Manuel Agnelli: «La musica indie italiana? Il peggior Venditti fatto male»

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Che Manuel Agnelli, storico leader degli Afterhours, fosse un personaggio che fa sempre discutere non lo scopriamo certo oggi, ma stavolta le sue parole rilasciate a Linkiesta sono davvero al veleno. L’argomento centrale della discussione è la cosiddetta musica indie italiana che, grazie ad artisti come Thegiornalisti, Calcutta, Motta e Ex-Otago, sta riscuotendo un ottimo successo negli ultimi mesi. Agnelli senza tanti giri di parole sostiene che tale musica «fa cagare» poiché il termine indie viene usato in modo improprio, dato che ad essere indipendente sono solo i contenuti e non l’attitudine, che in realtà è quella della musica pop.

Da questo punto di vista l’analisi che Agnelli da è ineccepibile, poiché esiste una netta distinzione tra i gruppi indipendenti alternativi degli anni 90′ e ’00 in Italia e le realtà dei giorni oggi dal punto di vista testuale e musicale. Ad avvalorare la sua testi il giudice di X Factor sostiene che questo finto indie sia il «peggior Venditti fatto male perché lo fa gente che non sa cantare e non sa suonare», concludendo che non si salva nessuno e che è impossibile pensarlo mentre a casa ascolta nel suo Ipod Calcutta o Paradiso.

Queste dichiarazioni smuovono le acque in un momento storico musicale di rilevanza colossale. A poche ore dal concerto più importante di questo nuovo movimento, i Thegiornalisti al Palalottomatica (tutto esaurito per l’occasione), le frasi di uno dei più importanti autori che per tanti ragazzi è stato per anni un modello da seguire per uscire dagli schemi ed essere alternativo, in parte fanno male. La nuova musica indie è sicuramente un prodotto commerciale perfetto, che funziona radiofonicamente e sui social, ma che nasce sempre con l’intenzione di differenziarsi dal classico pop sanremese che parla di amori infranti e tradimenti.
Nell’ultimo anno e mezzo i club, i palazzetti e ora i palasport di tutta Italia raramente non hanno registrato il tutto esaurito e le copie vendute di dischi come Mainstream, Marassi o Completamente sold out non si contano più. Dal punto di vista della rilevanza musicale è sciocco paragonare il lavoro di mostri sacri come Afterhours, Bluvertigo o Baustelle a quelli degli attuali artisti “alternativi”, che alternativi non sono, ma piacciono a chi vuole esserlo. La storia fondamentalmente si ripete, con sfaccettature diverse, ma sempre con un principio di proporre novità, o almeno discussioni, nel panorama musicale italiano. Siamo così sicuri che non avevamo profondamente bisogno del finto “indie”?

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Nato nel 1995 nella terra degli Etruschi, ma nel mio sangue scorre il fuoco del Vesuvio. La musica fa parte della mia vita fin da quando, da bambino, mio padre mi fece conoscere Freddie Mercury. Dal 2014 organizzo uno dei festival musicali alternative più famosi del centro Italia. Passo il tempo suonando il basso e guardando le mie serie tv preferite.