Scalmanato, frenetico e coinvolgente, ma anche aggraziato, delicato ed intenso: stiamo parlando di Jacob Collier, il polistrumentista 22enne di fama internazionale che ieri sera si è esibito al New Conversations Vicenza Jazz festival in uno strabiliante one man show.
L’enfant prodige londinese ha dato prova delle sue rinomate abilità musicali destreggiandosi tra pianoforte, contrabbasso, harmoniser, sintetizzatore, percussioni, batteria, chitarra e basso, tutti disposti a cerchio attorno a lui quasi a ricreare la famosa stanza in cui sono nati gli arrangiamenti delle dieci canzoni contenute nella scaletta.

L’inizio del concerto viene affidato a Don’t You Worry ‘Bout a Thing, brano di Stevie Wonder con cui Collier si è fatto conoscere online arrivando fino alle orecchie di Quincy Jones, oggi suo mentore e manager. Sono bastati pochi minuti di live per rendersi conto di avere davanti a sé un artista unico nel suo genere, capace di cambiare a piacimento le regole del gioco. E l’impressione che si ha guardandolo balzare su e giù per il palco con l’espressione di un ragazzino divertito dalla propria fervente immaginazione è che proprio di un gioco si tratti! Ecco, ciò che sbalordisce di Collier non è solo il fatto di saper suonare divinamente quanto elencato sopra e cantare contemporaneamente altrettanto bene le complicate armonie che gli passano per la testa, anzi, tutto ciò passa quasi in secondo piano di fronte alla straordinaria naturalezza con cui riesce a passare da uno strumento all’altro. Non perde un colpo, si gode ciò che sta creando arpeggio dopo arpeggio, loop dopo loop, e trascina nel proprio entusiasmo anche il pubblico, che partecipa con cori e battimani. La serata scorre in un lampo tra pezzi originali dell’album di debutto (In My Room, appunto) e cover, e termina con una magistrale esecuzione di Blackbird dei Beatles.

Lo chiamano il nuovo messia del jazz, e hanno ragione. Le influenze sono talmente tante che il risultato è un mix sensazionale: nei brani lenti si riconoscono i colori di Stevie Wonder, ma anche l’eleganza di Ella Fitzgerald, mentre durante i pezzi più funkettari (come la funkyssima Saviour) a tratti pare di sentire D’Angelo. E chissà il futuro cosa ci riserverà. Ma una cosa è certa: con le sue capacità, la sua preparazione e la sua curiosità Jacob Collier ha tutte le carte in regole per diventare la prossima leggenda della musica!

Love, peace and soul

 

SETLIST

  1. Don’t You Worry ‘Bout a Thing
  2. Close to You
  3. Hideaway
  4. Don’t You Know
  5. In My Room
  6. Down the Line
  7. Saviour
  8. In the Real Early Morning
  9. Fascinating Rhythm
  10. Blackbird
CONDIVIDI

Nato a Venezia, credo nel futuro e in Stevie Wonder.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here