“A letto presto”, il ritorno di Elisa Casile

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Dopo due anni di assenza, Elisa Casile irrompe sulla scena musicale con il suo nuovo disco: A letto presto. Sette tracce, un viaggio nell’anima che dura circa 25 minuti. In poco meno di mezz’ora si condensano una miriade di sentimenti, emozioni, turbamenti ed eccitazioni: paura e coraggio, forza e fragilità: nostalgia dei ricordi e speranza nel futuro. Un lavoro eccellente, autoprodotto e realizzato con la collaborazione di Luca Mattioni, che ha curato la parte artistica.

È felice, Elisa, quando parla del suo EP. Sa bene che averlo inciso è un grande risultato; la vittoria di una sfida lanciata innanzitutto a se stessa. 33 anni, piemontese dalla origini meridionali, la Casile è una donna che ama viaggiare; amplia i suoi orizzonti confrontarsi con culture e modi di vivere diversi dai suoi; negli anni ha collaborato con artisti del calibro di Max Gazzè, Giorgio Faletti e Paola Turci. É una cantautrice a tutti gli effetti: scrive i testi e gli arrangiamenti musicali, che orbitano intorno allo strumento preferito dall’artista astigiana: il pianoforte. La tastiera, l’alternanza di quei tasti bianchi e neri che rappresentano la metafora della vita: momenti  tristi e felici che compongono la melodia dell’esistenza.

Perché una donna dall’indiscusso talento ha deciso di stare due anni lontana dalle scene musicali?
Non mi vergogno a dirlo: ho avuto un blocco psicologico. Due anni or sono è venuto a mancare mio padre, il punto di riferimento più importante. La musica è sempre stata la mia migliore amica: in lei trovo forza e conforto, ispirazione e genio. Al tempo stesso era la cosa che più mi legava a lui. Suonavamo insieme, mi accompagnava ai concerti, era il mio primo fan. Dopo la sua scomparsa la mia grande passione si è trasformata in una sorta di tortura. Iniziavo ad eseguire una canzone ma non riuscivo a portarla e termine, provavo a buttare giù qualche arrangiamento ma mi arrendevo alla prima difficoltà. Cambiare casa è stato determinante. Vivendo in un nuovo contesto, mi sono scrollata di dosso la negatività di quei mesi ed ho ricominciato a lavorare al disco.

Quanto, di questo lungo periodo, è andato a finire nelle tue canzoni?
L’album lo avevo scritto prima della dipartita di papà; ho avuto il tempo di farglielo ascoltare e questo mi rende molto orgogliosa. Il momento di scrittura è legato ad una fase molto delicata, che poi è culminata in questa rottura. Dentro c’è sicuramente il distacco da me stessa, c’è il mio inconscio disordinato che si rivela attraverso le note ed i testi.

A letto presto sembra una metafora. Un’espressione figurata di quei periodi della vita in cui tutto sembra remarci contro. Qual è la soluzione, la strada, la via per venire fuori da periodi che prima o poi tutti attraversiamo?
Bisogna essere entusiasti di tutto, delle piccole cose di ogni giorni, dei tanti miracoli che accadono quotidianamente. Allegria e positività rappresentano il mix perfetto. Cercare sempre di fare qualcosa di nuovo, di stimolante: mettersi in viaggio, fissare degli obiettivi, piantare alberi e fiori. Circondarsi di colori, non farsi mancare mai la voglia di uscire, di stare in mezzo alla gente, non sottrarsi all’affetto delle persone che ti vogliono bene.

Ci racconti com’è nato “A letto presto”?
Io amo il pianoforte ma quasi tutte le tracce sono nate dalla chitarra. Ed è la chitarra che, come recita anche il testo della title track, in principio non mi dava la giusta ispirazione. Avevo bisogno di andare da qualche altra parte, organizzarmi, partire. Tutto ciò che mi circondava lo percepivo più come un’allucinazione che come la realtà. È un po’ complicato da spiegare a parole ma il mio percorso è iniziato da lì e mi ha portato, dopo quasi due anni, alla pubblicazione dell’album.

Sei reduce da un viaggio in Giappone. Che cosa ti ha colpito di più della cultura orientale?
Non avevo mai toccato con mano usi e costumi così differenti dai miei. Il viaggio è andato ben oltre tutte le aspettative. È stata un’esperienza pazzesca ed esilarante. Una vera e propria avventura: zaino in spalla, predisposizione all’adattamento, nessun paletto mentale. Tutto ciò che ho incontrato mi ha stregato: la passione giapponese per la natura, il loro seguire il ritmo delle stagioni; Il cibo poi mi ha regalato sapori e gusti che mi erano totalmente sconosciuti.

La tua di vita è divisa tra musica e moda. Quali analogie trovi tra questi due mondi apparentemente tanto distanti?
Nella vita mi occupo della gestione di uno show room a Milano. È un lavoro dinamico ed interessante. L’analogia più grande è l’estro: una componente fondamentale tanto nella moda quanto nella musica. Senza la giusta creatività fai poca strada in entrambi gli ambiti

Progetti per il futuro?
Continuare a viaggiare e fare qualche tappa in funzione del disco; anche se, più che promuoverlo, voglio suonarlo dal vivo. Avere il piacere di guardare la reazione delle persone mentre lo ascoltano.

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Sannita di nascita, romano di adozione, pesarese per amore. Maturità classica, iscritto al terzo anno di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università degli Studi “Orientale” di Napoli. Giornalista pubblicista dal 2009. Una smodata passione per la lettura, lo sport, la musica, i viaggi e la politica ed una forte inclinazione all’associazionismo. Un’attrazione fatale per tutto ciò che è comunicazione.

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