“Di padre in figlia”, la fiction RAI che indigna i bassanesi

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Di padre in figlia

Aldo Grasso l’aveva bollata come «serie prevedibile», pronosticandone il successo proprio in quanto «classico prodotto per il pubblico di Rai 1». Al buon intenditore restano queste poche, lapidarie parole per trarre le conclusioni dal malcelato giudizio sul telespettatore medio.

La fiction Rai Di padre in figlia racconta la saga familiare dei Franza, produttori bassanesi di grappa, che attraversano i grandi eventi della storia. La trama basata sul soggetto di Cristina Comencini segue il filone della cronistoria che narra i cambiamenti socio-culturali dell’Italia, come nelle serie Questo nostro amore o La meglio gioventù.
Gli ascolti stanno decisamente premiando questa scelta, dando ragione a Grasso: oltre 6 milioni di telespettatori assistono ogni settimana alla fiction diretta da Riccardo Milani, regista che ha svecchiato l’idea stantia di serie tv con Tutti pazzi per amore È arrivata la felicità.
Il cast corale della fiction Rai vede fra gli altri Alessio Boni, credibilissimo padre padrone dell’era post-fascista e Stefania Rocca, moglie infelice con l’accento veneto un po’ meno convincente insieme a quello di Cristiana Capotondi, la figlia in via di emancipazione.

Ma non è la dizione a preoccupare i telespettatori bassanesi. Mentre il vicepresidente della Vicenza Film Commission Roberto Astuni ne tesse gli elogi, qualcun altro storce il naso, preoccupato che l’Italia possa considerare i bassanesi un popolo di «ubriaconi, intrallazzoni, evasori, drogati, arrivisti e senza scrupoli», come emerge dalle critiche di qualche politico e dai toni indignati nei tg locali.

Indigna quindi la storia di una famiglia del tutto fittizia che si intreccia con un’Italia del tutto reale impressa nei libri di storia di un’epoca in cui i bordelli erano legali, mentre la droga e l’evasione, pur non essendolo, non hanno mai smesso di essere in voga nel nostro Bel Paese (mica solo a Bassano). A ricordarci la missione ludica della TV, la solita excusatio non petita, ma sempre poco audita “ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale”. I bassanesi potranno comunque accodarsi a chi si è offeso per il ritratto dei romani in Romanzo Criminale, dei napoletani in Gomorra, del clero in The Young Pope ed una lista interminabile di categorie che temono per la loro reputazione.

Al netto delle polemiche, Di padre in figlia resta una fiction godibile se presa per ciò che è, ovvero un racconto fittizio dalle tinte comunque più tenui e innocue rispetto alle serie TV di cui sopra. Per la prossima volta si consiglia di epurare le sceneggiature dagli accenti regionali ed ambientare la serie su Marte. Tanto prima che i marziani indignati si scomodino per venirci a cercare passerà un bel po’ di tempo.

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Classe '86, nata e cresciuta in Germania come immigrata italiana di seconda generazione. Dopo il liceo si è trasferita a Roma per studiare lettere. Dal 2011 vive e lavora a Venezia.
  • Elena Ferraro

    Ciao a tutti… la fiction è stupenda! E… lasciando da parte la storia in sé della famiglia Franza.. la rappresentazione della classica famiglia veneta di quegli anni è verissima e rispecchia appieno la realtà che ancora oggi in qualche famiglia esiste! Era ora che si descrivesse anche la situazione delle famiglie venete del dopo guerra! Almeno ci fa riflettere sulle famiglie invece del giorno d’oggi… io sono nata e vivo a Bassano del Grappa!

    • Marco Ceccato

      Brava Elena, concordo con te. La fiction è più verosimile di quello che si possa immaginare.

    • Concordo, anche l’accento e la lentezza della vita paesana è corretta.

  • Anna Pilotti

    Ma lei ha seguito veramente tutte le puntate della fiction? Come veneta non mi sento assolutamente offesa, come donna non mi sento assolutamente offesa, Unica pecca è quella di aver messo “troppa carne al fuoco” e qualche risvolto da telenovela ma per il resto regge…perchè eravamo così… e la mentalità del maschio, dei soldi, delle rivendicazioni delle donne sono ancora vive

  • Antonio

    Sara Angioni, al pari dei suoi colleghi del “Libero quotidiano”, sta facendo un’inutile polemica: a quanto vedo, alcuni dei commenti sono di persone di Bassano del Grappa o del Veneto in generale, e non mi sembrano affatto offese.
    Io come romano adoro questa regione e i suoi abitanti, e credo che non abbiano assolutamente nulla di “diverso” da tutti gli altri cittadini italiani e nulla da farsi perdonare.
    Credo che queste polemiche verso una fiction pienamente riuscita servano esclusivamente a denigrare la Rai, caricando di rabbia coloro che non aspettavano altro per “scatenare” i loro sentimenti.
    La prego di tenere per se le sue opinioni, oppure di esprimerle a titolo personale e non a nome di tutti gli altri.

  • EleonoraYJ

    Sono veneta e non mi sento offesa da questa fiction, che mi è indifferente, si sa che le storie normali con famiglie felici non hanno successo, quindi niente di sconvolgente. Tuttavia c’è una cosa che trovo patetica, ed è il fatto che mentre le protagoniste dopo avere superato tanti ostacoli risultano vincenti, tutti gli uomini veneti vengono dipinti come dei perdenti. Non ho seguito del tutto la serie, che ho trovato noiosa, ma ogni volta mi capitava di imbattermi in una scena dove la protagonista principale era sempre insofferente nei confronti di qualche spasimante veneto, mentre si trovava benissimo con un ragazzo meridionale, dipinto come un vincente e dal carattere migliore degli uomini veneti. Questo è davvero patetico.