40 anni di “God Save the Queen” dei Sex Pistols

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40 anni fa i Sex Pistols pubblicavano il singolo God Save the Queen, brano di punta dell’intero movimento punk e simbolo di ribellione. Ripercorriamo la storia del singolo.

La band inglese è sulla cresta dell’onda, dopo aver pubblicato a novembre il singolo di debutto Anarchy In The UK. Nel febbraio del 1977 il bassista Glen Matlock viene abbandonato dalla band, accusato di non essere perfettamente integrato con lo spirito del gruppo e al basso verrà sostituito (con risultati pessimi) da Sid Vicious, autentico pazzoide, primo fan del gruppo. A marzo firmeranno un secondo contratto con l’A&M Records e a maggio un terzo con la Virgin, che produrrà il loro disco di debutto, Never Mind the Bollocks, Here’s the Sex Pistols.
Ed è in questo periodo la band lavora al singolo God Save the Queen, che viene pubblicato proprio il 27 maggio 1977, durante i giorni del Giubileo d’Argento (per i 25 anni di regno) della regina Elisabetta II d’Inghilterra.

La copertina del singolo è stata disegnata da Jamie Reid: il volto della sovrana è sfregiato, con la bocca e gli occhi coperti da un nastro con sopra titolo del singolo e il nome della band, a zittire e accecare la regina. La canzone sembra essere creata appositamente per il Giubileo, ma la band lo ha sempre negato. Il batterista Paul Cook raccontò: «Non è stata scritta specificatamente per il Giubileo della regina. Non eravamo informati di questo all’epoca, non era un’opera studiata a tavolino per venire fuori e scioccare tutti».

Da quel che sappiamo i Sex Pistols avrebbero voluto intitolare la canzone No Future, ma il loro manager Malcolm McLaren, in vista dell’imminente Giubileo della Regina, convinse la band a cambiare il nome in God Save the Queen, ritardandone l’uscita. Il cantante Johnny Rotten invece raccontò che «non si scrive una canzone come God Save the Queen perché si odiano gli inglesi. Lo si fa perché si amano e si è stanchi di vederli maltrattati».
Il testo è un’autentica bomba, a cominciare dal fascist regime che scandalizzò non poco l’opinione pubblica, quel regime fascista che ti ha reso cretino e una potenziale bomba H. E il “No future” ripetuto più volte fino allo sfinimento diventerà una frase simbolo del movimento punk: non c’è futuro per il sogno dell’Inghilterra. Ma per la band il futuro ci fu eccome, anche se breve e precario.

God save the queen
The fascist regime
They made you a moron
A potential H bomb

God save the queen
She’s not a human being
and There’s no future
And England’s dreaming

Don’t be told what you want
Don’t be told what you need
There’s no future
No future
No future for you

God save the queen
We mean it man
We love our queen
God saves

God save the queen
‘Cause tourists are money
And our figurehead
Is not what she seems

Oh God save history
God save your mad parade
Oh Lord God have mercy
All crimes are paid

Ma la storia non finisce qui: il 7 giugno 1977, il giorno stesso del Giubileo, la band tentò di suonare la canzone su una barca sul Tamigi, proprio di fronte al palazzo di Westminster, storica sede del Parlamento. La barca però venne fatta attraccare e undici persone, tra cui Malcolm McLaren, furono arrestate.
Resta il fatto che il singolo ottenne un grande successo e in soli cinque giorni riuscì a vendere 150.000 copie. Insieme al successo lo scandalo, elemento che accompagnerà l’intera carriera della band, e la censura: la canzone venne cancellata dai programmi della BBC e l’Independent Broadcasting Authority proibì la messa in onda del pezzo. Questo però non arrestò il successo del singolo, che da molti è ritenuto il singolo più popolare di quel periodo, arginato in classifica solamente dalla censura.

Nulla impedì il successo di God Save the Queen, successo che ancora oggi continua a far parlare di sé. Innumerevoli le cover e le esecuzioni live da parte di altre band, tra tutte ricordiamo quella dei Motörhead.

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