Elliott Murphy, o del ritorno del figliol prodigo

A due anni di distanza dal ritorno alle origini del remake di "Aquashow", Elliott Murphy ritorna con un album di inediti, prodotto da suo figlio e con tanti assi (canzoni) nella manica. Senza tempo.

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Foto di David Godichaud

Prodigal Son
di Elliott Murphy
Route 61
Voto: 7 e mezzo

A distanza di due anni dalla rivisitazione riammodernata del suo eccellente esordio, Aquashow, Elliott Murphy ritorna alle stampe con Prodigal Son, trentacinquesimo album della sua lunga, errabonda carriera. Prodotto, mixato e registrato dal figlio Gaspard Murphy al Question de Son Studio di Parigi, l’album vede la presenza dei Normandy All Stars, band accompagnatrice di Murphy, di Leo Cotton al pianoforte e tastiere e della violinista Melissa Cox. Ed è un album decisamente più che valido, detto per inciso. Elliott e i suoi ospiti si aggirano con enorme sicurezza tra bluegrass, folk, rock, ballate, atmosfere semisacrali proprie del gospel e un gusto del songwriting che sembra essere ormai scomparso altrove. Se proprio si devono scegliere canzoni da portare ad esempio tra le nove che compongono il lavoro e senza parlare del singolo, Chelsea Boots, già uscito, la title-track sarebbe un ottimo viatico, come invito all’ascolto per gli indecisi.

Però è giusto anche citare il country/bluegrass che pervade Alone In My Chair, la ballata rock-appalachiana Hey Little Sister con tanto di struggente fuga strumentale sul finale in puro stile Walkabouts, ma anche il gospel pianistico di Let Me In, o quella Karen Where Are You Going dove può anche sembrare (a me è successo così) di sentire riecheggiare il fantasma di Lou Reed tra le parole e le note, così come la soul-ballad urbana di You’ll Come Back To Me e, per chi ama le canzoni-fiume, gli 11 minuti e 42 di quella Absalom, Davy e Jackie O’, un mezzo vaudeville noir che più noir non si può, che verrebbe voglia di chiedere a Elliott Murphy quanto sia di suo gradimento lo scrittore William Faulkner. Ma così, tanto per sfizio. E dopo avere riascoltato l’album almeno un’altra dozzina di volte, sempre per puro sfizio e godimento personale. Un ritorno gradito e in grande stile. In uscita il 19 maggio.

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Fulvio Bacci è nato, vive e lavora a Milano. È appassionato di storia, in particolare medioevo, e musica, cinema, lettura, basket, rugby, Irlanda e Scozia. Canta nella rock band milanese Minshara. Non è sposato e non ha figli. Si diletta di scrittura ma proprio perché non ha niente di meglio da fare. Fumatore accanito. Non ha soprannomi tranne "Ginocchio". Ha amici molto spiritosi.

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