La favola di Ermal Meta sorprende anche Milano

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Ermal Meta all'Alcatraz di Milano il 7 maggio 2017 - © Foto: Riccardo Medana

Questo post non era stato programmato. Avendo già raccontato con dovizia di particolari il primo concerto del tour, quello di Roncade, che senso aveva recensirlo nuovamente? Infatti avevamo stabilito di pubblicare soltanto una fotogallery di Riccardo Medana (potete vederla qui). Ma sono uscito dall’Alcatraz così elettrizzato che ho deciso di buttar giù di getto queste poche righe per provare a trasmettere anche a chi non c’era tutta l’eccitazione che ho accumulato durante l’esibizione di Ermal Meta. Erano diversi anni che non uscivo da un concerto di un musicista italiano così entusiasta.

Fino a ieri sera Ermal lo conoscevo bene come autore e come cantante, ma non lo avevo mai visto dal vivo. Dopo aver colmato questa lacuna, non posso far altro che esclamare: cazzo, sono sinceramente ammirato!
Oltre ad aver ormai accumulato un repertorio davvero invidiabile, Ermal è un dispensatore di emozioni. Ti avvince, ti appassiona, ti colpisce nel profondo. Lui vola alto, e prendendoti metaforicamente per mano fa volare altissimo anche te che hai la fortuna di stargli davanti.

È un funambolo, e lo dimostra in svariate occasioni per niente pianificate. Per esempio, quando attacca Schegge una ragazza in platea sviene forse per il troppo caldo. Smette di suonare, si preoccupa sinceramente dell’accaduto, dirige le operazioni, invita la ragazza a prendere posto oltre le transenne, poi ricomincia a suonare e cantare facendo reimmergere immediatamente la platea nella magia di pochi istanti prima.

Poco dopo, durante i bis, scende di corsa dal palco e fende la calca delle prime file. Non credo fosse un “numero” preparato. E comunque se lo era, lo fa in modo talmente naturale da far apparire tutto estremamente spontaneo.
Chi mi conosce sa che ultimamente sono piuttosto critico verso gli emergenti di casa nostra: alcuni sono bravi, fanno belle cose, ma spesso sono troppo impostati, troppo poco attenti al lato emozionale, troppo invischiati nel proprio ego. Ermal ti rimette l’anima in pace anche sotto questo aspetto. Lui ha la potenzialità per diventare quel grande vero che in Italia manca da troppo tempo. Credo che i musicisti italiani, grandi o piccoli che siano, dovrebbero andare a vedere un suo concerto per provare a carpirne i segreti, e magari intuire che anche in questi anni di magra e di talent se uno ha del talento vero e trova chi crede in lui, una sua strada alla fine riesce a trovarla.

Personalmente sono rimasto molto sorpreso in particolare dall’ascolto di una canzone, Straordinario: conoscevo la versione presentata da Chiara a Sanremo 2015, ma cantata da Ermal è un’altra cosa, diventa un brano con un’anima.
Mi fermo qui. Forse ho scritto un pezzo un po’ sconclusionato. Ma l’importante era provare a trasmettere l’entusiasmo che ho provato ieri sera all’Alcatraz. Sono “botte” che dopo tanti anni di mestiere servono a ridare un senso a quel che fai.
Soltanto una piccola considerazione finale: il nostro Riccardo Medana mi raccontava che l’anno scorso lo aveva visto al MidSummerFest di Carugate, quest’anno all’Alcatraz. Sono sicuro che il prossimo giro in questa zona sarà al Forum. E non per una toccata e fuga. Perché la favola di Ermal è destinata a sorprendere sempre più persone.

La favola di Ermal Meta
Foto di Riccardo Medana
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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: “Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi”.