“Tredici”, una buona idea sprecata con una serie mediocre

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L’idea è buona, l’esecuzione un po’ meno: potremmo sintetizzar così il giudizio su Tredici, la serie tv targata Netflix sulla bocca di tutto il mondo.
Per chi non fosse a conoscenza della trama, facciamo una breve sintesi: Hannah Baker, liceale, si è suicidata e prima di togliersi la vita ha registrato sette cassette (lato A e lato B) recapitate a tredici persone, ritenute responsabili in qualche modo della sua decisione. Il tutto visto dagli occhi di Clay Jensen, un ragazzo introverso che ha ricevuto le cassette senza sapere come possa aver causato la morte della sua amica. Tramite lui ascoltiamo i messaggi registrati da Hannah e riviviamo la vicenda.

Ora, perché l’idea è buona e l’esecuzione meno? Intanto l’idea è buona perché è avvincente l’idea di ripercorrere i motivi di una scelta così profonda tramite cassette, ma soprattutto perché lungo la serie vengono affrontate tematiche che hanno toccato tutti – chi da lontano, chi da vicino – tra le mura del liceo: il bullismo, la violenza, la fotografia di troppo di una ragazza girata per gli smartphone di tutto l’istituto, l’amore non ricambiato, l’omosessualità, i tradimenti. Insomma, c’è un minestrone di tutto e fondamentalmente Tredici va avanti perché il processo di identificazione con il pubblico è spesso immediato.
Il problema è che le buone intenzioni spesso non vanno di pari passo con i fatti e la serie è fallace sotto tanti aspetti.
I dialoghi tra i personaggi, le parole di Hannah e spesso anche alcune scene scadono facilmente nel cliché e in qualche modo fanno perdere punti alla serie che sin dall’inizio alterna momenti interessanti a passaggi piuttosto opinabili.

La fase centrale è quella più scorrevole e Tredici alla lunga paga l’eccessivo numero di puntate sulle quali è costruita; diventa farraginosa e quasi più noiosa nel momento in cui dovrebbe sparare le cartucce migliori. Non sarebbe stato faticoso eliminare puntate senza le quali il risultato finale non sarebbe cambiato di molto.

Inoltre il fatto di guardare tutto dagli occhi di Clay non permette al pubblico di empatizzare troppo con Hannah, spesso relegata in secondo piano e in alcuni frangenti non più protagonista della sua stessa storia.
Clay che a proposito impiega effettivamente troppo tempo per ascoltare tutte le cassette. Nel romanzo la vicenda si sviluppa in una notte e ci rendiamo conto che ambientare tredici puntate in una notte sarebbe stato pressoché impossibile. Ma sembra quasi assurdo che il protagonista aspetti così tanto per ascoltare tutto, tenuto conto che la sua è tra le ultime.
Ad accompagnare Clay in questo tentativo di riordinare i pezzi del puzzle c’è Tony, una figura resa talmente tanta enigmatica nel corso delle puntate da svuotarsi completamente di significato verso la fine. Credi per tutto il tempo che abbia un ruolo e un corpo all’interno della vita (e della morte) di Hannah e invece è un personaggio utile solo a “riempire” la vicenda.

La scena che invece ha riscosso la maggior parte delle critiche è quella finale: Hannah si uccide e Tredici lo mostra fino in fondo in tutti i passaggi. C’è chi dice che avrebbero dovuto evitare di mostrare tanta crudezza. Invece la scelta è lodevole: l’obiettivo di Tredici era quello di spiegare quanto possano fare male dei gesti apparentemente insignificanti. E quel male bisogna vederlo in faccia, perché è quello che passano realmente i ragazzi che si uccidono. Motivo per cui la scelta di rendere esplicita la scena del suicidio – in perfetta coerenza con i presupposti del progetto – è da apprezzare.

Nel complesso dunque come giudicare Tredici? Come una serie che tutto sommato non fai fatica a portare avanti nella visione, ma che aveva (e ha!) intenzioni troppo nobili per avere tutte queste falle.

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Ho 18 anni e ospiti della mia play-list sono perlopiù Bob Dylan, De Gregori, i Pink Floyd e tanti altri artisti che mi convincono di essere nato nell’anno sbagliato. Amante di (quasi) tutti i generi possibili, scrivo anche di sport. In due libri a trenta mani ho pubblicato Che Storia la Bari e La Bari siete voi, giusto per render chiara la passione per il biancorosso. Sogni nel cassetto: viver di romanzi e stappare una bottiglia di GreyGoose sui colli bolognesi con Cesare Cremonini.

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