Ex-Otago: «Siamo pop e non ce ne vergogniamo»

287
0
Foto di iononsonopipo

Quando gli Ex-Otago hanno deciso di amplificare Marassi, il loro ultimo disco di inediti, si sono presi un bel rischio. Hanno scelto di coinvolgere artisti distanti dal loro mondo (vedi Jake La Furia o Eugenio Finardi) per fare un esperimento: rendere funzionale il loro lavoro anche sotto altre vesti. Ne abbiamo parlato con loro in occasione dell’uscita di StraMarassi.

Perché fare StraMarassi?
Maurizio: Per la curiosità e la stima che proviamo verso gli artisti che abbiamo coinvolto. Era un’operazione molto ambiziosa e quando ci hanno detto che era possibile farlo, ci abbiamo provato.

Ci raccontate la collaborazione con Faini dei Dardust? Insomma, forse Cinghiali incazzati è la canzone che ha subìto una metamorfosi più netta in questo lavoro.
Francesco: Credo si sia proposto lui.
Maurizio: Dario è bravissimo. Sapevamo anche noi che Marassi suonato piano e voce avrebbe avuto una bella resa. Il contrasto con Cinghiali incazzati è forte, perché nella prima edizione ha un suono molto pop. E qui c’è Dario che la rivisita magistralmente.

Finardi cosa ne pensa dei giovani d’oggi?
Francesco: È buffo, perché lui appartiene a una generazione diversa.
Maurizio: Potenzialmente colpevole.
Francesco: Lui è l’unico di questo palinsesto di una generazione diversa. Era perfetto far dire a lui che i giovani d’oggi non valgono un cazzo.
Olmo: Lui stesso all’epoca era uno che diceva che non è vero che i giovani di allora non valevano un cazzo. E ora è passato dall’altra parte. Quella dei giovani d’oggi è una storia che si ripete.

Perché il nuovo singolo è quello con Caparezza?
Francesco: Perché Caparezza ha scritto una parte che spacca i culi.
Maurizio: Ha ridato vita ad un pezzo secondo me.

Secondo me Ci vuol molto coraggio in Marassi era il brano più debole. Con Caparezza riemerge.
Maurizio: Ci siam sentiti dire più di una volta, con mio grande stupore, che era il brano più bello. Ce l’hanno detto giornalisti che ci seguono dall’inizio. Però son d’accordo, secondo me qui il featuring aumenta di molto il peso specifico della canzone. A me ultimamente annoiava questo pezzo, mi davo del pesante da solo. Ma ora con Caparezza mi piace tantissimo.

È difficile fare musica nella città di De André?
Francesco: È difficile avere padri ingombranti. È come essere il figlio di Maradona: che fai, giochi a calcio? Tutti abbiamo ascoltato De André. Credo che noi siam stati capaci di girare la frittata. Come se fossimo adolescenti, abbiamo deciso di mandare affettuosamente a quel paese i nostri padri a cui vogliamo bene. Lo abbiamo fatto perché  non possiamo rimanere aggrappati a quello. Le cover band vanno bene, figuriamoci. Ma non vogliamo imitare nessuno. Vogliamo fare altro.
Maurizio: La memoria è un valore quando c’è altro che viene dopo.

Il pubblico generalista si è spostato verso la musica indie? L’attenzione rivolta quest’anno a voi, Brunori, i Thegiornalisti e tanti altri si è triplicata. Come mai?
Francesco: Dall’altra parte cosa c’è? Se ti piace la musica italiana, cosa ascolti?

Ma anche tre anni fa era così. Perché siete emersi tutti quest’anno?
Francesco: A questo giro la ventata è stata più forte. Secondo me il pubblico generalista si è un po’ seccato del fenomeno da talent.
Maurizio: Sai cosa è successo? Che spesso la musica indie ha provato un certo orgoglio nell’essere in minoranza. Quasi ci si vergognava di essere pop. A questo giro un po’ tutti abbiamo capito di avere delle canzoni che avrebbero potuto giocare nello stesso campionato.

So che avete comprato una casa a Marassi per fare il disco: qual è una giornata tipo lì dentro?
Francesco: Appuntamento dettato da Maurizio troppo presto per tutti gli altri.
Maurizio: Io faccio il vinaiolo, mi alzo alle 6.30. Per me il mattino ha l’oro in bocca.
Francesco: Ci vediamo alle 9, qualcuno porta un po’ di focaccia e facciamo i primi ascolti del lavoro della sera.
Maurizio: Quelli sono fondamentali. La sera ti sembra di aver scritto la canzone che ribalterà la storia della musica e la mattina dopo vorresti piangere.
Francesco: Che poi non facciamo vere jam session. C’è molto brainstorming. Com’è questo testo? Com’è questa strofa? E questo giro? È tutto molto così. Subito dopo pranzo, noi volevamo sempre riposare ma Maurizio sparava musica a tutto volume per svegliarci.
Maurizio: Mi chiamano furia.
Francesco: Va detto che ci sono state giornate di vero sconforto.
Maurizio: Su La nostra pelle soprattutto. Non riuscivamo a far decollare il pezzo e c’è stata una giornata di crisi vera. Poi di notte, dal nulla, è arrivata l’idea giusta.
Francesco: A differenza di altri dischi, però, siamo spesso andati al mare. Quando stai lavorando ad un album e sei chiuso a lavorare con il computer, l’idea di immergerti nell’acqua e lavarti la testa è una salvezza.

Stasera gli Ex-Otago si esibiranno live sul palco del Concerto del Primo Maggio.

CONDIVIDI

Ho 18 anni e ospiti della mia play-list sono perlopiù Bob Dylan, De Gregori, i Pink Floyd e tanti altri artisti che mi convincono di essere nato nell’anno sbagliato. Amante di (quasi) tutti i generi possibili, scrivo anche di sport. In due libri a trenta mani ho pubblicato Che Storia la Bari e La Bari siete voi, giusto per render chiara la passione per il biancorosso. Sogni nel cassetto: viver di romanzi e stappare una bottiglia di GreyGoose sui colli bolognesi con Cesare Cremonini.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here