Thegiornalisti, tutto molto bello. Ma il sold out dov’è?

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Thegiornalisti
Thegiornalisti al Forum di Assago - © Foto: Fabio Beretta

Pareva che la data fosse sold-out e invece una volta entrati al Forum di Assago è bastato poco per comprendere il contrario. Era la seconda delle due date dei Thegiornalisti nei palasport, l’ora tarda, causa di una coda interminabile mai vista in cassa accrediti quasi che ci fossero più omaggi che paganti (si scherza, eh), e la speranza che il palazzetto si riempisse era svanita.
Però insomma questa cosa dei live dichiarati sold-out è una piccola formalità, cosa importa se il concerto poi in realtà non lo è? Serve solo a far incazzare la stampa, ché il pubblico bada alla musica, mica a quanto è pieno un posto.
Certo che se poi anche quella cade in un tunnel di qualunquismo, allora forse tutto inizia a perdere di credibilità. Thegiornalisti (e pochi altri) rivelazione di questo tempo? Parliamone.

Non bastano lo scimmiottamento mancato di Vasco Rossi, lo stile di Lucio Dalla, qualche riff di chitarra e un paio di vaffanculo. Tommaso Paradiso ciondolante qui e là, che nemmeno sai che dirgli, che si rivolge al pubblico in tono amichevole mal riuscito ed esprime tutto quello che gli passa per la testa. «Queste in prova non c’erano, sembra un solarium. Proprio non riusciamo a spengerle, eh? Ecco a voi Giove e Saturno… una galassia, il Sole», dice in modo saccente e seccato rivolto ai “fastidiosi” occhi di bue che si trova di fronte.
Per ogni canzone un pensiero sconclusionato: «Mi scappa la pipì porca miseria. Mi sto pisciando addosso», ripete prima di cedere e lasciare il palco durante il concerto per soddisfare il suo bisogno. «Ci sono laziali questa sera qua?», «Faccio fatica ad andare al ristorante, figurarsi nei palazzetti. Chi è mai venuto a casa mia? Qui è un po’ come essere a casa, no? C’è qualcuno che si sente nel salotto di ‘sto cazzo?».

Non bastano testi abbastanza comuni e concreti trasformatisi in inni nostalgici. (Proprio in ciò brilla la penna di Tommaso Paradiso: scrivere testi pop fatti di sigarette nelle notti d’estate, di malinconia immotivata, di voglia di essere ovunque e da nessuna parte, perché ognuno di noi, almeno una volta nella vita, non ha trovato sonno, pace, e sentito il cuore che andava più veloce). Non bastano nemmeno ospiti come Elisa, Fabri Fibra o Luca Carboni.
Forse è l’approccio diverso che servirebbe. Meno (finto) pressapochismo, meno cose lasciate (apparentemente) al caso. «Questa la doveva cantare Calcutta, ma si caga addosso e quindi la canterà al prossimo concerto». Chiaramente è un giochino tra amici, Edoardo Calcutta in effetti aveva fatto un Dj set prima del concerto.
L’irritabilità aumenta quando i Tommy & co. si cimentano in un piccolo momento acustico decisamente riuscito, all’interno del quale vengono riproposti i primi pezzi realizzati dalla band, come E meno male e Io non esisto. Allora quando vuole Paradiso sa come affrontare il grande concerto.

La musica è cosa seria, sembra che a volte questo concetto sfugga. Per diventare Grandi bisogna dimostrare di essere pronti a farlo, Tommaso Paradiso non è stato al Forum di Assago, ma in una dimensione tutta sua, molto più piccola e non all’altezza. Per le grandi imprese verrà (forse) il momento giusto, c’è di buono che il mestiere si impara.

La fotogallery di Fabio Beretta.

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Vent'anni e un corso di studi a Milano. Soffro di Londonite da quando ho passato tre mesi nella capitale britannica e poi ho dovuto lasciarla. Una volta ho incontrato Paul McCartney, ma non l’ho riconosciuto.
  • quanta cattiveria gratuita