Lady Gaga? Io preferisco Donatella Rettore!

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Donatella Rettore

Lady Gaga conosce bene l’arte della comunicazione e della provocazione, quindi di lei si parla costantemente nei giornali e sul web. Per carità, non voglio dire che sia gloria immeritata. Lei canta bene, a volte ha idee fantastiche ed è sicuramente molto meglio delle tante stelline di plastica che popolano la stratosfera pop. Fatto questo doveroso chiarimento, aggiungo che ogni volta che leggo il suo nome penso che in Italia tanto tempo fa abbiamo avuto una cantante che se nata negli States e se supportata da un management cazzuto sarebbe stata dieci volte più grande di lei.

Penso a Donatella Rettore, che negli anni Ottanta è stata un’anticipatrice di tendenze e delle trasgressioni di Madonna prima e della Germanotta poi. Personaggio dotato di una straordinaria ironia, la Rettore non era assolutamente omologata, era fuori dagli schemi, qualche volta sopra le righe, comunque capace di grandi intuizioni. Oggi si parla tanto del look della Gaga, ma avete presente certe mise della nostra?

Provocatrice nata, Donatella (che tecnicamente è una cantautrice, avendo scritto gran parte delle sue canzoni) affrontò temi scabrosi molto in anticipo sui tempi: Splendido splendente (1979) tratta dell’identità sessuale e della chirurgia plastica (“anestetico d’effetto e avrai una faccia nuova / grazie a un bisturi perfetto, invitante, tagliente… / Come sono di vedrà / uomo o donna senza età / senza sesso crescerà / per la vita una splendente vanità”).

Benvenuto (1980) fu censurata per un piccante doppio senso: “Benvenuto uomo / in gola e nel palato”. E Lamette (1982) andò al primo posto in classifica con un testo in perfetto stile punk: “Dammi una lametta che mi taglio le vene / ti faccio meno male del trapianto del rene”.

Era avanti pure sotto l’aspetto musicale: Donatella (1981) è uno ska molto trascinante, parecchie canzoni sono caratterizzate da arrangiamenti all’avanguardia, con effetti stralunati e archi impazziti.

Nell’82 pubblicò Kamikaze rock’n’roll suicide, un concept-album sul suicidio, la guerra e la cultura giapponese che è un capolavoro ingiustamente sottovalutato.

Donatella Retttore

Per lei hanno scritto Elton John (Remember, 1981) e Elio delle Storie Tese (Fax, 1996), e Giuni Russo ha voluto duettare con lei in Adrenalina (1987).

Il 21 novembre 1981 Billboard, che è la bibbia della discografia mondiale, pubblicò un ampio servizio intitolato Italy discovering new ways di cui lei era uno dei protagonisti. In realtà fu soltanto un fuoco fatuo. Ma deve essere stata una gran bella soddisfazione, vero Rettore?

P.S.
Parlando di fatti avvenuti una trentina d’anni fa, ho declinato i verbi al passato. Ma Donatella non ha mai interrotto la sua attività. Continua a fare concerti (il prossimo tour inizierà da Monte Urano, nelle Marche, il 6 maggio), ed è seguita da un pubblico di fedelissimi, caratterizzato da un’alta componente gay, per i quali è un’icona assoluta: lei li adora, e loro adorano lei.

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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: “Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi”.

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