sulla recinzione che separava il pubblico dal gruppo. Dalla repulsione, gli sputa in faccia.
Piccola curiosità: a fine concerto Gilmour lascia il palco prima dell’ultimo bis (non si sa se arrabbiato per il gesto del compagno o per la performance della band) e tocca a Snowy White, secondo chitarrista, improvvisare un blues col resto dei Pink Floyd per calmare la folla insaziabile, mentre i roadies stanno già smontando la strumentazione.

Successivamente Waters si è rammaricato delle sue azioni ed ha iniziato a ragionare sull’accaduto, fino a che un giorno, parlando con uno psichiatra con il quale si trovava in auto, gli ha raccontato del distacco che sentiva dal tour, del suo odio per le esibizioni negli stadi e della barriera che percepiva tra lui e il pubblico durante i concerti.
Questa è stata la scintilla che ha portato alla nascita di The wall, il resto è storia.

Con molta ironia, chi ha registrato e poi pubblicato il bootleg del concerto, l’ha intitolato Who was trained not to spit on the fan (“Chi non si è esercitato a sputare sul fan”). Questo titolo deriva dal testo della canzone Dogs, che in realtà recita “Who was trained not to spit in the fan.”
Qui sotto la scaletta del concerto e, più in basso, la registrazione presa proprio da quel bootleg, con Waters che insulta il fan “disobbediente”.

La scaletta del concerto
Set I – Animals
Sheep
Pigs on the wing (part I)
Dogs
Pigs on the wing (part II)
Pigs (three different ones)

Set II – Wish you were here
Shine on you crazy diamond (parts I-V)
Welcome to the machine
Have a cigar
Wish you were here
Shine on you crazy diamond (parts VI-IX)

Bis
Money
Us & them
Drift away blues

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Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".