I Retrospective For Love ci portano in viaggio nel soul

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Random Activities of a Heart
di Retrospective For Love
Warner Music
Voto: 7 e mezzo

Nel mio immaginario, come credo in quello di molti, ogni musica rappresenta un sentimento, ed è per questo che ad ogni stato d’animo che vivo nella mia mente è come se suonassero le note che si accompagnerebbero nella maniera migliore a ciò che sto vivendo.
E chissà perché quando penso alla passione, al calore del suono e soprattutto all’esaltazione dei sentimenti, tutto questo viene sempre associato al soul. Però il problema con il soul è che è un genere di nicchia, che devi vivere dentro per saperlo trasmettere agli altri, il soul è talento naturale, qualcosa che non si insegna, lo hai dentro, e se non è così difficilmente riuscirai a far vivere pienamente ciò che questa musica può trasmetterti.
Ma io sono fortunato, si, perché ho avuto la fortuna di incontrare sul mio cammino Davide Shorty che in occasione dell’uscita di Straniero ha parlato con me della sua vita a Londra e nella successiva intervista mi ha presentato i Retrospective For Love. Dopo aver ascoltato qualche loro pezzo ho atteso con impazienza l’uscita di Random Activities of a Heart, disco prodotto dalla Wormfood Records, e disponibile sui digital store. È stato amore al primo ascolto!

Comincio col raccontarvi chi sono i Retrospective For Love. Il gruppo si è formato a Londra nel 2012 da un’idea Shorty, successivamente affiancato dalla parigina Leslie Phillips e da Alessandro La Barbera (chitarre), Agostino Collura, (basso), Claudio Guarcello (tastiere) e Daniel “Kalm Daan” Bond. I quali hanno dato vita ad un gruppo che loro stessi definiscono una vera e propria “soulful family”.
Per la realizzazione dell’album in questione si sono però avvalsi anche della collaborazione di Giacomo Braghi (batteria), Gabriele “GaBa” Scalici (tastiere) ed Hanno Rigger (tromba). Importanti anche le altre collaborazioni del disco, ovvero Laïoung (talento nascente della scena trap italiana), Phat Kat (noto rapper di Detroit), Alba Plano, Otty, DUSTY, Nebbïa, Big Joe e Yazmyn Hendrix, che unisce melodie contagiose, armonie e groove influenzati da hip hop, soul e jazz ed elettronica.
È emblematico come Davide Shorty descriva il lavoro dei Retrospective For Love dicendo: «Siamo una richiesta d’aiuto arrivata attraverso il suono di un vinile, il bisogno d’amore e condivisione nell’accezione più pura. La nostra musica ci rende un’unità, fa vibrare il corpo e ci dà modo di rilassare il viso stropicciato dalla quotidianità. Dovreste provarla, ne abbiamo in abbondanza per tutti. La consigliamo particolarmente a quei cuori che saltellano poco prima di rompersi, in modo da rendere i saltelli una danza riparatoria».
Ed allora ho deciso di provare Random Activities Of A Heart per voi…

L’album si apre con The Picture You Show Me,  canzone prodotta da Nebbia. La rullata iniziale e le prime armonie ci portano in una serata anni ’60 dove Shorty e la sua orchestra vestiti in frac aspettano il proprio pubblico seduto al tavolo con una buona bottiglia di vino per ascoltarli e magari battere il piede a tempo…  Poi, imporvvisamente, eccoci nel 2017, con uno stacco repentino su ritmiche e suoni moderni: un perfetto intro per un disco che prima ci descrive la sua anima e dopo ci trasporta verso i suoi suoni.
Empty Bottles ha ritmo e sonorità molto coinvolgenti che palesano l’anima nera della band, le armonie sia acustiche che vocali trascinano perfettamente dentro al pezzo. Water & Dust ci fa muovere la testa a tempo con quel suo “bum-cha” particolare dove si apprezza la naturalezza del suono di un rullante coinvolgente ed il perfetto flow di Shorty che fanno scorrere il pezzo molto molto piacevolmente.
Con Wanna Get To Know Ya (con la partecipazione di Phat Kat) i Retrospective For Love danno una piacevolissima nota di brio al disco, su un ritmo che suona molto particolare; le armonizzazioni ricordano a mio personalissimo parere le sonorità che hanno reso grande la black music negli anni d’oro della west coast. Lay Down, featuring Alba Piano, è completamente fuori dagli schemi: le ritmiche e i suoni viaggiano fuori da un binario preciso, ma proprio per questo rendono splendido un pezzo dalla spiccata passione.
Let Me Know, featuring Yazmin Hendrix, è uno dei miei pezzi preferiti in assoluto dell’album: ha carattere e una ritmica decisa valorizzata ancor di più dal flow, che la rende un pezzo che ascolterei veramente a ripetizione per ore con il sorriso stampato sul volto. Aliens In The Cave riempie la casella finora mancante nel disco del pezzone lento dal sound sentimentale, davvero piacevole e rilassante. La linearità di Sweet Little Face è parte di un gioco di ritmi molto gradevole che ci fa beare del suo 4/4 molto scorrevole per poi introduirci a My Summertime (feat Laioung) che parte con un’atmosfera che lascerebbe presagire ad un pezzo lento e carico di dolcezza, ma d’un tratto sboccia nella sua completa stravaganza fatta di suoni ricercati e controtempi che lo rendono un pezzo tutt’altro che banale, ma molto più di nicchia rispetto al resto dell’album.
A Sky With No Clouds è caratterizzata da un sound veramente avvolgente e coinvolgente, nel mio immaginario fantasioso l’ho vissuta come la perfetta musica da sottofondo di un filmone in una scena in cui i protagonisti muti riflettono su ciò che li affligge ed i primi piani scorrono accompagnati da queste perfette note. In Retrospect è un perfetto outro musicale che ci accompagna all’ultima sorpresa del disco che è la bonus track Mothership prodotta da Big Joe: è una sorta di ciliegina sulla torta per suoni e stile, molto evidente è l’impronta black dei ritmi che la rende davvero piacevolissima alle orecchie di chi, come me, ama la vera sonorità black che ultimamente si era persa.

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Tutti mi chiamano Pillu da pochi giorni dopo la mia nascita, a Roma nel 1980. Musicalmente nasco e cresco nella Black dove mi sono cimentato e mi cimento sia come rapper che come DJ. La musica è una costante nella mia vita e nella mia mente, che fa voli pindarici. Ogni situazione che vivo ha un motivo di sottofondo. Amo ogni genere musicale purchè mi trasmetta qualcosa, che sia Giovanni Allevi o Skrillex, perchè il suono deve colpirmi l’anima ed accompagnarmi nella pellicola che scorre nella mia testa.

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