Non è un paese per attori

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Uno dei sogni più ricorrenti per chi gravita intorno al mondo dello spettacolo è quello di fare l’attore e respirare aria di cinema. Ma tolta la punta di un iceberg, fatta di lustro e successo per alcuni, ai piani bassi l’aria di cinema diventa piuttosto gelida e cozza con la brillantezza smaltata dell’immaginario collettivo sugli attori.

Una ricerca della Fondazione Di Vittorio Cgil rivela una tacita verità che per alcuni sa di acqua calda, ma che dati oggettivi alla mano diventa più palpabile e inconfutabile: fare l’attore (così come altri mestieri dello spettacolo su cui verte l’indagine) è uno dei lavori meno redditizi se non si ha ancora avuto la fortuna di bucare lo schermo.
In base ai dati INPS, gli attori che nel 2015 hanno effettuato almeno un versamento nelle casse previdenziali rappresentano la fetta più consistente fra i lavoratori dello spettacolo. La retribuzione media nella fascia di età fra i 20 e i 29 anni non supera i 2200€ annui. Ars gratia artis: la vera arte esclude ogni altro fine che non sia l’arte stessa. Un nobile motto latino che nel 21esimo secolo assume un’accezione diversa con un retrogusto di cinica rassegnazione: purtroppo di arte non si campa. O almeno non se è il lavoro principale.
Il campione di lavoratori (attori, ballerini, musicisti etc.) preso in esame per l’indagine, rivela che un consistente 40,4% svolge un’altra professione oltre a quella artistica. Ma anche quando l’arte paga, non è quasi mai puntuale: «Solo un professionista su quattro (25%) è pagato puntualmente secondo quanto concordato».
A dirla tutta, a volte non paga affatto, come emerge dallo scontento generale per i troppi annunci che chiedono prestazioni gratuite. Enzo Saponara, attore professionista attualmente sconosciuto al pubblico di massa, ha denunciato in un articolo apparso su Diari di Cineclub una consuetudine: «All’attore-accattone viene elemosinato il mito della visibilità, il contentino dell’espressione artistica, il nutrimento dell’ego […] Vittima di sé stesso e dei suoi sogni di gloria, mendicante di occasioni e di visibilità, ricattato da sé stesso, l’attore inesorabilmente accetta».
L’attore emergente non ha vita facile quando si destreggia fra prestazioni gratuite o poco pagate. In realtà c’è da dire che spesso si trova nella stessa barca del regista di una produzione con un budget sotto lo zero, seppur valida. Recitare gratis quindi, ma almeno per arricchire lo showreel, il portfolio dell’attore. Ma non è detto che basti per sbaragliare la concorrenza. Specie quando il concorrente rappresenta un rischio di investimento quasi nullo con ritorno assicurato, perché sostanzialmente già da botteghino: ex tronisti, ex gieffini, ex prezzemolini e webstar, mini VIP low-cost presenti all’appello con l’immancabile, quasi banale velleità di voler fare l’attore e studiare recitazione, forse, un po’ più in là. Ecco che incombe, ancora una volta, come un macigno la logica dei cari vecchi latini: se la vera arte è fine a sé stessa, allora l’arte per soldi non è vera arte. Consoliamoci quindi.

Le piccole favole americane accadono raramente in qualche angolo recondito dell’universo. Prendiamo la storia di Tim Roth, il Mr. Orange di Le Iene, il quale agli inizi scrisse ingenuamente una lettera a Francis Ford Coppola pregandolo di prenderlo a lavorare con sé. Roth fece carriera, non grazie a quella lettera certo, che però resta un prezioso ricordo per Coppola, visto che la custodisce ancora.

A riportarci coi piedi per terra, un più realista Flavio Insinna che ha dichiarato«Se il successo è la vostra ossessione vivrete infelici ed è meglio far altro. Il lavoro di attore va fatto per amore e passione. Io ho lavorato per anni gratis, pagando spesso le spese […]».
Se l’attore ha fame, non gli resta che la perseveranza come unica via maestra per tentare la scalata dell’iceberg e continuare a farsi strada fra il becero capitalismo cinematografico e l’essere perennemente in bolletta.

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Sara Angioni
Classe '86, nata e cresciuta in Germania come immigrata italiana di seconda generazione. Dopo il liceo si è trasferita a Roma per studiare lettere. Dal 2011 vive e lavora a Venezia.