Faccia a faccia con Tormento. Storia, cultura e futuro con un grande del rap

175
0
Foto di Malì Erotico

L’introduzione sarà brevissima, non solo perché si tratta di un intervista molto lunga, ma anche perché parliamo di Tormento e c’è poco da presentare quando si parla di un calibro di questo tipo.
Molti della mia età lo hanno conosciuto inizialmente come la voce dei Sottotono ma in generale parliamo di una delle vere pietre miliari della musica rap e black in assoluto italiana, un uomo con una cultura musicale da fare invidia, con uno stile ed un flow inconfondibili che continuano ancora oggi ad incantare gli amanti del genere e, fatemi aggiungere, una persona con la quale è stato veramente piacevole fare questa chiacchierata per il suo spessore culturale e la sua disponibilità e caratura umana. Con lui abbiamo parlato non solo di presente e futuro musicale, ma anche della cultura musicale e di come sia mutata negli anni: «Ladies & gentleman… Tormento».

Torme, cominciamo come al mio solito, metti su un disco da ascoltare .
Wow la scelta è ampia, diciamo Juslisen (Just Listen) di Musiq.

Noi siamo cresciuti in un epoca in cui il rap era qualcosa di differente non credi?
Come cambia il mondo evolvendosi ovviamente cambia anche la musica, l’importante è non limitarsi ovviamente a quello che passa la radio ma andarci a cercare qualcosa grazie al web che è un mezzo fantastico per scoprire artisti che magari sono un po’ nell’ombra.

Forse è proprio quello il problema, che non se ne parla e magari la gente che non ha la voglia di cercarsela pensa che la musica rap sia solo quello che ascolta per radio…
Io ho avuto un piede sia nel mainstream che nell’underground e penso che la cosa più importante sia che la musica ti rappresenti, e c’è molta gente che si sbatte per farla… poi ovviamente chi con meno successo e chi con maggiore visibilità, credo che la cosa più importante sia fare musica con impegno passione e voglia ed il risultato sarà sempre comunque grande, perché se lo fai tanto per farlo si capisce. Ovviamente il mio discorso è legato al fatto che io vivo tantissimo la mia musica e credo che sia qualcosa di splendido il rapporto che si crea con essa.

Ecco, tu hai parlato di mainstream, ai tempi dei Sottotono c’era un po’la caccia alle streghe e vi etichettavano come “commerciali”, sinceramente io credo che il termine commerciale non esista, ma esista un suono che la tv e le radio decidano di far sentire e spingere, voi avevate il vostro stile e piaceva, e ben venga che quel suono sia stato quello che io personalmente adoravo e che ha fatto conoscere il rap a tantissima gente come me…
Diciamo che in quel periodo le sonorità “west coast” che cercavamo di avere coi sottotono avevano un certo appeal in tutto il mondo a differenza magari dello stile “east” che era un po’ più hardcore e magari meno assimilabile se non si è dei puri appassionati del genere, però noi nei nostri pezzi cercavamo di far conoscere oltre ai suoni anche artisti, come ad esempio JodeC in dimmi di sbagliato che c’è, il nostro era un viaggio in una sonorità che fortunatamente in quel periodo aveva un bel riscontro.

Tu nasci però da un suono più undergroung visto che prima di creare i Sottotono so che eri negli OTR insieme a tuo fratello Esa…
In realtà ti svelo che Esa non voleva farmi entrare negli OTR perché andavo male a scuola! Però andavamo sempre insieme a concerti, mi presentava persone e proprio grazie a lui ho conosciuto FIsh con il quale poi abbiamo deciso di creare i Sottotono inizialmente insieme a Nega e Irmu che in un secondo momento si sono staccati.

Tu ed Esa, due stili differenti, io credo che nel tuo flow si senta molto l’essere figlio di un batterista, il tuo senso ritmico che forse ti ha influenzato molto rispetto a tuo fratello.
Esa è molto più liricista rispetto a me, invece il mio stile è molto più figlio di influenze come Max Roach che è un grande batterista jazz che mio padre mi ha fatto ascoltare a ripetizione e che mi ha davvero influenzato perché delle sue ritmiche mi innamorai appassionatamente.

Il tuo stile è inconfondibile, ma nonostante questo tu hai subito diverse metamorfosi musicali, tutto ciò di cosa è figlio?
Soprattutto penso sia ciò che mi sento in quel momento di vivere, le metamorfosi devono rispecchiare a pieno la mia persona. Sai tante volte avremmo potuto ricalcare ciò che ha avuto successo ed anche molte persone mi dicono: «Dovresti rifare questo o quello», ma in realtà se sei vero con te stesso quella musica è legata a quel periodo li, cambia l’ambiente la società tutto, ed allora rimanere attaccati a qualcosa sarebbe essere falsi con se stessi e con il pubblico, anche se spesso è proprio il pubblico a volerti solo per come ti conosce, ma a me piace anche un po’mettere alla prova chi mi segue cercando di studiare e documentarmi per evolvere e spingere la gente a non abituarsi. Certo è ovvio che questo comporta un rischio, perché magari un disco esce e comincia ad avere successo dopo due anni perché la gente inizialmente rimane spiazzata dal tuo lavoro aspettandosi altro. Da un lato mi fa piacere e dall’altro comunque è un prezzo un po’duro da pagare.

C’è una scelta che non rifaresti nella tua carriera?
Guarda sinceramente non guardo mai al passato, preferisco sempre guardare avanti, sicuramente però avremmo dovuto gestire l’Area Cronica, la nostra etichetta, un po’ meno con il cuore ed un po’ più con il piglio da industriali. Abbiamo prodotto molti gruppi inizialmente invadendo con diversi progetti mentre saremmo dovuti stare certamente più al passo col mercato. Però se vedi gente come Bassi Maestro ed oggi dov’è pensi che l’area cronica è stata una parte importantissima del suo percorso artistico quindi come fai ad avere rammarico?

La prossima domanda voglio legarla ad un mio ricordo, era il 1995, il Palladium di Roma e tu con Fish che aprivate il concerto del grande Warren G che in quel momento con Regulate era al top, com’è stata quell’esperienza?
Guarda, ricordo che ci hanno lanciato di tutto a quel concerto però mi è rimasto proprio nel cuore, dicemmo al pubblico che stavamo cercando di portare anche da noi anche questo tipo di suono, poi Warren G sarebbe tornato in America, comunque è stata un esperienza clamorosa, l’unico dispiacere è stato che rispetto magari a uno come Coolio che era stato molto amichevole quando ci ha conosciuti,  lui invece era davvero molto riservato e sulle sue, però poi ho imparato nel tempo che i grandi artisti vanno sempre rispettati per come li trovi umanamente, perché i più grandi che ho incontrato ti assicuro che sono sempre stati tipi molto particolari.

Tu dal mainstream all’underground hai sempre mantenuto una coerenza artistica mentre penso ad artisti che in quel periodo ci facevano impazzire con la musica rap come Neffa che poco dopo hanno scelto una strada completamente diversa…
Sai io credo che crescendo la vita ti porta a vivere le tue emozioni in maniera molto diversa, io da quando sono marito e padre ho una percezione della musica decisamente differente e questo è importante, così anche Neffa crescendo probabilmente ha cambiato la sua percezione della musica e nei suoi pezzi c’è una grandissima ricerca musicale. Penso a quando lui tirò fuori La mia signorina… poco tempo prima uscì un film sui Temptation ed anche io mi ero innamorato di quel suono, infatti la mia signorina è un riadattamento in  italiano di un loro pezzo, ma in quel periodo anche io avrei voluto fare quella musica… è una questione di crescita, crescendo conosci nuovi sound e ti piacerebbe approcciarti a quelli, lui ha una grandissima conoscenza musicale che gli permette di fare anche quel genere e farlo bene.

Quindi tu non pensi ci sia una scelta commerciale sotto?
Guarda anche se fosse c’è un discorso di base che è importantissimo, ti porto un esempio, magari proprio legato a Neffa, tutti abbiamo amato e saputo a memoria i pezzi dei Sangue Misto, ma quanti in realtà hanno acquistato l’album? Pochi perché si passavano tutti la cassetta… poi allora magari uno può anche smettere di fare il suo genere e lo capirei, avrebbe ragione, come hanno ragione tutti i gruppi underground che oggi dovrebbero avere una pensione addirittura per tutto quello che hanno fatto e per come hanno cambiato la percezione di questo suono nella cultura italiana ed oggi sono tutti alla fame e si devono reinventare per sopravvivere. Bisognerebbe pensare molto di più all’artista e non limitarsi al singolo lavoro, ma chiedersi perché spinge quel suono, se ti piace un artista secondo me devi cercare di capirlo, così come io ho capito Neffa e quando l’ho incontrato gli ho detto quanto ho davvero apprezzato la sua ricerca. Noi spendevamo milioni per fare dischi che non comprava nessuno, che però sapevano tutti a memoria, allora tu pubblico fai la rivoluzione vera, comprati quel disco, spingilo in classifica ed allora vedrai che il vento musicale cambia.

Andiamo in conclusione ma non posso non chiederti un aneddoto legato a qualcosa che ai tempi fece scalpore… mi racconti di quando vi hanno censurato al Festival di Sanremo.
Purtroppo a quei tempi eravamo dei casinari e ce l’hanno fatta giustamente pagare. Noi portammo un pezzo con qualche parolaccia dentro, ed infatti Alborosie che mi ha insegnato tanto sulla pace e sulla calma mi chiese perché portare un pezzo con quelle parolacce, ma noi a quel tempo eravamo un po’troppo ribelli verso tutto, comunque la giuria ci disse di andare a Sanremo comunque perché gli piaceva la nostra canzone ma ci invitarono a rimanere in silenzio nei pensi in cui sarebbero state pronunciate parolacce.

Tormento oggi, so che a settembre uscirà un nuovo lavoro, che tipo di lavoro è…
Con Dentro e fuori ed anche un po’prima con La strada per la felicità è cominciato un percorso importante per me. Dopo aver perso il mio fratellino Primo Brown che per me è stata una vera tragedia è iniziato per me davvero un percorso di ricerca della felicità perché ero davvero molto arrabbiato con il mondo, ed avevo bisogno di curarmi personalmente dentro e fuori e questo mi ha anche condotto alla scoperta che ciò che ti infastidisce e non gradisci devi assolutamente capire perché non rispecchia il tuo gusto e la musica è la via giusta per compiere questo percorso e guarire quei punti che ti danno fastidio, e quindi il nuovo album sarà una parte di questo mio percorso, un suono che sia coinvolgente unito a tanti concetti come il dialogo e la comunicazione che dovrebbero essere alla base della nostra società. Ci sono molti produttori giovanissimi con un suono molto fresco ma con tanti contenuti.

Chiudiamo con un consiglio: come sta la musica rap oggi e chi ci consigli di ascoltare?
La musica rap è in salute, ci sono tanti rapper giovani ed artisti black che vanno assolutamente ascoltati, penso a gente come Shorty che ha davvero tutti i requisiti è dotato, studio tantissimo, è davvero una benedizione per il nostro genere e sa gestirsi molto bene a livello discografico. Ma negli states c’è gente come Elijah Blake o Raphael Saadiq che vanno assolutamente, Noah di Torino e tantissimi rapper giovani che vanno alla grande, andateveli a cercare sono ragazzi che scrivono tremila parole e roba nuova hanno veramente una bella marcia in più, dobbiamo essere positivi questo è il messaggio più importante con cui chiudere, vediamola bene! Il mondo è pieno di negatività, cerchiamo di essere positivi.

CONDIVIDI
Pillu
Tutti mi chiamano Pillu da pochi giorni dopo la mia nascita, a Roma nel 1980. Musicalmente nasco e cresco nella Black dove mi sono cimentato e mi cimento sia come rapper che come DJ. La musica è una costante nella mia vita e nella mia mente, che fa voli pindarici. Ogni situazione che vivo ha un motivo di sottofondo. Amo ogni genere musicale purchè mi trasmetta qualcosa, che sia Giovanni Allevi o Skrillex, perchè il suono deve colpirmi l'anima ed accompagnarmi nella pellicola che scorre nella mia testa.