Alien: Covenant. Dallo xenomorfo al kitsch

Il sequel del prequel Prometheus. Ridley Scott gioca con la pelle dei suoi pellegrini

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Alien: Covenant
di Ridley Scott
con Michael Fassbender, Katherine Waterston, Billy Crudup, Danny McBride, Demián Bichir
Voto: sette e 1/2 ma kitsch

Sembrano Padri Pellegrini gli astronauti della Covenant (nome che rinvia a patti, accordi, persino all’Arca dell’Alleanza): parlano tanto di fede e navigano per anni in letargo criogenico, guidati dal computer Madre e dal sintetico Walter, con un carico di coloni ed embrioni congelati per far nascere un nuovo mondo su un pianeta lontanissimo. Poi una tempesta di neutrini sfonda le loro vele solari (come una volta gli oceani sfondavano le navi di legno) e una canzone di John Denver (Take me Home: “Portami a casa…”) come una sirena li attira su un pianeta non segnato sulle mappe. E lì, all’inferno, li attende, naufrago come Robinson Crusoe, il sintetico David, identico a Walter, ma di modello arretrato e più ambizioso: prova sentimenti e pulsioni e mente spudoratamente su cosa è successo alla nave Prometheus. L’avete riconosciuto? Ricordate? Bene: Alien Covenant è il sequel di Prometheus e Prometheus era il prequel di Alien. Tutto questo si svolge prima che Sigourney Weaver cominciasse a combattere l’alieno tanto desiderato dall’incosciente Compagnia con l’aiuto dei perfidi sintetici. Anche stavolta una donna è l’uomo forte. È chiaro che il sintetico David disprezza i suoi creatori umani (troppo umani) e adori (come già gigioneggiava in Prometheus mimando il Lawrence D’Arabia di Peter O’Toole) i puri e perfetti guerrieri stellari con l’acido che scorre nelle vene. La saga continua e l’assassino continua a ingravidare le sue vittime per riprodursi e insieme mangiarle. Che metafora vi ricorda? E ricordate cosa diceva Woody Allen? “Perché quando sento Wagner mi vien voglia di invadere la Polonia?”. Ecco, succede lo stesso ai sintetici ambigui e ambiziosi… Bravo Scott, spudoratamente commerciale e insieme coltissimo e autocitazionista fino a far scappare gli spettatori che vogliono subito il sangue. Se è per quello l’avranno. Ma dovranno attraversare tanto universo kitsch, a volte ai bordi del ridicolo. Forse ai “puristi” del modello il-mostro-insegue-l’umano-scappa- non piacerà. Ma Scott ha deciso che la creatura è sua e suo il destino alla faccia degli Alien 2 3 e 4 : Infatti tutto inizia come in Blade Runner , con un occhio, e c’è un creatore che interroga la sua creatura. Insomma, Ridley Scott interroga la franchise Alien. Attenti a quell’anarchico di James Franco…

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori