Ritratto di famiglia con tempesta. Su carta giapponese

Un uomo che ha trasformato la sua vita in scommessa scommette sulla sua vita

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Ritratto di famiglia con tempesta
di Kore’eda Hirokazu
con Hiroshi Abe, Kirin Kiki, Yôko Maki, Rirî Furankî, Sôsuke Ikematsu, Satomi Kobayashi
Voto 7

Che strano il Giappone di Kore’eda Hirokazu (Father and son, Little Sister). L’autore è stato definito un mix del cinese Hou Hsiao Hsien e del malese Tsai Min Liang. In due parole, gli riconoscono altissima delicatezza narrativa e profondità. Ma c’è anche una gran leggerezza. Se fossero indumenti i suoi film sarebbero magliette leggerissime dai colori tenui, però portate in condizioni climatiche drammatiche. Il suo giappone è insieme tecnologico, antico, quasi da stampa e insieme modernissimo, liquido: il protagonista aveva tutto (promettente carriera di scrittore e una famiglia) e ha perso tutto: separato, solo, non scrive più, si arrabatta come investigatore privato per tradimenti matrimoniali e perde i soldi al gioco. Ma sembra vivere tutto questo come una scommessa capricciosa segnata dalle considerazioni filosofiche (esilaranti) della madre. Tutte le reazioni di quelli attorno a lui sono conseguenza del suo comportamento. Quest’uomo fumetto, una notte in cui è prevista una tempesta su Tokyo, si ritrova con il figlio e l’ex moglie in casa della madre e poi vanno in un rifugio. Il rifugio e il film si scambiano i simboli: la pace è nascosta nel cuore del caos che scuote la terra, e la situazione oscilla con grazia tra catastrofica e tenera: se è disperata certamente non è seria. Tutto sommato ha la stessa indecisione della vita. Riprendere i valori e gli affetti può essere un’altra scommessa? Perché no…

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Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori