Massimo Bonelli racconta il Concerto del Primo Maggio 2017

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Massimo Bonelli, amministratore di iCompany, è ormai un “habitué” del Concerto del Primo Maggio di Roma, che dirige insieme a Ruvido Produzioni da ormai tre anni. Un evento che quest’anno ha dimostrato una grande attenzione alla contemporaneità, con un cast che, come da lui stesso detto, è “un’istantanea di questo periodo musicale”.
Ecco quindi la nostra intervista, in cui Bonelli ci presenta il “Concertone” di Roma.

Questo è il terzo anno che a organizzare e produrre il Concerto del Primo Maggio sono iCompany e Ruvido Produzioni. Quali novità dobbiamo aspettarci rispetto alle due edizioni precedenti?
Dopo 3 anni di esperienza organizzativa, credo ci sia ormai da parte nostra una maggiore consapevolezza delle dinamiche che governano l’evento e quindi, ad esempio, la scelta del cast artistico si fa sempre più definita e pensata. Ecco, forse la vera novità di quest’anno è che il Concerto del Primo Maggio ha preso una rotta ben precisa da quel punto di vista. Vedremo se sarà stata la scelta giusta e se potrà essere questa la bussola da seguire anche nei prossimi anni.

La scelta del cast ha dimostrato una grande attenzione verso quanto avvenuto negli ultimi mesi, soprattutto con l’inserimento di Gabbani, Ermal Meta, Brunori, Ex-Otago. Quale “direttiva” è stata utilizzata per la selezione?
Esatto, è appunto quello che stavo accennando nella risposta precedente.  Quest’anno abbiamo voluto provare a scattare un’istantanea del “momento musicale” e abbiamo quindi deciso di inserire principalmente gli artisti che più di altri stanno segnando musicalmente questo periodo nei diversi generi di riferimento. Ovviamente nello scegliere abbiamo preferito nomi certamente già noti e seguiti dal pubblico, ma magari non sempre presenti in TV o ai primi posti delle playlist radiofoniche. In virtù di questa idea, abbiamo detto di no (non senza un certo imbarazzo) a una serie di artisti davvero importanti che però ci sembravano non contestualizzati al racconto musicale che abbiamo in testa per questa edizione 2017 del Concerto del Primo Maggio.

Stupisce la scelta di Clementino come presentatore: a chi è venuta questa idea?
Beh, avevamo già pensato di riconfermare Camila Raznovich che è un vero e proprio treno nella conduzione di eventi musicali in tv. Ha tempi e tecnica straordinari e ci garantisce grande precisone nella gestione del palco. Cercavamo quindi una nota dissonante, una figura in grado di destabilizzare l’ordine di Camila e di divertire il pubblico. L’idea ci è venuta in una delle riunioni con gli autori e ci ha intrigato fin da subito. Poi abbiamo incontrato Clementino qualche giorno fa e ci ha convinti definitivamente.

Dobbiamo aspettarci altri annunci importanti per il cast?
Ne abbiamo fatto uno direi molto importante appena qualche ora fa. Abbiamo ancora la conferenza stampa del 28 aprile… fino all’ultimo tutto può succedere!

Il Concerto del Primo Maggio è prima di tutto musica, a cui vengono affiancati però “interventi” di varia natura. Nel complesso, in che misura incidono il lato “civico” e quello prettamente musicale?
L’idea di partenza da cui nasce il Concerto del Primo Maggio di Cgil, Cisl e Uil è organizzare una grande giornata di musica e divertimento per la festa dei lavoratori. Ma è chiaro che in un evento di questa portata mediatica sarebbe un delitto non provare ad affrontare una serie di temi e argomenti di interesse comune. Un concerto con centinaia di migliaia di persone in piazza e qualche milione di spettatori da casa è un’occasione imperdibile da questo punto di vista.  Direi quindi che c’è almeno un buon 20% di “contenuti” che ogni anno proviamo a veicolare attraverso le esibizioni dei tanti artisti presenti. Una lunga maratona di musica e parole.

Com’è cambiato nel corso degli anni lo spirito di partecipazione al Concertone da parte del pubblico?
La partecipazione in termini assoluti in piazza non credo sia mai cambiata: c’era tanta gente quando un po’ di anni fa andavo anch’io in piazza con lo zainetto e c’è tanta gente oggi, quando per la piazza passo solo nel primissimo pomeriggio perché ancora ci si riesce a muovere.
Quello che è cambiato profondamente secondo me è il grado di polarizzazione “politica” del pubblico, sia nella piazza, ma più in generale nella nazione. Un tempo c’era una sorta di “nemico comune” da combattere e quella piazza era un po’ il centro emotivo di un sentimento nazionale condiviso. Oggi i nemici hanno imparato a mimetizzarsi molto bene e quindi siamo tutti molto amici. In piazza quindi ci si viene principalmente per guardare il concerto e divertirsi e non più per testimoniare e sottolineare una militanza ideologica o culturale.

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Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia.