Sermo generalis

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Guido Elmi
Povero pianoforte!

Non so se qualcuno si è chiesto perché da tanto tempo non scrivo sulla mia rubrica di Spettakolo! Sempre che la cosa interessi, vorrei spiegarlo.

Un calo di energia blocca in modo terribile e totalizzante il mio approccio con la musica. Inoltre non so più quello che mi piace e non riesco a capire di quale argomento o artista vorrei parlare. Overdose?  Probabile, dopo oltre 60 anni di ascolti e quaranta di professione. Stanchezza? Anche quella.

Non vorrei però confondere la mia situazione personale con quella generale. Non vorrei fare come certi artisti che amano incolpare gli altri e il mondo. Come succede quando dichiarano che il rock è morto senza accorgersi di essere loro arrivati al capolinea.

Ciclicamente mi succede questa cosa: crisi nera e buio profondo. Dieci anni fa mi salvò il metal estremo e sperimentale. E ricominciai come d’incanto ad ascoltare di tutto. Oggi non so dove aggrapparmi se non continuare ad ascoltare dosi massicce di musica classica. La musica classica è un piacere, un’evasione ma non risolve il mio problema.

Per quel che riguarda il rock faccio un elenco delle cose sentite ultimamente: He Is Legend, Ayeron, The Soft Moon, Ulver, Depeche Mode, Camel, Ultravox, Bat For Lashes, Sopor Aeternus, The Sound, Covenant, Ramesses, David Crosby, David Bowie, Black Flag, Kayo Dot, Immolation, Annihilator, George Harrison, Mors Principium Est, No-Man, Fates Warning, Perigeo, Gojira, Have Shall Burn, Burial, Lords Of The New Church, Suicide, James Blake, The Blue Nile, Gavin Bryars, Vangelis, Bon Iver, il nuovo Sakamoto e tantissimi altri. Tantissimi. Allora ascolti? Sì, ma frettolosamente ed è come guardare il mondo dietro una spessa vetrata. Vorrei uscire dalla tragedia del sottofondo e vorrei anche tornare ai concerti.

Ma non stai preparando lo storico Modena Park? Certo, e lo faccio con passione e professionalità. Ma vorrei anche altro perché per me la musica è la vita.

Forse per un incauto sognatore le beghe burocratiche, la salute e la maturità finiscono per assorbire troppa energia.

Nell’ultima decade di maggio inizierò le prove con il gruppo che accompagna Vasco dal vivo. Con la scaletta e gli arrangiamenti che abbiamo preparato tra dicembre e febbraio. Ora si tratta di tradurlo in realtà. Spero che i musicisti abbiano studiato alla perfezione i brani e che mi restituiscano tutta quell’energia che ho messo nella preparazione dello show.

Non stai lavorando anche a un tuo nuovo album? Certo. Negli ultimi mesi del 2016 ho scritto parecchi brani. Ora sto progredendo molto lentamente e se non fosse per l’amico Beppe D’Onghia mi sarei colpevolmente bloccato. Le collaborazioni sono importanti. E aprirsi agli altri evita la morte artistica

 

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Guido Elmi
Dalla fine degli anni cinquanta ascolta musica internazionale. Dalla fine degli anni settanta lavora in sala di incisione. A volte scrive canzoni. Collabora con Vasco Rossi da oltre 30 anni. Ha lavorato per Stadio, Skiantos, Gaznevada, Edoardo Bennato, Alberto Fortis, Marco Conidi, Steve Rogers Band, Clara & Blackcars e altri. Non è un talent scout. Non è un manager o un impresario. Negli U.S.A. e nel Regno Unito si direbbe producer. Deve tutto a Elvis, ai Rolling Stones, a Dylan, agli Steely Dan, ai Black Sabbath e a Phil Spector. Il 22 gennaio 2016 esce il suo primo album da solista: La mia legge.