Dario Faini: «Scrivo per il pop e sperimento con i Dardust»

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La vita artistica di Dario Faini è molto interessante: fa l’autore di testi per la musica pop (tra le altre cose ha scritto Luca lo stesso per Carboni e messo lo zampino su Pamplona di Fabri Fibra e i Thegiornalisti) e ha messo su un progetto strumentale chiamato Dardust, un incrocio tra pianoforte ed elettronica che ha creato una cosa che nel mondo musicale italiano non esiste. Il suo lavoro di autore (che spiega bene QUI nel suo intervento ai TEDx di Torino) gli permette di vivere di musica e soprattutto gli permette di sperimentare a suo piacimento con i Dardust, uno dei progetti musicali più interessanti degli ultimi anni.

Lo abbiamo incontrato poche ore prima del concerto torinese di Levante (con cui ha collaborato nell’ultimo disco) e ci ha raccontato un po’ di storie interessanti.

Ultimamente ti abbiamo visto sui palchi dei Thegiornalisti e di Levante. Hai programmi per quest’estate?
Intanto sarò al PianoCity di Milano. E per me sarà una grande sfida, perché è un concerto solo al piano e io senza elettronica non mi sono mai esibito; poi abbiamo un tour di una ventina di date che non possiamo ancora annunciare. Ti posso dire però che a giugno saremo al Castello Sforzesco di Milano e che faremo un bel giro in Turchia, in Francia. Insomma, faremo live fino a novembre.

So che è come quando da piccolo ti chiedono se vuoi più bene a mamma o papà, ma tu di cosa preferisci parlare? Dei Dardust o del tuo lavoro di autore?
Dardust. Tutta la vita (ride n.d.r).

L’ultima volta che ci vedemmo (qui la nostra intervista di due anni fa) però annunciasti in anteprima la collaborazione con Carboni e mi pare sia andata bene. Hai altro in cantiere di così pesante?
In realtà con Carboni ci sto lavorando ancora. Ci sono tante cose molto fighe e grosse in cantiere. Adesso è uscita Pamplona con Fabri Fibra e i Thegiornalisti. Con Tommaso Paradiso abbiamo fatto anche Senza, uno dei singoli post-Completamente Sold Out. Questa è la mia parte indie, anche se i Thegiornalisti – per esempio – sono molto mainstream ormai (ride n.d.r). Nell’accezione migliore del termine, ovviamente.

E hai messo lo zampino anche nell’ultimo album di Levante.
Sì, ho collaborato con lei nell’ultimo disco.  Mi piace aver contribuito in minima parte – cioè sul lato armonico-compositivo – a questo passo che ha fatto Claudia. Tutte le idee sono le sue e sono orgoglioso e onorato di aver contribuito a questo passaggio della sua carriera. Un passaggio che la porta nel mainstream con altri numeri. Sono contento che mi abbia chiamato per aprire due sue date.

Invece al concerto dei Thegiornalisti c’eri tu e c’era anche Elisa. Tempo fa mi dicesti che avresti voluto collaborare con lei. Ci hai parlato?
Ci siamo parlati, certo. Ti posso dire che siamo amici (ride n.d.r).

Torniamo ai Dardust: ricordiamo che la tua è una trilogia di dischi. Manca ancora il terzo album, perché nel frattempo ci hai dato uno spin-off dei primi due. Si chiama Slow Is e hai detto che è stato il tuo lavoro più difficile. Perché?
Perché ho buttato un mese di lavoro. Se lavori con un quintetto di archi in studio, l’esibizione dev’essere impeccabile. Quando devi correggere qualcosa, devi ricominciare da capo. Volevo fosse perfetto. C’erano solo piano e archi e dunque nulla avrebbe coperto eventuali errori. Non ho chiuso il lavoro fino a quando non ritenevo tutto perfetto.

Voglio sapere del tuo viaggio in Islanda, il concept del tuo album Birth. Mi interessa molto questa scelta di portare un luogo all’interno di un disco. È come se tu volessi dare corpo alla musica.
Può essere una cosa retorica, ma in Islanda ci sono due componenti fondamentali: fuoco e ghiaccio, che convivono a distanza di pochi chilometri. Anche Dardust ha in sé due anime: la parte classica, del piano, e quella più nordica dell’elettronica. Io faccio spesso fatica per equilibrare le due parti. L’Islanda mi sembrava il concept perfetto per vivere questa dualità.

Tu hai scritto per gente come Mengoni, Renga e la Amoroso e hai anche lavorato in territori più indie. Mi viene da pensare alle collaborazioni con Tommaso Paradiso, gli Ex-Otago e la stessa Levante. Credi che questa ascesa dell’indie possa far sparire il pop a cui eravamo abituati prima?
Penso che uno contamini l’altro in un modo o nell’altro. Questa ventata indie può dare un nuovo immaginario al pop mainstream. Magari sono due mondi che confluiscono. A me piace questo cross-over che si sta creando. Credo che gli artisti mainstream si lasceranno condizionare da questo nuovo tipo di song-writing.

I Dardust tornano nel 2018 con la fine della trilogia?
Forse anche nel 2019.

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Marco Fornaro
Ho 18 anni e ospiti della mia play-list sono perlopiù Bob Dylan, De Gregori, i Pink Floyd e tanti altri artisti che mi convincono di essere nato nell'anno sbagliato. Amante di (quasi) tutti i generi possibili, scrivo anche di sport. In due libri a trenta mani ho pubblicato Che Storia la Bari e La Bari siete voi, giusto per render chiara la passione per il biancorosso. Sogni nel cassetto: viver di romanzi e stappare una bottiglia di GreyGoose sui colli bolognesi con Cesare Cremonini.